Terzo settore

Disturbi alimentari, prevenzione per cogliere i segnali silenziosi

Fondazione Bullone lancia una campagna di sensibilizzazione. E affianca i giovani nel reinserimento sociale

di Alessia Maccaferri

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Sono malattie complesse e silenziose, difficile trovare una terapia adeguata e altrettante difficile cogliere i segnali in anticipo. In Italia il 59% dei casi di disturbo della nutrizione e dell’alimentazione riguarda i ragazzi e le ragazze tra i 13 e i 25 anni, ma è sempre più preoccupante l’abbassamento dell’età d’esordio, con diagnosi già intorno agli 8-9 anni. Per questo Fondazione Bullone ha preso sul serio la richiesta di aiuto dell’Ospedale Niguarda e ha messo in campo la sua esperienza nel sociale per lanciare “Voto 10 con riserva, la campagna di sensibilizzazione” promossa dalla fondazione stessa, insieme al Reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale milanese, ideata con il supporto dell’agenzia creativa Next Different (con il sostegno di Fondazione Guido Venosta e il patrocinio di Fondazione Italia Patria della Bellezza e del Comune di Milano).

Insieme con un unico obiettivo: aiutare a comprendere e prevenire alcuni dei segnali con cui questa malattia si manifesta e indirizzare verso centri di cura qualificati dell’Istituto Superiore di Sanità. Proprio oggi si celebra la Giornata Nazionale dei disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione e la campagna dura tutto marzo 2026, mese Lilla, dedicato alla sensibilizzazione su questi disturbi.

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A chi è rivolta la campagna?

La campagna evidenzia come l’eccellenza scolastica o sportiva, tradizionalmente considerata un valore positivo, può diventare un campanello d’allarme quando è accompagnata da isolamento crescente, insoddisfazione cronica ed eccessiva ricerca della performance. Ignorare questi segnali rischia di precludere il riconoscimento tempestivo di un disagio più profondo. «Con questa campagna vogliamo parlare a genitori, insegnanti, educatori per informarli su queste malattie - spiega Sofia Segre Reinach, direttrice della fondazione Bullone Ente del Terzo Settore - e orientarli nel chiedere un supporto qualificato con approccio multidisciplinare; sta diventando una vera e propria emergenza e c’è scarsa prevenzione e consapevolezza».Da sempre Fondazione Bullone accompagna adolescenti e giovani adulti con esperienze di patologie importanti alla riscoperta della propria identità oltre la malattia, costruendo percorsi di reinserimento nella vita sociale e professionale. E’ attiva all’interno del Reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’ospedale milanese come in tanti altri. «Lavoriamo sia nei reparti con laboratori per le ragazze e i ragazzi - racconta Bill Niada, imprenditore sociale e fondatore del Bullone 14 anni fa - sia nella delicata fase di accompagnamento una volta usciti dall’ospedale. Poi molti di loro entrano a far parte della nostra numerosa community». Che peraltro si racconta ogni mese attraverso un giornale, Il Bullone.

In gioco l’imprenditoria sociale

La campagna è stata prodotta direttamente dalla fondazione mettendo a valore l’esperienza maturata nella produzione di progetti editoriali (video, newsletter campagne) sui temi sociali, messi a punto insieme a ragazzi malati di tumore, con disturbi alimentari, nati sieropositivi, disabili ecc. Attraverso queste attività le persone conquistano consapevolezza di sè e delle proprie risorse, in un percorso di reinserimento nella vita sociale e lavorativa. «Da questo filone di attività professionali per altri, che si affianca alla tradizionale raccolta fondi - racconta Niada - deriva una parte consistente delle nostre risorse». Tra le aziende clienti e donatrici Barilla, Mediobanca, Nestlè, Sky, Richemond Italia, Atm, Esselunga.

Le cicatrici diventano arte

Da anni la Fondazione lavora sul tema della fragilità con il progetto Cicatrici nato nel 2018. I B.Liver, ragazzi affetti da gravi patologie croniche e quelli del +Lab, l’innovativo laboratorio del Politecnico di Milano, hanno raccontato e poi scolpito con le stampanti 3D le proprie cicatrici su due icone della bellezza, la Venere di Milo e il David di Michelangelo, in una “discesa” dentro a se stessi – un viaggio di emozioni e verifiche che tutti gli esseri umani possono fare per scoprire la propria meraviglia. «Il tema è quello della vulnerabilità - spiega la direttrice - Dopo aver portato ovunque questo progetto ora vogliamo entrare anche nelle scuole superiore in modo strutturato con workshop che creano un’opera collettiva con i docenti o con ragazzi. Il bisogno è molto forte anche da parte degli adulti perché c’è una difficoltà di dialogo e di ascolto, da un lato e di carenza di strumenti dall’altro». Mettere a nudo le proprie ferite ha sia un valore di ascolto per cogliere i segnali di disagi dei ragazzi (bullismo, disturbi alimentari ecc) sia per elaborare le ferite stesse trasformandole in bellezza.

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  • Alessia Maccaferri

    Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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