In riduzione anche i Neet

Dispersione scolastica, calo record: siamo all’8,2% nel 2025

I dati Istat confermano: target raggiunto con cinque anni di anticipo. Valditara: grande risultato per Italia e giovani.

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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Per un Paese, come l’Italia, alle prese con una forte denatalità e tanti giovani che storicamente abbandonano i banchi in anticipo, ogni miglioramento dei tassi di dispersione scolastica è di per sé una notizia. A maggior ragione quando raggiungiamo con anni di anticipo i target internazionali, facendo addirittura meglio di Germania e Paesi Nordici che sono spesso dei benchmark in materia di Education. Ma lo diventa ancora di più considerando il suo effetto indiretto sui Neet, a loro volta in diminuzione.

I dati Istat

Partiamo dai cosiddetti Elet (Early leavers from education and training). I dati appena pubblicati dall’Istat mostrano infatti come nel 2025 la dispersione scolastica in Italia sia scesa all’8,2% (6,7% considerando soltanto gli studenti con cittadinanza italiana). Un risultato mai raggiunto prima. In un colpo solo abbiamo centrato il target Pnrr (ridurre gli abbandoni precoci dal 13,5 al 10,2 per cento) e abbiamo anche superato, con cinque anni d’anticipo, l’obiettivo del 9% fissato da Agenda 2030 della Ue. Invertendo la tendenza del recente passato che, ad esempio nel 2020, ci aveva portato a mancare il traguardo di allora di oltre quattro punti: eravamo al 14,2%, anziché al 10 per cento.

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Confronto internazionale

Per il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, si tratta di un «grande risultato per l’Italia intera e per i nostri giovani». Dal 2022 a oggi - aggiunge - «la politica scolastica del governo Meloni ha consentito, partendo dall’11,5%, di scendere al 10,5% nel 2023, al 9,9% nel 2024 per arrivare al dato attuale dell’8,2%, che vede l’Italia in controtendenza positiva rispetto ad altri Paesi. Ricordiamo che nel 2024 la Germania aveva un tasso di dispersione pari a 12,9% e Paesi come Estonia, nel 2024 all’11%, Danimarca al 10,4%, Finlandia al 9,6%, negli ultimi anni hanno registrato un trend negativo con un aumento della dispersione scolastica».

La mappa dell’Italia

Il riferimento è alle Agende Sud e Nord (finanziate complessivamente con oltre 1 miliardo di euro) e al decreto Caivano varati negli anni scorsi. Nella sola Campania, nell’anno scolastico 2024/25, sono stati recuperati circa 8mila studenti che avevano abbandonato la scuola; la regione scende per la prima volta sotto il 10% di dispersione scolastica (9,7% - si era al 19% nel 2020) e fa meglio addirittura della Toscana. Bene anche la Calabria: siamo al 6,5% contro il 16,9% del 2020. Nel Mezzogiorno la dispersione scolastica è al 10,1% (nel Sud, senza Isole, 8,4% - nelle Isole 13,7 per cento). Al Nord siamo al 6,9%, al Centro al 7,7 per cento. La regione con la dispersione scolastica più bassa è l’Umbria (4,9%), i valori più elevati sono in Sicilia (13,7%) e in Sardegna (13,6 per cento). Sopra la media nazionale ci sono anche Valle d’Aosta (10,4%), Toscana (9,8%), Campania (9,7%), come detto, eppoi Liguria (9,3%), la provincia di Bolzano (9%) e la Puglia (8,6 per cento).

Il peso del background migratorio

Certo non tutti i problemi sono risolti. Il dato sugli abbandoni ripropone il tema dei divari collegati al background migratorio. Nel 2025 le uscite precoci degli studenti con cittadinanza straniera sono ancora al 26,2%, in miglioramento rispetto al 2022 quando erano al 30,1 per cento. Questo dato, per il titolare del Mim, «dimostra la necessità delle misure che abbiamo avviato in questo anno scolastico per potenziare l’insegnamento della lingua italiana con un investimento di oltre 13 milioni di euro e con la specializzazione di 1.000 docenti destinati a insegnare l’italiano agli studenti appena arrivati nel nostro Paese».

L’8,2% di dispersione scolastica registrato nel 2025 «è un’ottima notizia» anche per Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi (che a gennaio aveva stimato appunto la discesa all’8,2%, ndr) , perché «indica che tra il 2022 e il 2025 sono giunti al diploma 490mila studenti in più che altrimenti avrebbero abbandonato la scuola» senza un titolo di studio finito.

In riduzione anche i Neet

Il calo record degli abbandoni, e veniamo alla seconda buona notizia, sembra spiegare almeno in parte anche un altro miglioramento importante che emerge dalle rilevazioni Istat. Vale a dire la diminuzione dei Neet, i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano. Nel 2025 siamo scesi al 13,3 per cento, quasi due punti in meno del 15,2% del 2024. Nel 2020 eravamo addirittura al 23,7. Numeri eloquenti.

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