Destinazione salute

Dormire poco fa male al cuore, alla mente e alla memoria

Insonnia, apnee, stanchezza cronica: i disturbi del sonno sono un problema serio, ma affrontabile

di redazione Salute

4' di lettura

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Dormire bene non è un lusso, ma una necessità biologica. Eppure, nella vita frenetica di oggi, il sonno è spesso la prima cosa a essere sacrificata. Ridotto, spezzettato, disturbato, trascurato. L’evento “Destinazione Salute”, organizzato da Gruppo San Donato in collaborazione con Gruppo 24 Ore, dedica un’intera sessione al sonno e al suo legame con il benessere mentale e cognitivo, dal titolo “Dormire bene per rigenerarsi meglio”.

A guidare i partecipanti in questo viaggio “notturno” – scientifico e divulgativo – sono tre esperti del Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano: Luigi Ferini Strambi, neurologo, primario e professore ordinario alla Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, insieme ai colleghi Paola Proserpio e Alessandro Oldani, specialisti in disturbi del sonno. Una doppia presentazione scientifica per accompagnare il pubblico tra le basi del sonno sano e i due grandi disturbi che più frequentemente lo compromettono: l’insonnia e le apnee notturne.

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Il sonno: non un optional, ma un bisogno biologico

Il professor Strambi apre l’incontro con una cornice tanto chiara quanto allarmante: «Il sonno è fondamentale per svolgere funzioni essenziali. Dormire male o troppo poco non si traduce solo in una maggiore stanchezza, ma può aumentare il rischio di ipertensione, fragilità del sistema immunitario e persino demenze». Durante il riposo notturno, infatti, il cervello entra in una fase di rigenerazione profonda, importante non solo per il corpo, ma anche – e forse soprattutto – per la mente.

I segnali che indicano un sonno di cattiva qualità non si limitano alla sonnolenza diurna. «Se non riusciamo a lavorare bene, a studiare con concentrazione, se siamo irritabili o impulsivi, è possibile che il problema sia a monte, nel sonno. Durante la notte devono riposare le aree anteriori del cervello, quelle che regolano il comportamento e le emozioni. Se non si riposano, siamo meno lucidi e più vulnerabili dal punto di vista emotivo», spiega il neurologo.

Dormire bene: esiste una formula?

Una ricetta universale non esiste, ma alcuni principi sì. «La regolarità è la chiave: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora è fondamentale. Inoltre, il sonno va “preparato”. Spegnere i centri della veglia, evitare schermi e stimoli forti almeno mezz’ora prima di coricarsi aiuta il cervello a passare dalla veglia al sonno», afferma Strambi. Non si tratta di rituali superstiziosi, ma di dati supportati dalla ricerca neuroscientifica.

Insonnia: quando è una patologia e non solo una notte storta

A chiarire cosa distingue un semplice periodo di stress da un vero disturbo del sonno è Paola Proserpio, neurologa esperta in disturbi del sonno. «Si parla di insonnia quando le difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti o precoci si presentano almeno tre volte a settimana e durano da più di tre mesi, influenzando la vita quotidiana».

Cosa fare, allora, se l’insonnia diventa cronica? Il consiglio è rivolgersi a uno specialista del sonno, che può inquadrare il problema con strumenti diagnostici adeguati e proporre terapie mirate. Non sempre è necessario ricorrere ai farmaci: «Le terapie non farmacologiche, come la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (Cbt-I), hanno dimostrato grande efficacia e sono oggi raccomandate come trattamento di prima scelta», spiega Proserpio. L’uso di farmaci può essere indicato in alcuni casi, ma sempre sotto controllo medico, privilegiando molecole con un buon profilo di sicurezza e un rischio ridotto di dipendenza.

Apnee notturne: il sonno che frammenta la salute

Le apnee ostruttive del sonno sono tra i disturbi più subdoli e gravi. «Molti pazienti non sanno di averle – spiega Strambi – ma ci sono segnali spia: nicturia (alzarsi più volte per urinare), sonnolenza diurna, irritabilità, e tratti fisici come obesità, collo corto e tozzo o mandibola piccola». Alessandro Oldani, responsabile di Unità Funzionale presso il Centro di Medicina del Sonno, descrive altri sintomi spesso trascurati: russamento, pause respiratorie notturne (di cui ci si accorge solo se segnalate da altri), risvegli improvvisi, cefalea al mattino, stanchezza persistente durante il giorno.

La diagnosi passa attraverso la polisonnografia, un esame non invasivo che monitora i parametri vitali durante il sonno. Può essere effettuato anche in modalità domiciliare, a seconda dei casi. Il trattamento più comune è la Cpap, una maschera che mantiene aperte le vie aeree durante la notte, ma esistono anche alternative: dalla chirurgia maxillo-facciale a dispositivi orali, fino alla perdita di peso nei soggetti obesi.

Il rischio di ignorare le apnee è alto: «Possono aumentare sensibilmente il rischio cardiovascolare e cerebrovascolare, causando ipertensione, aritmie, ictus», sottolinea Oldani. Ma la buona notizia è che, una volta diagnosticate, le apnee si possono gestire e curare efficacemente.

Sonno e memoria: un legame cruciale

Dormire bene è anche un investimento sulla memoria. «Durante il sonno, si consolidano le informazioni acquisite – spiega Strambi – ma in modo differenziato: il sonno non Rem serve per la memoria dichiarativa, quella di eventi e nozioni; il sonno Rem è importante per la memoria procedurale (il “saper fare”) e per quella emozionale».

Con l’età, il sonno cambia: si riduce soprattutto la fase Rem e il sonno profondo. «Gli uomini anziani perdono più sonno profondo rispetto alle donne, e questo li rende più vulnerabili agli effetti negativi della privazione di sonno», sottolinea il professore. Inoltre, oggi sappiamo che un sonno di cattiva qualità può essere un fattore di rischio per la demenza, proprio perché impedisce l’attivazione del sistema glinfatico, il sistema di “pulizia” cerebrale che elimina proteine tossiche come la beta-amiloide.

E l’uso di smartphone e tablet prima di dormire? «È dannoso – afferma con decisione Strambi – non solo per l’addormentamento, ma anche per il mantenimento del sonno: notifiche e luci blu alterano i ritmi cerebrali, anche se non ce ne accorgiamo».

In conclusione, il sonno è un prezioso alleato della salute, ma ancora troppo sottovalutato. Dalla memoria alla pressione arteriosa, dalla stabilità emotiva alla prevenzione del declino cognitivo, dormire bene – con regolarità e attenzione alla qualità – è una delle migliori strategie per vivere a lungo e in salute. E, come ci ricordano gli esperti, quando il sonno diventa problematico, non bisogna ignorarlo: rivolgersi al medico è il primo passo per tornare a riposare davvero. E il messaggio emerso da questa sessione è semplice e potente: dormire bene è prevenzione, è memoria, è salute a lungo termine. Sottovalutare il sonno significa esporsi a rischi evitabili – fisici, cognitivi, emotivi – mentre prendersene cura, anche con piccoli gesti quotidiani, può fare una grande differenza.

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