Cinema e media

Disabilità, sullo schermo pietismo e “inspiration porn” non raccontano la realtà

Dal cinema alla musica, dalle serie tv all’infoteinement non c’è spazio per la realtà delle persone con disabilità, si procede per stereotipi.

di Nicoletta Labarile

L’attore sordo Troy Kotsur. (Getty Images)

6' di lettura

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Solo tre persone con disabilità hanno vinto un Oscar. All’attore sordo Troy Kotsu, nel 2022, è andato l’Oscar come migliore attore non protagonista: «Voglio solo dire che dedico questo premio alla comunità dei sordi, alla comunità C.O.D.A. e alla comunità dei disabili. Questo è il nostro momento» aveva detto nel discorso di ringraziamento. Prima di lui, l’attrice sorda dall’infanzia Marlee Matlin nel 1987 e il veterano della seconda guerra mondiale Harold Russell nel 1946.

Il talento viene prima ma, nel caso di artisti e artiste con disabilità, questo non è un diritto garantito: il mondo dello spettacolo, dalla musica al cinema, non accoglie la disabilità. Ma ne opprime spazi e rappresentazioni escludendo i talenti con disabilità attraverso narrazioni “abiliste” che, lasciando indietro i “corpi non conformi”, suggeriscono l’esistenza di una norma socialmente consolidata rispetto a quanto si ritiene “conforme”. L’esclusione è faccia della stessa medaglia: quella per cui, quando gli artisti disabili non sono tagliati fuori, vengono considerati solo ed esclusivamente in virtù della loro disabilità. Un approccio altrettanto abilista che, con l’apparente intento di includere, discrimina.

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Inspiration porn, la disabilità come “super potere” distorce la realtà

Si chiama “inspiration porn” ed è l’espressione che l’attivista Stella Young ha esplorato nel suo celebre Ted Talk del 2012 per descrivere una retorica che metteva a disagio moltissime persone con disabilità ma a cui non si riusciva ancora bene a dare un nome. Nella retorica dell’inspiration porn una persona con disabilità viene mostrata come fonte di ispirazione non tanto per i traguardi raggiunti, ma per il fatto di riuscire ad ottenere dei risultati nonostante la disabilità. L’uso che viene fatto di queste storie è ben lontano da una vera empatia. «Uso il termine pornografia deliberatamente - afferma Young nel Ted Talk - Perché implica l’oggettificazione di un gruppo di persone a beneficio di un altro gruppo di persone».

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Questo può valere sia nella rappresentazione che nei comportamenti: è un effetto dell’inspiration porn, ad esempio, reputare giusto congratularsi con una persona con disabilità perché “nonostante tutto” va al lavoro, ha dei figli o semplicemente una vita sociale. Questo approccio emerge chiaramente sia nelle narrazioni che rappresentano le persone con disabilità attraverso il pietismo, sia in quelle in cui sono descritte come supereroi in possesso di qualche potere o forza sovrumana che, nonostante la loro “diversità”, gli permette di essere speciali e quindi migliori degli altri.

Entrambe le rappresentazioni, dalla letteratura al cinema e alle serie tv, hanno distorto la percezione della disabilità nella realtà. «Lo scopo di queste immagini è di fornire ispirazione affinché possiate guardarle e pensare: Beh, per quanto difficile sia la mia vita potrebbe essere peggio. Potrei essere io quella persona. Ma cosa succede se tu sei quella persona?», aggiunge Young in un altro passaggio del suo discorso, continuando: «Quelle immagini riducono le persone disabili ad oggetti a beneficio delle persone non disabili».

Disabilità nel cinema, un tema poco attraente e “di nicchia”

Non solo la disabilità è raramente rappresentata in modo valorizzante sullo schermo, ma non è quasi mai protagonista. Ancora troppo spesso i pochi ruoli disponibili vengono affidati ad attori e attrici non disabili: è quanto emerge dal Diversity Media Report 2024, la ricerca annuale condotta da Fondazione Diversity sulla rappresentazione delle diversità nei media italiani di informazione e intrattenimento.

Come sottolinea nel rapporto Marina Cuollo – scrittrice, consulente D&I e curatrice del rapporto di Fondazione Diversity – la presenza di personaggi con disabilità rimane scarsa e la diffusione di serie che li vede come protagonisti o come figure di valore è fortemente limitata. L’industria cinematografica sembra continuare a percepire la disabilità come un tema di nicchia e poco “attraente”, relegandola a pochi prodotti o utilizzandola come gancio narrativo tragico nelle sue romance, se non come elemento di terrore nel genere horror.

Persiste l’approccio di “inspiration porn”, consolidando l’errore di limitarsi a una narrativa pietistica o paternalistica. O, peggio, finalizzata all’ispirazione per le persone non disabili. I personaggi che figurano oggi nel panorama mediatico internazionale sono, infatti, ancora troppo spesso trattati come delle storie tragiche o all’insegna dell’eroismo nel “superare la disabilità”, come se la disabilità fosse qualcosa che può e deve essere oltrepassata, al costo di ignorare la propria salute mentale e fisica.

