Confindustria

Dispositivi medici: in Puglia un polo industriale dinamico e innovativo

La spesa media pro capite è superiore a quella nazionale: 139,9 contro i 131 euro ma servono investimenti in digitalizzazione e infrastrutture

2' di lettura

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A 40 anni dai primi insediamenti la Puglia si conferma un polo di primo piano nel settore dei dispositivi medici con 167 aziende attive e quasi 2.100 occupati, di cui il 58,2% (2083) altamente qualificati, con il 57% in possesso di una laurea e l’1,2% circa anche di un dottorato di ricerca. E su tutto investimenti in R&S per quasi 18 milioni di euro effettuati per lo più da Pmi, segno della capacità del comparto di innovare e attrarre talenti, divisione che impegna l’8,8% degli occupati. Delle 167 imprese, 80 hanno per attività principale la produzione di dispositivi medicali, un valore sopra la media nazionale e l’8,4% è costituito da start up o Pmi.

Nella regione attivi cinque centri per l’innovazione

La Puglia conferma il suo peso specifico nel quadro nazionale delle imprese del settore, dunque, con il 3,6% del totale nazionale e ben 5 centri per l’innovazione tra InnovaPuglia, distretto H-Bio Puglia, Distretto tecnologico dell’informatica e dell’innovazione-Tecnopolis, Centro per le tecnologie nanotecnologie biomolecolari, Salento biomedical district. Ad alimentare il comparto c’è una domanda domestica di quasi 555 milioni di euro nei dispositivi medicali -dato 2023- con una spesa media pro capite superiore a quella nazionale: 139,9 euro per pugliese contro i 131 euro per italiano. Questa dinamicità fa dire a Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, che “in Puglia i dati confermano la vivacità di un tessuto imprenditoriale dinamico e innovativo che rappresenta circa il 4% delle imprese italiane del comparto, con una forte vocazione alla ricerca e allo sviluppo tecnologico”.

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Più investimenti per affrontare le sfide globali

Vivacità emersa con chiarezza nel corso del roadshow ‘Insieme per un Paese in salute’, che per due giorni a Bari ha evidenziato l’impatto economico del settore e il suo contributo al Ssn. Servono però anche “politiche industriali lungimiranti - come ha osservato il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana - investimenti in formazione, digitalizzazione e infrastrutture, per affrontare le sfide globali che ci attendono”. Sulla urgenza che l’ecosistema di R&S esistente in Puglia, ed in particolare nel barese, diventi terreno fertile per le imprese ha insistito soprattutto il presidente di Confindustria Bari-Bat, Mario Aprile, secondo cui “occorre rafforzare ancora la spesa in R&S pro capite, che è ancora inferiore alla media nazionale, e soprattutto occorre rafforzare le reti di trasferimento tecnologico tra mondo accademico e imprese”.

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