Dossieraggi, le prime ammissioni, «prelevavo dati per Carmine Gallo»
Giovedì 31 ottobre è stato il giorno degli interrogatori di garanzia davanti al gip milanese Fabrizio Filice. Da un lato Gallo e Calamucci con le loro dichiarazioni spontanee si sono difesi, dall’altro ci sono state le prime ammissioni
5' di lettura
I punti chiave
- Calamucci: «Useremo israeliani per operazione per Del Vecchio»
- Csm: aperta pratica su sicurezza sistemi informatici uffici giudiziari
- Dati rubati, «auto Pazzali con paletta con stemma Repubblica»
- Gli interrogatori di garanzia
- Carmine Gallo: «Ero nei servizi»
- Piantedosi, furto dati per attaccare avversari politici
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Ci sono le prime smagliature nella rete delle presunte cyber-spie scoperta dalle indagini della Dda di Milano e della Dna e che la scorsa settimana ha portato a quattro arresti domiciliari, tra cui quelli dell’ex super poliziotto Carmine Gallo e del suo “braccio destro” Nunzio Samuele Calamucci, due sospensioni dal servizio e una raffica di perquisizioni.
Calamucci: «Useremo israeliani per operazione per Del Vecchio»
Spunta anche una “operazione” del gruppo di Equalize da realizzare, stando alle intercettazioni, per conto di Leonardo Maria Del Vecchio, il quarto figlio del patron di Luxottica e indagato, e che Nunzio Calamucci, la cosiddetta mente tecnologica, vorrebbe chiamare “Piombo fuso”, negli atti dell’inchiesta milanese sulla presunta “centrale di dossieraggi”. Calamucci, riassumono gli investigatori in un’informativa di fine settembre, «fa riferimento agli israeliani con cui hanno collaborato insieme a De Marzio», l’ex carabiniere tra gli oltre 60 indagati, e «dice di voler chiamare “l’operazione per Del Vecchio con il nome “Piombo fuso” in onore degli israeliani e del fatto che nella vicenda il loro aiuto tornerà sicuramente utile». Calamucci: «Perché piombo fuso? Perché è lo stesso progetto, è l’ultimo progetto che hanno fatto i ragazzi di Tel Aviv». Le conversazioni risalgono al dicembre 2023 e si trovano in un capitolo degli atti nel quale viene indicato che Calamucci e Giulio Cornelli, anche lui arrestato il 25 ottobre, «stanno contando denaro contante per un totale di 39mila euro». E Calamucci in quell’occasione «svela - scrivono gli investigatori - che quei soldi provengono da Del Vecchio e che glieli ha consegnati De Marzio che si sarebbe trattenuto come percentuale 11mila euro». E sarebbero per una «operazione che stanno architettando». Secondo Calamucci, «è in corso una “guerra” interna alla dirigenza e al management di Luxottica che vede come vittima la famiglia Del Vecchio e Leonardo Maria in particolare». L’hacker spiega pure che «i Del Vecchio sarebbero oggetto d’investigazioni da parte di un’altra agenzia che avrebbe ottenuto l’incarico da una società straniera» e parla di «finti dossier» che dovrebbero essere confezionati.
Csm: aperta pratica su sicurezza sistemi informatici uffici giudiziari
Aperta una pratica al Consiglio Superiore della Magistratura sulla sicurezza dei sistemi informatici utilizzati negli uffici giudiziari. I componenti del Csm Marco Bisogni, Ernesto Carbone e Genantonio Chiarelli hanno reso noto che, nell’ambito delle attività della settima commissione di cui fanno parte, è stata deliberata l’apertura di una pratica sui recenti casi di accesso abusivo ai sistemi informatici e telematici utilizzati per la gestione dei servizi e delle utenze della Rete Unica Giustizia.
Dati rubati, «auto Pazzali con paletta con stemma Repubblica»
Enrico Pazzali, l’allora presidente di Fondazione Fiera che ora si è autosospeso in quanto indagato nell’inchiesta della Dda di Milano e della Dna su una presunta rete di cyber-spie, viaggiava su una macchina con autista e con anche una «paletta con stemma della Repubblica e la dicitura Prefettura di Milano». Lo si legge in una informativa agli atti dell’indagine. Gli investigatori annotano che «l’istituzionalizzazione delle attività di Equalize passa anche dall’accostamento dell suo Presidente» e titolare, ossia Pazzali, e gli enti e le organizzazioni dello Stato. «Pazzali non è solo vicino alle istituzioni, un’evidente vicinanza di comodo, ma - prosegue l’atto - si accosta anche alle medesime».
Gli interrogatori di garanzia
Mentre l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale «rigetta ogni insinuazione circa presunte forme di compromissione dei propri servizi digitali», giovedì 31 ottobre è stato il giorno degli interrogatori di garanzia davanti al gip milanese Fabrizio Filice. Da un lato Gallo e Calamucci con le loro dichiarazioni spontanee si sono difesi («In 41 anni ho servito le istituzioni e anche adesso collaborerò con le istituzioni», ha detto Gallo), dall’altro ci sono state le prime ammissioni. Marco Malerba, il poliziotto destinatario di una misura interdittiva, è stato l’unico dei sei a rispondere alle domande. «Sì, facevo gli accessi abusivi per i dati, nell’ambito di un rapporto di scambio di favori», ha affermato. Favori che, a suo dire, gli venivano richiesti da Gallo un tempo responsabile del commissariato di Rho-Pero nel Milanese: al suo “ex capo” non sarebbe «riuscito a dire di no». In cambio avrebbe ricevuto, tra l’altro, raccomandazioni per visite mediche o quando si trattava anche di un tavolo al ristorante. E pure il pagamento di spese legali.







