Gli interrogatori

Dossieraggi, le prime ammissioni, «prelevavo dati per Carmine Gallo»

Giovedì 31 ottobre è stato il giorno degli interrogatori di garanzia davanti al gip milanese Fabrizio Filice. Da un lato Gallo e Calamucci con le loro dichiarazioni spontanee si sono difesi, dall’altro ci sono state le prime ammissioni

Un’immagine della conferenza stampa in Procura sull'inchiesta della Dda di Milano su una società di investigazione e dossieraggio anche per grandi imprese, Milano 26 Ottobre 2024. ANSA

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Ci sono le prime smagliature nella rete delle presunte cyber-spie scoperta dalle indagini della Dda di Milano e della Dna e che la scorsa settimana ha portato a quattro arresti domiciliari, tra cui quelli dell’ex super poliziotto Carmine Gallo e del suo “braccio destro” Nunzio Samuele Calamucci, due sospensioni dal servizio e una raffica di perquisizioni.

Calamucci: «Useremo israeliani per operazione per Del Vecchio»

Spunta anche una “operazione” del gruppo di Equalize da realizzare, stando alle intercettazioni, per conto di Leonardo Maria Del Vecchio, il quarto figlio del patron di Luxottica e indagato, e che Nunzio Calamucci, la cosiddetta mente tecnologica, vorrebbe chiamare “Piombo fuso”, negli atti dell’inchiesta milanese sulla presunta “centrale di dossieraggi”. Calamucci, riassumono gli investigatori in un’informativa di fine settembre, «fa riferimento agli israeliani con cui hanno collaborato insieme a De Marzio», l’ex carabiniere tra gli oltre 60 indagati, e «dice di voler chiamare “l’operazione per Del Vecchio con il nome “Piombo fuso” in onore degli israeliani e del fatto che nella vicenda il loro aiuto tornerà sicuramente utile». Calamucci: «Perché piombo fuso? Perché è lo stesso progetto, è l’ultimo progetto che hanno fatto i ragazzi di Tel Aviv». Le conversazioni risalgono al dicembre 2023 e si trovano in un capitolo degli atti nel quale viene indicato che Calamucci e Giulio Cornelli, anche lui arrestato il 25 ottobre, «stanno contando denaro contante per un totale di 39mila euro». E Calamucci in quell’occasione «svela - scrivono gli investigatori - che quei soldi provengono da Del Vecchio e che glieli ha consegnati De Marzio che si sarebbe trattenuto come percentuale 11mila euro». E sarebbero per una «operazione che stanno architettando». Secondo Calamucci, «è in corso una “guerra” interna alla dirigenza e al management di Luxottica che vede come vittima la famiglia Del Vecchio e Leonardo Maria in particolare». L’hacker spiega pure che «i Del Vecchio sarebbero oggetto d’investigazioni da parte di un’altra agenzia che avrebbe ottenuto l’incarico da una società straniera» e parla di «finti dossier» che dovrebbero essere confezionati.

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Csm: aperta pratica su sicurezza sistemi informatici uffici giudiziari

Aperta una pratica al Consiglio Superiore della Magistratura sulla sicurezza dei sistemi informatici utilizzati negli uffici giudiziari. I componenti del Csm Marco Bisogni, Ernesto Carbone e Genantonio Chiarelli hanno reso noto che, nell’ambito delle attività della settima commissione di cui fanno parte, è stata deliberata l’apertura di una pratica sui recenti casi di accesso abusivo ai sistemi informatici e telematici utilizzati per la gestione dei servizi e delle utenze della Rete Unica Giustizia.

Dati rubati, «auto Pazzali con paletta con stemma Repubblica»

Enrico Pazzali, l’allora presidente di Fondazione Fiera che ora si è autosospeso in quanto indagato nell’inchiesta della Dda di Milano e della Dna su una presunta rete di cyber-spie, viaggiava su una macchina con autista e con anche una «paletta con stemma della Repubblica e la dicitura Prefettura di Milano». Lo si legge in una informativa agli atti dell’indagine. Gli investigatori annotano che «l’istituzionalizzazione delle attività di Equalize passa anche dall’accostamento dell suo Presidente» e titolare, ossia Pazzali, e gli enti e le organizzazioni dello Stato. «Pazzali non è solo vicino alle istituzioni, un’evidente vicinanza di comodo, ma - prosegue l’atto - si accosta anche alle medesime».

