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Dispersione scolastica nell’Ue, l’Italia è un punto percentuale sotto la media europea. Spagna e Germania tra le peggiori

Tra i grandi Paesi, Portogallo e Spagna hanno registrato le riduzioni più marcate rispetto al 2015, rispettivamente -7,4 e -7,2 punti percentuali, anche se la Spagna parte ancora da un livello troppo alto per festeggiare

di Redazione Roma

 ANSA

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Che i risultati dell’Italia nella “lotta” alla dispersione scolastica fossero buoni era stato acquisito già in aprile, quando l’Istat ha reso nota la percentuale dell’8,2% per il nostro Paese. Un risultato improvviso (nel 2020 superava il 14%) e soprattutto più che in linea con i traguardi europei (meno del 9% entro il 2030).

Adesso, con la pubblicazione dei dati comunitari da parte di Eurostat, quell’8,2% acquisisce ancora più valore. Perché è quasi un punto percentuale sotto la media europea e comunque molto inferiore ad altri grandi Paesi come la Germania e la Spagna.

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Il quadro italiano

Andiamo con ordine e partiamo dai numeri italiani. Si è passati dal 14,2% del 2020 all’8,2% del 2025, con la crescita costante anno per anno (nel 2022 ci si è fermati all’11,5%). Un trend che ha permesso di centrare sia il target Pnrr (10,2%) che l’obiettivo europeo dell’Agenda 2030.

Chi fa peggio e resta lontano dal traguardo

In cima alla classifica negativa c’è la Romania, ferma al 15,5%. Seguono Germania al 13,1% e Spagna al 12,8%. Berlino è anche tra i Paesi che hanno peggiorato di più nell’ultimo decennio: tra i sette Paesi dove il tasso è aumentato dal 2015 al 2025, la Germania segna +3,0 punti percentuali, preceduta solo da Cipro (+4,6 pp) e seguita dall’Austria (+2,7 pp).

Chi fa meglio

Diciassette Stati membri hanno già raggiunto il target Ue. I valori più bassi sono in Croazia (2,1%), Grecia (3,0%) e Irlanda (3,6%). Tra i grandi Paesi, Portogallo e Spagna hanno registrato le riduzioni più marcate rispetto al 2015, rispettivamente -7,4 e -7,2 punti percentuali, anche se la Spagna parte ancora da un livello troppo alto per festeggiare.

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