Manca, evidenzia il report, l’esistenza di personaggi disabili la cui identità non sia tematizzata, ma sia semplicemente una dei tanti elementi della loro esistenza. Questo significa che, nel racconto, le loro trame non devono per forza girare attorno alle loro caratteristiche fisiche e corporee: è possibile mostrare persone che convivono serenamente con la propria disabilità e le cui storyline girino invece intorno a tutti i temi classici della serialità.

Serie animate e young, esempi virtuosi

A rappresentare personaggi con disabilità con maggiore naturalezza e sensibilità sono le serie di animazione (come “Blue Eye Samurai”, citato come esempio virtuoso di liberazione e inclusione) che si fanno strada come portatrici di reale innovazione e diversificazione, portando storie intersezionali e diversi personaggi appartenenti a gruppi sottorappresentati anche nello stesso prodotto.

Anche le serie young riescono ad uscire dai parametri pietistici e stigmatizzanti del panorama mediatico contemporaneo, dando spazio e rappresentazione a personaggi esplicitamente disabili in cui la disabilità non è vista come un problema da affrontare o da superare, ma come uno dei tratti dell’individuo. Questo vale sia a livello internazionale, con serie come “Il Trenino Thomas” e “The Dragon Prince”, sia a livello italiano con prodotti come “Il cercasuoni”.

Sul fronte internazionale, registra il rapporto Diversity Media Report 2024, la consapevolezza è maggiore e i prodotti offrono un contributo significativo per una rappresentazione autentica e partecipata delle persone con disabilità. Gli aspetti su cui lavorare emergono chiaramente: un punto critico persistente, ad esempio, è la scarsissima presenza di figure professionali con disabilità e neurodivergenti dietro le quinte, in ruoli di scrittura e direzione.

La consapevolezza di avere un’adeguata consulenza sta crescendo: la produzione italiana di Prime Video, per la serie “Prisma”, si è affidata alla consulenza dell’attivista ed esperta Sofia Righetti per creare il personaggio di “Carola”, ragazza con disabilità dalla storia sfaccettata la cui disabilità ne rappresenta solo una parte. Tuttavia, pur riconoscendo l’importanza delle consulenze, è essenziale offrire opportunità concrete a creative e creativi con disabilità e neurodivergenti per fare in modo che possano partecipare attivamente nel settore.

Morbosa e abilista, la narrazione della disabilità in tv

Anche in televisione, come nel cinema, mancano rappresentazioni veritiere sulla vita quotidiana delle persone con disabilità. Lontane dal definirsi “supereroi”. In riferimento ai diversi programmi tv analizzati nel rapporto, in relazione alla disabilità la tendenza predominante è quella di cedere a narrative ispirazionali ed emozionali cadendo spesso in un meccanismo di “trauma porn” che lega il racconto della disabilità a emozioni dolorose e indirizzando diversi elementi del prodotto (luci, musiche, domande, tono della conduzione) verso il compatimento dell’ospite.

La rappresentazione della disabilità in tv, infatti, non riguarda solo le fiction. Ma anche molti talk show e programmi di intrattenimento in cui le persone con disabilità vengono spesso invitate solo per parlare della loro esperienza di malattia o di disabilitazione. Questo meccanismo rischia di confinarle in un unico aspetto della loro, ignorando la loro complessità e individualità. Per invertire la rotta, serve attuare ciò che indicato da Cuollo: coinvolgere le persone con disabilità non solo come ospiti o come vittime, ma anche come autori, registi e produttori.

Mercato discografico, nessun dato sull’inclusività

Sul fronte musicale non esistono dati specifici sull’inclusione di artisti con disabilità nel mercato mainstream. Nonostante il forte valore economico del mercato musicale - secondo la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) il mercato discografico italiano nel 2023 ha registrato una significativa crescita del 18.8% con un totale di 440 milioni di fatturato - in Italia resta una sfida renderne l’accesso più inclusivo.

«Oggi la musica subisce il mercato. Non lo si indirizza. E questo significa che una persona con disabilità si vede le porte chiuse in faccia a prescindere dal proprio talento» ha spiegato il discografico Carlo Martelli durante la conferenza stampa “Entusiasmabilità, musica e inclusione”, patrocinata dalla Rai e organizzata in collaborazione con l’associazione “Entusiasmabili” per sensibilizzare sul tema.

Il compositore Ezio Bosso non voleva essere nominato come un esempio di vita, ma essere considerato “solo” come un musicista. Invece, come nel cinema e in tv, anche nella musica l’approccio prevalente è quello del pietismo o della valorizzazione della disabilità presa ad esempio “nonostante tutto”: «Il talento dev’essere padrone. In tutto e per tutto. Ma occorre aprire le porte con maggiore fiducia rispetto alla disabilità» ha detto ad Alley Oop Graziella Saverino, artista e presidente dell’associazione Entusiasmabili dedicata all’inclusione e al supporto delle persone con disabilità. La strada è in salita ma, intanto, per la gara canora d’eccellenza in Italia – il Festival di Sanremo - arriva da Montecitorio un appello preciso: si dia spazio, se lo meritano, anche agli artisti con disabilità.


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