Si allarga il fronte “pacifista”

Dopo Conte e Salvini, anche Schlein contro il Piano Ursula: il rischio di una frattura con il Pse

La segretaria del Pd boccia il Piano per la Difesa: «Quella presentata oggi da Von Der Leyen non è la strada che serve all’Europa». Riformisti dem spiazzati. E tra Conte e Salvini scatta la competition contro il “riarmo”

di Emilia Patta

Von der Leyen: "Con ReArm Europe fino a 800 miliardi per la difesa europea"

4' di lettura

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«Quella presentata oggi da von Der Leyen non è la strada che serve all’Europa. All’Unione europea serve la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse. Così rischia di diventare il mero riarmo nazionale di 27 paesi e noi non ci stiamo».

Schlein schiera il Pd contro il Piano Ursula: il rischio di una frattura con il Pse

Non soloMatteo Salvini nel campo della maggioranza di centrodestra e Giuseppe Conte nel campo sempre più largo, nel senso di distante e sfrangiato, delle opposizioni. Contro l’aumento della spesa per la Difesa si schiera ora anche il Pd di Elly Schlein, con il rischio di strappare con la famiglia del Socialisti europei che appoggia la Commissione Von der Leyen e spinge per l’autonomia militare dell’Unione europea dopo il voltafaccia del presidente degli Usa Donald Trump. Il piano di Ursula proprio non piace a Largo del Nazareno: 650 miliardi complessivi in deroga al patto di stabilità e 150 sotto forma di prestiti agevolati non sono un primo passo ma sono proprio il passo sbagliato. «Il piano punta sul riarmo e non emerge un indirizzo politico chiaro verso la difesa comune. Indica una serie di strumenti che agevolerebbero la spesa nazionale ma senza porre condizioni sui progetti comuni, sull’interoperabilità dei sistemi… Manca ancora la volontà politica dei governi di fare davvero una difesa comune e in questo piano della Commissione mancano gli investimenti europei finanziati dal debito comune, come durante la pandemia… Quello che serve oggi è un grande piano di investimenti comuni per l’autonomia strategica dell’Ue, che è insieme cooperazione industriale, coesione sociale, transizione ambientale e digitale, sicurezza energetica e anche difesa comune. Anche, ma non solo!».

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Von der Leyen "Riarmare l'Europa per rispondere alle minacce"

L’appello di Guerini al “compromesso possibile”

Si vedrà nei prossimi giorni, in vista e dopo il Consiglio straordinario Ue del 6 marzo, se ci saranno margini per modificare il Piano. Ad un compromesso possibile sembra credere il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, della minoranza rifomista, che proprio in mattinata aveva ribadito in un’intervista che «occorre più coraggio» e che «la Difesa europea è urgente». Ora, dopo la virata contro il “riarmo” di Schlein, la linea della minoranza interna sembra essere quella di non rompere, almeno non subito: «L’esigenza della crescita delle Difesa europea è ineludibile. Ma la proposta Von der Leyen sbaglia ad utilizzare i fondi di coesione e c’è poco coraggio a sostenere il vero salto in senso europeo delle spese per la Difesa».

I riformisti dem, spiazzati dalla svolta, per ora non rompono

Si prende tempo, insomma, ma se il Pd dovesse discostarsi nei prossimi giorni dai partner del Pse sarebbe un fatto del tutto inedito e dalle conseguenze interne imprevedibili. Basta sentire l’eurodeputata Pina Picierno, che proprio ieri ha lanciato un appello “per un’Europa libera e forte”: «Non è il momento di puntute discussioni con la presidente della Commissione. La sua bozza può essere migliorata, ma è chiaro che il primo step è aumentare il livello della spesa a livello di Stati membri». Qualcuno nota che tra i primi a firmare l’appello di Picierno ci sia Alberto Losacco, parlamentare considerato l’uomo di fiducia di Dario Franceschini, ossia del big dem che con il suo appoggio ha contribuito all’elezione di Schlein a segretaria del Pd. E qualcun altro nota ancora che proprio Franceschini ha ospitato nelle scorse ore l’ex premier ed ex commissario Ue Paolo Gentiloni nella “officina democratica” che ha messo su nel quartiere romano dell’Equilino. Un possibile mutamento degli equilibri interni in favore dell’europeista Gentiloni, da molti considerato il federatore ombra?

E tra Pd e M5s va in scena la guerra delle piazze

Come che sia, se il cambio di rotta di Schlein ha tra le motivazioni quella di abbreviare la distanze con il M5s anche in vista delle prossime amministrative (comunali a maggio e regionali in autunno), va notato che la reazione immediata di Conte è di segno opposto: non solo la manifestazione pentastellata del 5 aprile nata contro il carovita si è trasformata in una manifestazione contro il “riarmo” («Von der Leyen presenta un piano di riarmo da 800 miliardi che arricchierà le industrie belliche proprio mentre siamo finalmente alla vigilia della pace… scendiamo in piazza per dire no all’Europa del riarmo e dell’economia di guerra»), ma il leader del M5s prende ufficialmente le distanze anche dalla generica manifestazione di sabato prossimo di sostegno all’Europa lanciata da Michele Serra e alla quale ha subito aderito Schlein. «Non ci saremo. Per quale Europa? L’Europa della Von der Leyen? No all’Europa del riarmo, no all’Europa delle armi».

La competition “pacifista” di Conte e Salvini...

Inseguire Conte sul suo terreno, insomma, è esercizio faticoso e periglioso per il Pd. Anche perché a differenza del Pd il M5s ha votato contro la Commissione Von der Leyen di cui il Pse fa parte, esattamente come la Lega di Salvini, fin dall’inizio. Se il Pd prova a inseguire inutilmente Conte sul terreno del pacifismo, il leader pentastellato sembra più che altro in competizione con Salvini per contendergli quella fetta di elettorato che simpattizza con Trump e/o Putin che si potrebbe definire “rossobruna”.

... e il martellamento anti Ue su Palazzo Chigi

Il leader della Lega continua da parte sua la giornaliera cantilena pro Trump (e di fatto pro Putin pur senza dirlo) e contro la presidente della Commissione Ue nel tentativo, neanche tanto nascosto, di mettere in difficoltà la premier Giorgia Meloni e la sua strategia di non rompere gli ultimi fili che legano gli Usa alla Ue e al Patto atlantico. «Spero di aver letto male quello che ho letto - dice Salvini, che a sua volta porterà la Lega in piazza contro il “riarmo” nel week end -. Per Von der Leyen gli Stati europei possono fare debito solo per armarsi e non per investire nella sanità, nell’educazione e nel sostegno a famiglie e imprese».

La nuova posizione dem non aiuta Meloni, già incalzata dalla Lega

Con amici così meglio i nemici, deve pensare Meloni in queste, se non fosse che la posizione assunta ieri dal maggior partito di opposizione non rafforza certo il governo in vista del confronto europeo. Il fastidio di Palazzo Chigi e di Fratelli d’Italia è intanto ben espresso dalle parole di Guido Crosetto, ministro della Difesa e vicinissimo a Meloni: «Viviamo un momento storico e geopolitico drammatico, denso di criticità. Le notizie quotidiane ogni giorno superano il livello di guardia, creando e moltiplicando ansia, paura e confusione. Ecco perché, davanti a questo scenario epocale, davvero non riesco a capire come sia possibile che il tema della Difesa e della deterrenza di una nazione (di un’alleanza, di un’unione) possa diventare un terreno su cui scontrarsi per qualche zero virgola in più nei sondaggi delle prossime settimane».

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