Industria

Dote di 150 milioni per rendere più sicuro lo scalo di Napoli

La strategia. Il primo passo di questo piano di interventi è arrivato con il via libera dato alle opere per il rafforzamento della diga foranea Duca D’Aosta: in questa fase prevista una spesa di 92,7 milioni

di Davide Madeddu

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3' di lettura

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Un piano da 150 milioni per rafforzare il Porto di Napoli e rendere più sicura la navigazione anche durante le manovre. Il primo passo di questo piano di interventi per il porto al centro del Mediterraneo e lungo la rotta ideale tra Suez e Gibilterra, arriva con il via libera alle opere per il rafforzamento della diga foranea Duca D’Aosta. I lavori, che per questa fase prevedono una spesa di 92,7 milioni, interessano 1,1 chilometri di diga per un intervento complessivo di circa 121 milioni, all’interno di un più ampio intervento denominato “Prolungamento e rafforzamento della Diga Foranea Duca D’Aosta” finanziato per complessivi 150 milioni con fondi complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il percorso burocratico autorizzativo è stato completato e il benestare «all’opera marittima tra le più complesse e costose mai realizzate nello scalo commerciale campano» è arrivato dall’Autorità di sistema portuale (AdSP) del Mar Tirreno Centrale. «Dopo un laborioso iter amministrativo – dice il presidente dell’AdSP, Andrea Annnunziata – avviamo finalmente lavori molto importanti, fondamentali per tutelare la sicurezza della navigazione e la competitività dei traffici. Il tutto nel rispetto dei tempi che ci chiede l’Italia e l’Ue».

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I lavori ripristineranno una parte della diga che garantisce l’accesso in sicurezza delle navi in entrata e uscita, parzialmente dissestata dopo una serie di mareggiate degli ultimi anni. Questa prima fase dei lavori andrà a ricostruire il muro paraonde, per poi successivamente prolungare l’infrastruttura di protezione del Porto per tutta la sua lunghezza di 2,6 chilometri, aggiungendo circa altri 200 metri di murata.

«I lavori appena partiti – spiega Giuseppe Grimaldi segretario generale dell’AdSP – si sviluppano su una lunghezza di 800 metri, sul fronte lato mare, dove verrà realizzata una scogliera rivestita da una mantellata in tetrapodi, specifici per le dighe marittime. Sono previsti anche interventi diffusi di ripristino, riparazione e consolidamento locale delle strutture esistenti per tutti i 2,6 chilometri della diga Duca d’Aosta e dell’antemurale Thaon de Revel». Si tratta di interventi importanti dato che l’intero sistema di difesa portuale richiede opere di continua manutenzione perché, come sottolineano gli esperti e gli addetti ai lavori, l’infrastruttura «assorbe il moto ondoso garantendo le manovre delle navi in tutta sicurezza».

Per la Diga Duca d’Aosta del Porto di Napoli gli interventi più importanti sono stati effettuati negli ultimi decenni dopo una serie di violente mareggiate, come quella del gennaio 1987, del dicembre 1999 e del dicembre 2004, che hanno provocato lo scorrimento di alcuni cassoni, sgrottature subacquee e dissesti del muro paraonde. L’ultima violentissima mareggiata risale a dicembre 2020 «e ha causato una serie di crolli parziali e dissesti tali da richiedere così un’opera di ripristino, riqualificazione e prolungamento». Nel settore del cabotaggio il Porto di Napoli è leader, rappresentando il 50% del traffico italiano. Rappresenta inoltre uno snodo fondamentale per il trasporto merci e passeggeri per le isole maggiori (Sicilia e Sardegna).

L’Autorità guarda anche al futuro dato che il porto di Napoli è tra i principali scali nei traffici commerciali e registra aumenti costanti nel traffico passeggeri. Non solo, la cantieristica e le riparazioni navali rappresentano un importante comparto industriale per le attività dello scalo partenopeo, che continua ad investire per assicurare capacità ed elevati standard di qualità nelle lavorazioni.

Il secondo lotto, come sottolineano dall’Adsp, «è in preparazione e a breve sarà approvato». Le opere prevedono l’allungamento di 200 metri e serviranno alla darsena di Levante. L’obiettivo è quello di lavorare a ritmo serrato anche perché le opere devono essere portate a termine entro il 30 giugno del 2026.

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