Diventare testimoni per contrastare la violenza di genere
Informare sulla diffusione dei casi di molestia sul lavoro porta a un aumento della partecipazione dei lavoratori che prima sottostimavano il fenomeno
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I punti chiave
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Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, una donna su tre nel mondo ha subìto violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Per l’Istat, in Italia quasi 7 milioni di donne hanno subìto una forma di violenza fisica o psicologica.
Si tratta di un problema drammaticamente sempre attuale, radicato, difficile da contrastare. Sono numerose le azioni necessarie di contrasto alla violenza: sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere azioni concrete, garantire alle vittime assistenza e servizi, e soprattutto promuovere la cultura del rispetto, dell’inclusione e della parità. Ognuno può fare la sua parte.
Il ruolo dei testimoni
Un ruolo decisivo, spesso sottovalutato, lo svolgono i testimoni o “bystanders” – persone che si trovano involontariamente ad assistere a situazioni di violenza senza essere direttamente coinvolti. Si trovano nella posizione di poter agire e denunciare episodi di violenza, ma spesso scelgono di non intervenire. Per paura, insicurezza, minimizzazione degli episodi, o mancanza di conoscenza su cosa fare. Eppure vincere la violenza passa anche attraverso la rottura del silenzio, la promozione della responsabilità collettiva, garantendo protezione ai testimoni attivi.
Le molestie sul luogo di lavoro
La violenza contro le donne si manifesta in molteplici forme. Se la loro indipendenza economica è riconosciuta come la prima arma contro la violenza, è sui luoghi di lavoro, mentre si impegnano a realizzare la propria indipendenza economica, che le donne si trovano troppo spesso a fare i conti con un’altra forma di violenza, quella delle molestie. Le molestie sul luogo di lavoro sono una dimensione molto diffusa, che, anche a seguito del #MeToo, ha attirato l’attenzione degli studiosi nelle scienze sociali per i suoi impatti devastanti sul mondo del lavoro, non solo per le vittime, ma anche per l’ambiente lavorativo.
Le donne che subiscono molestie hanno una probabilità maggiore delle altre di uscire dal mercato del lavoro o di cambiare lavoro, anche a costo di una regressione di carriera. L’ambiente lavorativo si deteriora, con conseguenze negative non solo per la parità e l’inclusione ma anche per la produttività dei lavoratori. Parliamo di commenti sessisti, contatti fisici indesiderati, abusi digitali, minacce, stalking o pressioni a scopo sessuale. Secondo le stime dell’Istat, il 13,5% delle donne di 15-70 anni, che lavorano o hanno lavorato, ha subìto molestie sul lavoro a sfondo sessuale nel corso dell’intera vita, e il 2,4% degli uomini.









