Distretti florovivaistico, del grano e del gusto: le Marche fanno rete sulle eccellenze
Presentate nel corso degli ultimi mesi le domande di riconoscimento, l’istruttoria è in fase di svolgimento ma il consenso riscontrato è già alto
di Daniela Casciola
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Distretto cerealicolo Gran de’ Marca, distretto florovivaistico e distretto del cibo Mosaico del gusto: crescono i progetti per la messa in rete delle eccellenze della Regione Marche.
Presentate nel corso degli ultimi mesi le domande di riconoscimento, l’istruttoria è in fase di svolgimento ma il consenso riconosciuto ai distretti, con gli accordi sottoscritti da un cospicuo numero di imprese, è già un ottimo risultato perché dimostra la partecipazione concreta del mondo produttivo e tecnico regionale che persegue l’obiettivo di organizzare al meglio i propri settori di interesse.
Un distretto, infatti, non è una semplice associazione ma un vero e proprio strumento di governo del territorio e un interlocutore privilegiato per le istituzioni. Agisce come una rete che rende le aziende più competitive e attrae finanziamenti, promuovendo anche turismo di qualità. Non è un ente pubblico, ma un’entità che vede la partecipazione di enti pubblici e, soprattutto, consente un ruolo decisionale primario in capo ai rappresentanti delle imprese di settore.
La normativa marchigiana prevede il riconoscimento di diverse tipologie di distretti, ognuna con requisiti specifici. Ci sono i distretti delle Pmi, caratterizzati da un’alta concentrazione di piccole e medie imprese agricole e agroalimentari. I Distretti dei Prodotti Certificati che raggruppano imprese interrelate che producono uno o più prodotti con certificazioni e tutele (Dop, Igp eccetera). Un esempio di successo è il distretto Food Brand Marche di Jesi. I distretti dei Prodotti di Prossimità sono focalizzati sull’integrazione tra attività agricole e vendita diretta, ristorazione locale e gruppi di acquisto solidale. Ne fanno parte il Bio-Distretto di prossimità Picenum e il Distretto Biologico Terre Marchigiane. Infine, il Distretto Biologico Regionale che promuove la coltivazione, la trasformazione e la divulgazione del metodo biologico. Il Distretto Biologico Marche ne è un esempio e, con oltre 2.200 partecipanti, rappresenta il distretto biologico più grande d’Europa.
Per essere riconosciuto, un distretto deve soddisfare requisiti generali come l’elevato livello di integrazione produttiva, la sede legale o operativa nelle Marche e un accordo formale tra i partecipanti. Ci sono poi requisiti specifici (per i distretti delle Pmi specializzati che operano in un unico settore produttivo): il distretto deve includere almeno 100 imprese agricole in 15 Comuni contigui, 150 addetti complessivi, almeno 5 imprese di condizionamento e con un volume d’affari complessivo di almeno 5 milioni di euro. Possono partecipare sia imprese agricole singole e associate sia enti locali, organizzazioni professionali, imprese turistiche e di ristorazione.