Gli interrogatori di garanzia

Mentre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale «rigetta ogni insinuazione circa presunte forme di compromissione dei propri servizi digitali», giovedì 31 ottobre è stato il giorno degli interrogatori di garanzia davanti al gip milanese Fabrizio Filice. Da un lato Gallo e Calamucci con le loro dichiarazioni spontanee si sono difesi («In 41 anni ho servito le istituzioni e anche adesso collaborerò con le istituzioni», ha detto Gallo), dall’altro ci sono state le prime ammissioni. Marco Malerba, il poliziotto destinatario di una misura interdittiva, è stato l’unico dei sei a rispondere alle domande. «Sì, facevo gli accessi abusivi per i dati, nell’ambito di un rapporto di scambio di favori», ha affermato. Favori che, a suo dire, gli venivano richiesti da Gallo un tempo responsabile del commissariato di Rho-Pero nel Milanese: al suo “ex capo” non sarebbe «riuscito a dire di no». In cambio avrebbe ricevuto, tra l’altro, raccomandazioni per visite mediche o quando si trattava anche di un tavolo al ristorante. E pure il pagamento di spese legali.

Anche Massimiliano Camponovo e Giulio Cornelli, due dei più esperti hacker della squadra che ruotava attorno alla Equalize, di proprietà di Pazzali, sebbene si siano avvalsi con le loro parole hanno aperto spiragli importanti al pm Francesco De Tommasi, che coordina le indagini con l’aggiunto Alessandra Dolci e il Procuratore Marcello Viola. Il primo ha parlato di «una mano oscura che muoveva questo sistema» per descrivere ciò che lui aveva percepito, che lo preoccupava, tanto da temere per la sua vita e per quella dei suoi familiari. Per questo «facevo i report con i dati che mi davano». Cornelli, invece, con le lacrime agli occhi, ha spiegato: «Chiarirò tutto quello che potrò chiarire. Voglio uscire» da questa brutta situazione e «tagliare con ambienti che non mi riguardano». Come ha riferito il suo legale, l’avvocato Giovanni Tarquini, il tecnico informatico ha aggiunto di non riconoscersi «in quella figura che gli viene attribuita» dalle indagini in quanto «non è dentro in alcun contesto associativo criminale» bensì «in una vicenda delicata dai contorni ancora da definire» su cui vuole rendere lumi «per uscire e tagliare i ponti» con ambienti che, ha sostenuto, non lo riguardano. Dunque, non appena con il suo difensore avrà letto gli atti, dovrebbe rendere interrogatorio ai pm.

Carmine Gallo: «Ero nei servizi»

Anche Gallo e Calamucci, entrambi difesi dall’avvocatessa Antonella Augimeri, vogliono rendere interrogatorio e collaborare, ma in chiave difensiva. Il super poliziotto, che in alcune intercettazioni dice di aver «lavorato nei servizi», che si definisce un «servitore dello Stato», ha affermato di voler parlare «ai pm per dimostrare la mia innocenza». E l’altro protagonista delle indagini, in quanto “mente tecnologica del gruppo”, ha tenuto a precisare che «dal punto di vista empirico le cose che ho letto sugli organi di stampa sono impossibili da realizzare», negando quindi di aver mai “bucato” lo Sdi, in quanto, a differenza di quanto emerge dalle intercettazioni, lui e i suoi uomini non sarebbero stati in grado. Eppure, per esempio, nel giugno dell’anno scorso, è arrivato l’ordine di Pazzali di entrare nella banca dati del ministero dell’Interno per verificare se fosse o meno indagato. E questo perchè un suo “amico” alto ufficiale della Gdf gli avrebbe riferito di aver saputo di una inchiesta nei suoi confronti su un bonifico su un suo conto di 200 mila euro da parte di Banca Intesa. Una vicenda su cui proprio in quei giorni in Procura erano in corso le audizioni dei manager dell’Istituto di Credito.

Piantedosi, furto dati per attaccare avversari politici

Sul nuovo caso giudiziario che ha squarciato il velo su un «gigantesco traffico di dati riservati» su commissione di clienti come lo ha definito il Procuratore della Dna, Gianni Melillo, è intervenuto il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, al question time al Senato: «Le indagini di Milano, ma anche quelle che nel recente passato hanno evidenziato attività illecite finalizzate al dossieraggio, pongono il tema della gravità di comportamenti di chi potrebbe utilizzare dati illecitamente acquisiti, non solo per scopo di lucro, ma anche per attaccare gli avversari politici alterando le regole della democrazia».

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