Clima

Dopo l’afa i temporali: come il caldo si trasforma in grandine e fulmini

I temporali termoconvettivi non nascono da perturbazioni atlantiche ma dal surriscaldamento del suolo: quando il terreno supera i 30 gradi, l’aria a contatto sale per convezione e, trovando aria fredda in quota, genera cumulonembi intensi e di breve durata

di Redazione Roma

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L’anticiclone subtropicale che da giorni tiene l’Italia sotto temperature oltre i 35 gradi non esclude — anzi, in certi casi prepara — i violenti episodi temporaleschi che colpiscono in particolare le aree alpine, prealpine e appenniniche nelle ore pomeridiane. Si tratta dei cosiddetti temporali di calore, o termoconvettivi: fenomeni che non nascono da perturbazioni atlantiche ma si innescano per effetto del surriscaldamento del suolo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Come funziona

Il meccanismo è relativamente semplice. Nelle giornate in cui l’irraggiamento solare è intenso e i venti sono deboli, il terreno accumula calore fino a superare i 30 gradi. L’aria a contatto con il suolo si scalda, si alleggerisce e comincia a salire per convezione — in pratica si comporta come una bolla che tende verso l’alto per effetto della differenza di densità con l’aria circostante.

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Se in quota sono presenti strati di aria più fredda, la bolla ascendente si raffredda bruscamente: il vapore acqueo condensa, formano nubi cumuliformi di grande sviluppo verticale, i cumulonembi, con la caratteristica sommità “ad incudine” che può spingersi fino ai limiti della tropopausa, oltre i 10-12 chilometri di altezza.

Temporali rapidi e intensi

Il risultato è un temporale rapido e intenso — di norma non supera i 30-40 minuti — con rovesci localizzati, lampi e, nelle fasi più acute, grandine e raffiche di vento anche violente. A differenza dei temporali frontali, che accompagnano il passaggio di perturbazioni e coinvolgono aree vaste, i temporali termoconvettivi sono circoscritti nello spazio e non portano un calo termico duraturo: una volta esauriti, lasciano un’atmosfera ancora calda e più umida.

I rilievi favoriscono la loro formazione perché il moto ascensionale dell’aria trova nelle pendici montuose una spinta aggiuntiva che aggira gli strati di inversione termica. Per questo la frequenza di questi eventi è storicamente più alta su Alpi, Prealpi e lungo la dorsale appenninica. Le pianure interne, distanti dal mare, sono invece più esposte rispetto alle coste, dove l’acqua mitiga le escursioni termiche diurne.

Estate 2026

L’estate 2026 si inserisce in questo schema con condizioni particolarmente favorevoli. Le proiezioni stagionali segnalano anomalie termiche positive già consistenti, destinate a rafforzarsi tra luglio e agosto, con l’anticiclone subtropicale di matrice nordafricana in posizione dominante sul Mediterraneo. Proprio l’energia termica accumulata al suolo, quando entra in contatto con occasionali infiltrazioni di aria più fresca in quota, può produrre fenomeni convettivi di intensità superiore alla media, con grandinate localizzate e colpi di vento improvvisi. Un quadro che gli esperti definiscono «il tipico rovescio della medaglia delle stagioni più calde»: più il suolo è surriscaldato, più il potenziale energetico disponibile per i temporali pomeridiani è elevato.

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