Aveva suscitato l'ira dell'allora ministro dell'Interno Theresa May per avere descritto le femministe come«odiose bigotte» affermando che erano gli uomini a essere trattati ingiustamente. È un “duro” anche nella vita privata, orgoglioso della sua cintura nera di karatè. Sposato con una brasiliana, dirigente di una società di marketing, ha due figli.
Ultrà della Brexit
La sua entusiastica partecipazione alla campagna anti-Ue prima del referendum del 2016 lo aveva portato in stretto contatto con Johnson. Nel luglio 2018 la premier May lo aveva scelto come responsabile di Brexit dopo le dimissioni di David Davis, ma era durato solo quattro mesi. In novembre aveva lasciato l'incarico per protestare contro l'accordo di recesso proposto dalla May, che secondo lui offriva troppe concessioni a Bruxelles.
Schierandosi contro la linea troppo morbida della May verso la Ue, Raab si è conquistato la fiducia di Johnson. Lo scorso anno dopo le dimissioni della May si era lanciato nella corsa a diventare premier, presentandosi come il più radicale dei sostenitori di Brexit, favorevole a un “no deal”. Quando era stato eliminato prima dell'ultimo round di votazioni aveva espresso il suo sostegno per Johnson.
Johnson lo nomina ministro degli Esteri
Johnson, diventato premier nel luglio 2019, lo aveva scelto come ministro degli Esteri e primo segretario di Stato, di fatto vice-premier, e lo aveva confermato nell'incarico anche nel rimpasto di Governo dopo la vittoria elettorale di dicembre che aveva concesso una solida maggioranza al partito conservatore.
Raab gli ha assicurato pieno sostegno nella sua battaglia con la Ue, schierandosi a favore della sospensione del Parlamento e di una linea dura verso Bruxelles.
Negli ultimi mesi Raab non è stato in prima linea ma ha lavorato dietro le quinte. Anche in queste settimane di crescente crisi non ha partecipato alla gestione quotidiana dell'emergenza sanitaria, ma si è dedicato alla complessa organizzazione del rimpatrio di migliaia di cittadini britannici bloccati in vari Paesi del mondo a causa delle restrizioni ai voli dovute all'epidemia.