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Donald e Giorgia, da special relationship a scontro totale

Il botta e risposta tra Trump e Meloni dopo il G7 di Evian è solo l’ultimo atto del deterioramento di una relazione un tempo solida

di Pietro Menzani

Donald Trump, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron al G7 di Evian-les-Bains, Francia, 16 giugno 2026. REUTERS/Evelyn Hockstein REUTERS

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«Quelle di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, del resto non è la prima volta che accade». È con queste parole che la premier Giorgia Meloni ha risposto all’attacco subito dal presidente statunitense, che l’ha accusata di averlo implorato di fare una foto con lui e di averglielo concesso per «pena». Il botta e risposta andato in scena dopo il G7 di Evian-les-Bains, in Francia, è l’ultimo atto del deterioramento dei rapporti tra i due, che specialmente nei primi mesi del secondo mandato di Trump sembravano più che mai solidi.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Una persona eccezionale»

Un anno fa, accogliendola alla Casa Bianca, Trump descrive Meloni come «una persona eccezionale, uno dei veri leader del mondo». È il momento più alto della «very special relationship», come la definivano a Washington.

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Ancora, dopo il colloquio all’Eliseo dell’8 dicembre 2024, a margine della riapertura di Notre Dame, quando è presidente eletto ma non ancora in carica, Trump afferma che «Meloni è piena di energia, è fantastica». E il 4 gennaio 2025 la premier vola in Florida e partecipa a una cena nella residenza del presidente Usa, che rimane impressionato da una leader che «ha davvero preso d’assalto l’Europa».

 Solo qualche giorno dopo l’inquilino della Casa Bianca aggiunge: «Gli altri leader hanno mostrato grande rispetto per il nostro Paese. Meloni è volata fin qui per poche ore solo per vedermi».

L’insediamento di Trump e il G7 canadese

Il 19 gennaio 2025 Meloni è l’unica leader di governo dell’Unione europea a Capitol Hill per l’insediamento di Trump, che il 24 gennaio a Davos lascia intendere come il rapporto personale con la premier («mi piace molto, vediamo cosa succede») possa valere un’esenzione dai dazi contro un’Unione europea che «ci tratta molto male».

La premier è ricevuta a Washington il 17 aprile e invita Trump in Italia con l’idea di organizzare un incontro con l’Europa. Il presidente statunitense commenta sui social che «Meloni ama il suo Paese e l’impressione che ha lasciato su tutti è stata fantastica!!!». E, appena rientrata a Roma, la premier incontra il vice presidente JD Vance.

In occasione del funerale di papa Francesco i rapporti tra i due appaiono ancora più solidi e Meloni e Trump hanno un breve colloquio in Vaticano. Qualche settimana dopo la premier definisce l’alleato «coraggioso, schietto, determinato», un leader «che difende i suoi interessi nazionali», rivendicando anche di sapergli parlare con franchezza: «Ci capiamo bene anche quando non siamo d’accordo».

In occasione del G7 in Canada i due parlano a lungo su una panchina di legno del resort di Kananaskis, da soli, senza staff, prima della cena che sblocca la dichiarazione sulla crisi Israele-Iran. Meloni torna poi a Washington il 17 agosto, con gli altri leader convocati da Trump per l’incontro con Volodymyr Zelensky. Il padrone di casa la definisce «una grande leader, d’ispirazione per tanti», che «nonostante la giovane età governa da molto, altri non durano come lei».

Durante la conferenza stampa di inizio 2026 Meloni ribadisce che quando non è d’accordo con Trump non si astiene dal dirglielo. Gli chiede di riaprire la configurazione del Board of Peace per Gaza, o l’Italia sarà solo «osservatore». E il 23 gennaio auspica di poterlo candidare al Nobel per la pace. L’8 marzo il tycoon torna a parlare della premier, che continua a essere «un’ottima leader e una mia amica», una partner che «cerca sempre di aiutare».

La frattura

La frattura tra Trump e Meloni si consuma il 15 aprile, dopo che la premier italiana aveva definito «inaccettabili» le sue parole nei confronti di Papa Leone XIV, definito un «debole» in politica estera. La risposta del presidente americano arriva in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dove attacca direttamente Meloni per il mancato sostegno nell’offensiva a Hormuz: «Pensavo fosse diversa, non è più la stessa persona. A lei non importa se l’Iran ha un’arma nucleare e che farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità». Solo pochi giorni dopo l’inquilino della Casa Bianca rincara la dose su Fox News: «Il nostro rapporto non è più lo stesso».

L’ultimo incontro ufficiale tra i due va in scena in occasione del G7 di Evian dal 15 al 17 giugno scorsi. «Non ci sono state recriminazioni, abbiamo parlato di quello che è successo», afferma Meloni alla stampa, «alla fine ognuno capisce il punto di vista dell’altro e quindi siamo ripartiti su quello che si può fare nei prossimi mesi». Da Evian arrivano immagini di Trump e Meloni vicini: sui media si inizia a parlare di disgelo, ma queste letture crollano la mattina del 19 giugno, con la telefonata divulgata da L’Aria che Tira in cui Trump attacca in modo diretto la premier. La distanza tra i due leader sembra ancora lontana dall’essere colmata.

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