Rispetto ai suoi lungometraggi precedenti, Schoenbrun si prende meno sul serio nei toni generali, ma riesce a ragionare in maniera davvero profonda sulle tematiche del politically correct contemporaneo e dell’accettazione della propria sessualità.
Una pellicola imperfetta ma coraggiosa
L’idea di rileggere quel tipo di cinema di genere in chiave queer è coraggiosa e i messaggi proposti non risultano mai didascalici o forzati, riuscendo così a offrire un prodotto intelligente e divertente allo stesso tempo.
Non manca qualche imperfezione, a partire da alcuni dialoghi troppo verbosi e da alcune sequenze che avrebbero potuto essere ancora più spinte sul versante creativo, ma il disegno d’insieme colpisce comunque, grazie anche ad alcuni spunti sul concetto del desiderio – sessuale, certo, ma anche cinematografico – tutt’altro che banali e capaci di generare più di un’interpretazione.
Notevole, inoltre, il lavoro delle due attrici principali Hannah Einbinder e Gillian Anderson in questo lungometraggio che potrebbe diventare uno dei cult-movie di cui si parlerà di più nei mesi successivi al Festival di Cannes di quest’anno.

Nagi Notes
Nagi Notes e La vie d’une femme
Decisamente più convenzionali i primi due titoli presentati in concorso, il giapponese “Nagi Notes” e il francese “La vie d’une femme”.