Dormire “ripulisce” il cervello dalle scorie del giorno e ci rigenera
Lo dimostra una scoperta, fatta da un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Oulu
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Può sembrare un alibi ben costruito, in piena sintonia con la stagionalità del detto ‘Aprile, dolce dormire'. Ma invece, no. Da oggi ci sono le prove scientifiche che il sonno non porta solo a ‘non prendere pesci', ma che anzi rappresenta un'attività (e non è un ossimoro) fondamentale per ‘ripulire' il cervello. Lo dimostra una scoperta, fatta da un gruppo di ricercatori finlandesi dell'Università di Oulu (Finlandia) che richiama un po' quello che accade nelle grandi città la notte, quando il traffico si placa e lascia il campo ai mezzi di pulizia, liberi di entrare in azione e di inondare di acqua strade e marciapiedi. Mutatis mutandis, la stessa cosa, in maniera più misurata ed elegante, accade anche nel nostro sistema nervoso centrale, che approfitta delle ore di sonno per liberarsi delle scorie accumulate durante il giorno. Un processo finora invisibile che è stato finalmente possibile osservare in tempo reale e in maniera non invasiva. Merito dei ricercatori di Oulu che hanno messo a punto una tecnica in grado di monitorare le variazioni di flusso dei liquidi cerebrali.
Quando dormiamo il sistema di auto-pulizia del cervello accelera
Il nostro cervello, al pari degli altri organi, produce continuamente rifiuti metabolici, sostanze di scarto, sottoprodotti dell'attività dei neuroni che, se non adeguatamente smaltiti, possono accumularsi e diventare potenzialmente dannosi.
A occuparsi di questo particolare ‘smaltimento rifiuti' è un sistema basato sul movimento di liquidi (in particolare il liquido cerebrospinale o liquor) che attraversano il tessuto cerebrale. Questo flusso è indotto da tre tipi di pulsazioni naturali del nostro organismo: quelle cardiache, generate dal battito del cuore, quelle respiratorie, legate al ritmo del respiro e infine alle onde prodotte dalle pareti dei vasi sanguigni. Durante il sonno, queste pulsazioni si modificano in modo sorprendente e in un certo senso paradossale. Grazie a una nuova risonanza magnetica ultrarapida (l'esame dura 5 minuti), sviluppata dal gruppo di ricerca in neuro-imaging funzionale (OFNI), i ricercatori finlandesi sono riusciti a osservare in tempo reale il movimento delle molecole d'acqua nel cervello umano. In questo modo hanno scoperto che durante il sonno, il sistema di pulizia entra in modalità ‘turbo'. Le pulsazioni respiratorie e vasomotorie accelerano, favorendo il flusso dei liquidi; solo quelle cardiache rallentano, forse per la riduzione dei valori pressori da vasodilatazione.
Da questo gioco di flussi, risulta un filtraggio estremamente efficiente, una sorta di ‘auto-lavaggio' per il cervello che si ‘risciacqua' con maggiore intensità. Ma naturalmente, quello che accade durante il sonno, non è solo una questione idraulica. A cambiare è anche il modo con il quale il cervello coordina le proprie attività. Se durante la veglia diurna il processo prevede che prima si attivino neuroni e che questo provochi un aumento del flusso di sangue; durante il sonno questa relazione non è più unidirezionale e questa gerarchia può modificarsi. Le onde vasomotorie lente (inferiori a 0,1 Hertz) cominciano a influenzare localmente non solo il movimento dei fluidi, ma anche l'attività elettrica del cervello. Insomma, non sono più solo i neuroni a dettare l'agenda delle attività: ad entrare in gioco è anche questo complesso traffico di fluidi, che può andare a modulare l'attività cerebrale. Un effetto che risulta particolarmente evidente nelle aree posteriori del cervello, come la corteccia sensoriale; qui si osserva un marcato aumento del flusso dei liquidi attraverso il tessuto cerebrale, che sta a significare una maggior rimozione delle scorie.
Quali ricadute avrà questa scoperta?
Capire come il cervello riesca ad auto-pulirsi non è solo una curiosità biologica, ma una questione cruciale per la salute. Con l'età, questo sistema rallenta, con il rischio che i rifiuti metabolici si accumulino. Un fenomeno, come è noto, associato a disturbi della memoria e a diverse patologie neurodegenerative.


