Politiche culturali

Doha inaugura il primo museo dedicato a M.F. Husain

Un omaggio all’artista indiano e un gesto strategico di soft power che consolida l’asse culturale tra Qatar e India

di Maria Adelaide Marchesoni

Lawh Wa Qalam: M. F. Husain Museum. (Courtesy of Qatar Foundation)

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È stato da poco inaugurato a Doha il Lawh Wa Qalam: M. F. Husain Museum, all’interno del campus della Qatar Foundation a Education City, un ambiente urbano di 12 kmq progettato ad uso misto che integra istruzione, ricerca, attività ricreative e patrimonio culturale. In questo contesto è ben visibile l’architettura del primo museo al mondo completamente dedicato alla figura di Maqbool Fida Husain (1915 – 2011), uno dei più influenti artisti moderni dell’Asia del Sud. Questo riconoscimento non ha un significato solo simbolico ma rappresenta una importnate manifestazione della connessione culturale e strategica tra Qatar e India e può effettivamente essere interpretata come parte di una più ampia strategia di “attrazione” del Global South verso Doha.

Lawh Wa Qalam: M. F. Husain Museum. (Courtesy of Qatar Foundation)

Il museo raccoglie l’intero arco della sua produzione dell’artista indiano: dipinti, film, fotografie, arazzi, poesie, installazioni — un corpus che va dagli anni Cinquanta fino alla sua morte nel 2011. Centrale è anche la presenza delle opere realizzate dopo il suo trasferimento a Doha, tra cui una serie dedicata alla civiltà araba, commissionata dalla Qatar Foundation e da membri della famiglia reale, a testimonianza del legame profondo tra l’artista e il paese che lo accolse negli ultimi anni.

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«Husain visitò il Qatar per la prima volta nel 1984 - afferma Noof Mohammed, curatrice del Lawh Wa Qalam: M. F. Husain Museum e responsabile del progetto del portfolio artistico della Qatar Foundation - ed espose insieme all’artista qatariota Yousef Ahmad. La sua visita del 2007 in occasione dell’inaugurazione del Museo di Arte Islamica di Doha segnò l’inizio di un profondo legame culturale con il Paese. Sono state esposte diverse sue opere commissionate, tra cui «Cross-Cultural Dialogue» e «The Last Supper in Red Desert». Questo non solo ha fatto conoscere l’arte di Husain al pubblico del Qatar, ma ha anche gettato le basi per il suo duraturo rapporto con la nazione. Il suo soggiorno nel paese è stato caratterizzato da una prolifica creatività, poiché ha prodotto un’importante serie di opere commissionate dalle istituzioni culturali del Qatar».

«Yemen» 2008, di Maqbool Fida Husain, acrilico su tela. (Courtesy Qatar Foundation)

L’edificio stesso è parte integrante del progetto culturale: progettato dall’architetto indiano Martand Khosla, realizzato in tre anni e mezzo, rispecchia uno schizzo originale di Husain, trasformando il museo in una specie di “estensione” tridimensionale del suo linguaggio visivo. Il museo nasce inoltre nel solco di una collaborazione già attiva tra istituzioni culturali qatariote e indiane: emblematico il precedente progetto «The Rooted Nomad: MF Husain», organizzato a Katara in collaborazione con il Kiran Nadar Museum of Art di New Delhi. Questo dialogo istituzionale dimostra come fra Doha e l’India sia attivo un canale culturale stabile, parallelo alle relazioni economiche e lavorative.

Soft power, diplomazia culturale

L’apertura di questo museo si inserisce in una strategia più ampia di soft power attraverso cui il Qatar mira a ridefinire la propria immagine internazionale. Se per l’India, l’iniziativa viene letta come un tributo postumo a una figura centrale dell’arte moderna, la cui carriera fu però segnata da controversie e pressioni religiose che lo spinsero all’esilio, per Doha, il museo viene presentato come un tassello nella costruzione di uno spazio culturale globale, dove arte, educazione e dialogo convivono. Il gesto ha anche una valenza sociale e demografica. In Qatar vivono circa 850.000 cittadini indiani — il 25% della popolazione totale — la più grande comunità di espatriati del paese. Dedicare a un artista indiano un museo di questa portata significa parlare direttamente a questa diaspora, riconoscerne la presenza e consolidare un legame che è al tempo stesso culturale, economico e umano.
Sul piano internazionale, il museo può diventare un riferimento per studiosi, curatori, artisti e visitatori provenienti dal Sud globale: dall’India al Pakistan, dal Bangladesh al mondo arabo. Doha si propone così come nuovo crocevia culturale, un luogo in cui Asia meridionale e Medio Oriente si incontrano offrendo un’alternativa ai tradizionali centri occidentali dell’arte contemporanea.

«Quit India Movement», 1985 di Maqbool Fida Husain. (Courtesy Qatar Foundation)

In questa prospettiva, l’opera di Husain — che unisce tradizioni diverse, racconta la civiltà araba e riflette la sua vita da artista della diaspora — diventa il simbolo della modernità che il Qatar vuole promuovere: una modernità non basata sull’occidentalizzazione, ma sulle connessioni, sulle migrazioni, sulle culture diverse e sulle storie condivise.

L’artista e il suo mercato

M.F. Husain (nato nel 1915 a Pandharpur) passò dalla pittura di cartelloni cinematografici a diventare l’artista moderno più celebre dell’India. Autodidatta, si trasferì a Bombay negli anni ’30, dove lavorò per Bollywood e come designer. Nel 1947 vinse un premio alla Bombay Art Society ed entrò nel Progressive Artists Group. Le sue opere, ispirate a mitologia, storia e temi socio-politici, riflettevano la complessità dell’India postcoloniale. Artista eclettico, si dedicò anche a poesia, architettura e cinema, ottenendo nel 1967 l’Orso d’Oro per «Through the Eyes of a Painter »e partecipando a prestigiose biennali internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, Italia (1952); la Biennale di Tokyo, Giappone (1960); la Biennale di San Paolo, Brasile (1971).

«Dolls wedding», 1950 di Maqbool Fida Husain. (Courtesy Qatar Foundation)

Nel 2025 M.F. Husain ha dominato il panorama dell’arte indiana diventando il protagonista assoluto di un mercato in pieno fermento. Con un volume d’affari ad oggi pari a 36,5 milioni di euro è al 20° posto nella classifica mondiale artprice dei 100 artisti più venduti in asta. Il suo mercato è per il 50% in India e i dipinti rappresentano il 98% delle vendite.

Nel marzo di quest’anno la vendita di «Untitled (Gram Yatra)» — un capolavoro del 1954 — ha segnato un momento epocale: battuto da Christie’s per 118,7 crore (circa 13,75 milioni di dollari), il dipinto ha polverizzato ogni precedente primato, consacrando Husain come l’artista indiano più costoso di sempre.

«Battle of Bar», 2008 di Maqbool Fida Husain. (Courtesy Qatar Foundation)

L’opera non solo ha infranto la soglia simbolica dei 100 crore, mai superata prima da un artista indiano, ma ha anche ridefinito gli standard dell’arte moderna del paese. Il record precedente, detenuto da «The Story Teller» di Amrita Sher-Gil e venduto per 61,8 crore nel 2023, è stato doppiato con sorprendente facilità. A rendere l’impresa ancora più straordinaria è il fatto che la vendita ha superato di gran lunga le stime iniziali di Christie’s, che oscillavano tra i 2,5 e i 3,5 milioni di dollari. Un risultato che conferma non solo la forza iconica di Husain, ma anche il crescente appetito dei collezionisti internazionali per l’arte indiana, oggi più dinamica e ambita che mai.

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