Il caso

«Donne incinte» invece di «persone incinte»: la BBC richiama la giornalista dopo venti reclami

L’Executive Complaints Unit dell’emittente britannica ha accolto venti reclami contro la conduttrice, accusata di aver espresso, soprattutto con la sua espressione facciale, un’opinione personale sull’identità trans

di Angelica Migliorisi

5' di lettura

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Quando Martine Croxall, volto storico di BBC News, ha corretto in diretta la formula «pregnant people» (persone incinte) in «pregnant women» (donne incinte) durante un notiziario di giugno, molti spettatori avranno pensato a una semplice sfumatura linguistica. Qualcuno avrà colto una presa di posizione, altri un gesto istintivo, quasi di mestiere, per rendere più scorrevole il testo. Solo settimane dopo è diventato chiaro che quei pochi secondi, con una lievissima smorfia del volto e le sopracciglia alzate, sarebbero stati letti – e giudicati – come un caso emblematico nel braccio di ferro fra neutralità giornalistica, battaglie identitarie e “culture wars” sul genere. La Executive Complaints Unit (Ecu) della BBC ha infatti accolto 20 reclami, stabilendo che Croxall ha violato le regole di imparzialità dell’emittente.

Il fatto

L’episodio si svolge sul BBC News Channel, nel corso dell’introduzione a un servizio su una ricerca della London School of Hygiene & Tropical Medicine sugli individui più a rischio durante le ondate di calore nel Regno Unito. Nel testo preparato compariva l’espressione «pregnant people», coerente con il linguaggio, sempre più diffuso in ambito accademico e sanitario, che intende includere anche persone trans e non-binari che possono portare avanti una gravidanza. Croxall, leggendo il teleprompter, pronuncia la frase «the aged, pregnant people… women… and those with pre-existing health conditions», fermandosi un istante e sostituendo a voce «people» con «women». In quel passaggio la telecamera coglie un’espressione facciale che gli spettatori hanno interpretato come disapprovazione, fastidio e sarcasmo.

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La posizione della BBC

Nel rapporto pubblicato il 6 novembre, l’Ecu scrive che quella espressione ha dato la «forte impressione» di un punto di vista personale su una questione controversa, in particolare le dispute pubbliche sull’identità trans. L’unità di controllo sottolinea che non è necessario un commento esplicito per violare gli standard: anche un gesto o una smorfia, in un contesto così polarizzato, può essere percepito come una presa di posizione. Nelle ricostruzioni ufficiali, la motivazione più benevola nei confronti di Croxall parla di «esasperazione» per uno script giudicato «goffo», che riportava il linguaggio della nota stampa, compreso il poco elegante «the aged» e la formula «pregnant people», non in linea con lo stile abituale della BBC né con le parole usate dal ricercatore intervistato, che nella clip successiva parla invece di «pregnant women».

Di fatto, però, l’Ecu arriva alla conclusione che anche assumendo la buona fede della presentatrice – cioè che stesse reagendo alla forma del testo, non al contenuto identitario – il risultato sullo schermo è stato quello di comunicare al pubblico un giudizio su un tema sensibile. In altre parole: per chi guarda, non è tanto importante ciò che Croxall “intendeva”, quanto ciò che è apparso. Ed è apparso, a una parte rilevante del pubblico, come una critica implicita al linguaggio inclusivo di genere, in un momento storico in cui ogni sfumatura lessicale su questi temi viene immediatamente politicizzata.

Il caso esplode sui social. Il breve video in cui si vede la presentatrice correggere il testo e reagire con gli occhi spalancati viene condiviso migliaia di volte, accompagnato da letture opposte. Da un lato, osservatori e attivisti trans o sostenitori della causa leggono la scena come l’ennesimo segnale di ostilità culturale nei confronti di un linguaggio dagli obiettivi inclusivi; dall’altro, chi si oppone al concetto di «pregnant people» vede nella scelta di Croxall un momento di “resistenza” alle derive del politicamente corretto. La scrittrice J.K. Rowling, da anni figura centrale del fronte “gender critical”, esulta su X e definisce Croxall la sua «nuova presentatrice preferita della BBC».

La stessa Croxall sembra intuire da subito la portata della clip, ironizzando online sul fatto di essere «pronta a essere convocata dai capi». Nel frattempo, la BBC registra formalmente 20 reclami che convergono tutti sullo stesso punto: il gesto della giornalista viene descritto come espressione di disgusto, disprezzo o esasperazione verso l’espressione «pregnant people». L’Ecu, nel valutare le diverse letture, si attesta su quella dell’«esasperazione», giudicata congruente con la spiegazione dei suoi superiori, ma sottolinea che, nell’insieme, l’impressione di una presa di posizione personale è stata «ampiamente condivisa» tra persone con opinioni opposte sul tema trans. E proprio questo – il fatto che tanto sostenitori quanto detrattori dell’inclusione di genere leggano in quel gesto una posizione politica – viene indicato come prova del problema.

Le conseguenze per Croxall

Formalmente, la sanzione per Croxall è un richiamo: il caso è stato «riportato ai vertici di BBC News» ed è stato discusso con la presentatrice e con il team editoriale coinvolto. Non risultano sospensioni o provvedimenti più gravi, ma il messaggio interno che è passato è che chi conduce un notiziario non può apparire – nemmeno con il linguaggio del corpo – come parte attiva di una controversia politica o culturale. La BBC ribadisce così un principio che attraversa tutti i suoi codici editoriali: ai giornalisti, soprattutto in video, è richiesto di «evitare di esprimere opinioni personali su questioni controverse», e questo vincolo si estende anche a ciò che può essere percepito come tale.

I precedenti

Il caso Martine Croxall non cade nel vuoto, e non riguarda solo lei. Da anni la BBC vive una tensione permanente fra l’obbligo statutario di imparzialità e una società britannica profondamente polarizzata, in cui ogni parola su Brexit, immigrazione, razzismo, identità di genere o politica estera scatena reazioni immediate. Cè chi accusa la corporation di piegarsi a un’ideologia “woke” e chi, al contrario, denuncia un eccesso di cautela che frenerebbe un dibattito necessario sui diritti delle minoranze. Nella vicenda Croxall, ad esempio, commentatori conservatori lodano la scelta della presentatrice di «dire donne», mentre altri, inclusi commentatori religiosi e conservatori cristiani, accusano la BBC di essere condizionata da una presunta «censura interna» pro-trans, citando proprio il richiamo a Croxall come prova di una linea editoriale squilibrata.

Martine Croxall, peraltro, non è nuova a richiami per imparzialità. Nel 2022, durante il programma “The Papers”, andato in onda poche ore dopo l’annuncio di Boris Johnson di non candidarsi alla leadership dei Conservatori, la conduttrice aveva chiesto ad alta voce se le fosse consentito essere «gleeful», cioè compiaciuta, definendo il momento «molto eccitante» e ridendo con gli ospiti a proposito del caos interno ai Tory. La BBC, dopo aver analizzato i reclami, stabilì che il programma «non aveva rispettato gli standard di imparzialità» e la giornalista sparì dallo schermo per circa dodici giorni.

Tornando all’episodio di giugno, è significativo che la BBC stessa riconosca che lo script fosse poco elegante e che l’intervistato parlasse di «pregnant women» nella clip utilizzata: la correzione, dunque, non era di per sé priva di logica giornalistica. Il nodo, per l’Ecu, resta lo “strato” in più, quell’espressione facciale che, su un tema così incendiario, sposta la scena dalla sfera della mera precisione linguistica a quella del commento.

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