Cina-Taiwan, duello in Africa: il caso eSwatini e la politica dei dazi zero
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
di Dario Ricci
4' di lettura
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A trazione femminile. Si possono definire così i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, appena conclusi, per l’Italia. Perché il nostro è un medagliere da record (30 medaglie, di cui 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi) in cui le donne l’hanno fatta da padrone. Inevitabile quindi partire da loro, le signore tra ghiaccio e neve, nel delineare le campionesse finora protagoniste di un’annata ancora in larga parte da vivere, ma che almeno negli ultimi dodici mesi ha già indicato i nomi di molte delle proprie potenziali protagoniste.
Metalli preziosi tra ghiaccio e neve
Se la tigre per antonomasia è Federica Brignone, che piega al suo volere l’Olympia delle Tofane sciando solo per amore, senza rancore né rabbia malgrado le ferite ancora vive per lo spaventoso infortunio dell’aprile scorso, la leonessa è Sofia Goggia. Sì, perché agguantare un bronzo (terza medaglia olimpica consecutiva in discesa libera, come lei nessuno mai) dopo aver sentito risuonare nelle orecchie l’urlo straziante dell’amica e collega Lindsey Vonn, ha richiesto coraggio e volontà. Senza dimenticare che proprio Goggia insieme all’amicaMichela Moioli (che pure a Livigno s’è messa al collo altre due medaglie a cinque cerchi) furono decisive nell’incantare con la loro performance i membri del Cio che nel luglio 2019 assegnarono proprio alla candidatura diffusa italiana, e non alla svedese Stoccolma, quelli che ora sono diventati i terzi Giochi Olimpici Invernali della nostra storia sportiva.
Ma a fare la storia è stata Arianna Fontana, portabandiera alla cerimonia d’apertura, che è diventata l’atleta italiana più medagliata di sempre ai Giochi Olimpici. La pattinatrice di short track ha portato il totale di medaglie Olimpiche conquistate in carriera a quota 14, grazie all’oro nella staffetta mista e a due argenti (500 metri e staffettafemminile).
E il doppio successo da leggenda di Francesca Lollobrigida? E Lisa Vittozzi che impallina al poligono dolori fisici e fantasmi dell’anima per inseguire – e catturare – l’oro nel biathlon? E l’orgoglio di Dorothea Wierer, che esce di scena dopo una carriera da favola e con due quinti posti che – con qualche errore al tiro in meno – forse avrebbero potuto essere anche qualcosa di diverso e di più. Senza, poi, dimentica il bronzo storico di Flora Tabanelli nel big air, primo di sempre per un’azzurra, medaglia vinta anche qui con un legamento di un ginocchio lesionato.