La ricerca

Dormire “ripulisce” il cervello dalle scorie del giorno e ci rigenera

Lo dimostra una scoperta, fatta da un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Oulu

di Maria Rita Montebelli

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Può sembrare un alibi ben costruito, in piena sintonia con la stagionalità del detto ‘Aprile, dolce dormire'. Ma invece, no. Da oggi ci sono le prove scientifiche che il sonno non porta solo a ‘non prendere pesci', ma che anzi rappresenta un'attività (e non è un ossimoro) fondamentale per ‘ripulire' il cervello. Lo dimostra una scoperta, fatta da un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Oulu (Finlandia) che richiama un po' quello che accade nelle grandi città la notte, quando il traffico si placa e lascia il campo ai mezzi di pulizia, liberi di entrare in azione e di inondare di acqua strade e marciapiedi. Mutatis mutandis, la stessa cosa, in maniera più misurata ed elegante, accade anche nel nostro sistema nervoso centrale, che approfitta delle ore di sonno per liberarsi delle scorie accumulate durante il giorno. Un processo finora invisibile che è stato finalmente possibile osservare in tempo reale e in maniera non invasiva. Merito dei ricercatori di Oulu che hanno messo a punto una tecnica in grado di monitorare le variazioni di flusso dei liquidi cerebrali.

Quando dormiamo il sistema di auto-pulizia del cervello accelera

Il nostro cervello, al pari degli altri organi, produce continuamente rifiuti metabolici, sostanze di scarto, sottoprodotti dell'attività dei neuroni che, se non adeguatamente smaltiti, possono accumularsi e diventare potenzialmente dannosi.

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A occuparsi di questo particolare ‘smaltimento rifiuti' è un sistema basato sul movimento di liquidi (in particolare il liquido cerebrospinale o liquor) che attraversano il tessuto cerebrale. Questo flusso è indotto da tre tipi di pulsazioni naturali del nostro organismo: quelle cardiache, generate dal battito del cuore, quelle respiratorie, legate al ritmo del respiro e infine alle onde prodotte dalle pareti dei vasi sanguigni. Durante il sonno, queste pulsazioni si modificano in modo sorprendente e in un certo senso paradossale. Grazie a una nuova risonanza magnetica ultrarapida (l'esame dura 5 minuti), sviluppata dal gruppo di ricerca in neuro-imaging funzionale (OFNI), i ricercatori finlandesi sono riusciti a osservare in tempo reale il movimento delle molecole d'acqua nel cervello umano. In questo modo hanno scoperto che durante il sonno, il sistema di pulizia entra in modalità ‘turbo'. Le pulsazioni respiratorie e vasomotorie accelerano, favorendo il flusso dei liquidi; solo quelle cardiache rallentano, forse per la riduzione dei valori pressori da vasodilatazione.

Da questo gioco di flussi, risulta un filtraggio estremamente efficiente, una sorta di ‘auto-lavaggio' per il cervello che si ‘risciacqua' con maggiore intensità. Ma naturalmente, quello che accade durante il sonno, non è solo una questione idraulica. A cambiare è anche il modo con il quale il cervello coordina le proprie attività. Se durante la veglia diurna il processo prevede che prima si attivino neuroni e che questo provochi un aumento del flusso di sangue; durante il sonno questa relazione non è più unidirezionale e questa gerarchia può modificarsi. Le onde vasomotorie lente (inferiori a 0,1 Hertz) cominciano a influenzare localmente non solo il movimento dei fluidi, ma anche l'attività elettrica del cervello. Insomma, non sono più solo i neuroni a dettare l'agenda delle attività: ad entrare in gioco è anche questo complesso traffico di fluidi, che può andare a modulare l'attività cerebrale. Un effetto che risulta particolarmente evidente nelle aree posteriori del cervello, come la corteccia sensoriale; qui si osserva un marcato aumento del flusso dei liquidi attraverso il tessuto cerebrale, che sta a significare una maggior rimozione delle scorie.

Quali ricadute avrà questa scoperta?

Capire come il cervello riesca ad auto-pulirsi non è solo una curiosità biologica, ma una questione cruciale per la salute. Con l'età, questo sistema rallenta, con il rischio che i rifiuti metabolici si accumulino. Un fenomeno, come è noto, associato a disturbi della memoria e a diverse patologie neurodegenerative.

Ma finora non era mai stato possibile osservare questo processo ‘live' nell'uomo. Ecco perché la tecnica innovativa sviluppata dall'università di Oulu cambia davvero le regole del gioco. I suoi punti di forza sono che si tratta di un esame rapido, non invasivo e che non richiede iniezione di mezzi di contrasto.

Ma non è tutto. Il team finlandese ha messo a punto anche dei dispositivi indossabili (una sorta di Holter) capaci di monitorare l'attività cerebrale e il flusso sanguigno durante il sonno, aprendo così la strada a un possibile impiego clinico su larga scala. I risultati prodotti da questo ‘wearable' mostrano infatti una buona corrispondenza con quelli della risonanza magnetica ultra-rapida.

Il futuro: rallentare l'invecchiamento del cervello?

Ma naturalmente l'obiettivo futuro è ancora più ambizioso e consiste nel non limitarsi a osservare, ma a cercare di intervenire. A questo proposito i ricercatori finlandesi stanno cercando di capire come potenziare questi meccanismi di pulsazione e flusso, nella speranza che questo porti a contrastare il declino cognitivo associato all'età. Qualora riuscissero nella loro impresa, allora riposare bene durante la notte, potrebbe trasformarsi in una vera e propria strategia terapeutica. “Questi nuovi metodi di misurazione aprono la possibilità di monitorare — e in futuro potenzialmente di trattare — i cambiamenti legati all'età, nella dinamica dei fluidi cerebrali”- spiega il professor Vesa Kiviniemi, che ha guidato questa ricerca.

Questa scoperta aggiunge di fatto un nuovo tassello ad una grande mole di evidenze che stanno ad indicare come il sonno non sia una perdita di tempo, ma una vera e propria attività vitale.

Le ore che trascorriamo in compagnia dei nostri sogni servono al cervello per rigenerarsi e quindi per mantenerci lucidi, sani e magari, anche un po' più giovani. E per la prima volta, gli studi dell'Università di Oulu pubblicati su The Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) e su Advanced Science hanno consentito di toccare con mano questa verità.

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