Donne in toga: su i numeri ma aumentano le cancellazioni
Negli studi strutturati si stanno diffondendo certificazioni, flessibilità e politiche di sostegno
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l’avvocatura è sempre più al femminile, con la percentuale di avvocate che aumenta al diminuire dell’età: le giovani professioniste sono sempre di più (tra gli iscritti all’Ordine, la fascia fino ai 34 anni presenta il 57,2% di donne, contro una media professionale del 49%). Eppure, sono anche le più penalizzate: non a caso rappresentano la voce più marcata tra le cancellazioni alla Cassa.
Il saldo 2024 tra iscrizioni e abbandoni infatti, è nettamente più negativo per le donne, che registrano un -2.140 (vs un -263 maschile). Un trend che, guardato a lungo raggio, costituisce non solo una questione di genere, ma della sostenibilità dell’intera categoria.
Il motivo dell’abbandono della professione è principalmente la difficile conciliazione tra vita e lavoro, soprattutto per le donne che affrontano la maternità. A oggi è prevista un indennità, ma va calcolata sui redditi dei due anni precedenti, che spesso nel caso dei giovani, sono molto bassi. Non è solo un tema economico, ma anche di welfare: carichi di lavoro importanti, scadenze, gestione della clientela e delle responsabilità, ostacolano la creazione di una famiglia o la possibilità di prendersi cura di un parente.
Senza contare lo stress provocato che porta spesso ad abbandonare la professione, per cercare più tranquillità in altri impieghi, magari con stipendi fissi e tutele. E poi c’è il noto pay gap: se gli uomini raggiungono il reddito medio della categoria sopra i 40 anni, per le donne questo risultato, in media, non viene mai raggiunto.
Tutto ciò ha chiaramente effetti sulle opportunità di carriera: «Negli studi legali strutturati il percorso verso la parità di genere è avviato da tempo, ma non ancora compiuto. I dati a nostra disposizione indicano come le avvocate affrontino ancora ostacoli significativi, tra cui la sottorappresentazione nei ruoli apicali e penalizzazioni legate alla maternità», spiega l’avvocata Barbara de Muro, responsabile della sezione Women dell’Associazione degli studi legali associati (Asla).


