Disabilità, la formazione apre le porte del lavoro
Nelle province venete 33.500 occupati: la maggior parte dei lavoratori è impiegata a tempo indeterminato, il 49% possiede un profilo tecnico
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La Convenzione Onu lo stabilisce in modo chiaro: lavorare è un diritto anche per le persone disabili, la cui piena occupazione, però, rimane obiettivo lontano. In Veneto l’impegno finalizzato a raggiungere il traguardo è molto alto, come dimostra il report su “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità”, elaborato dall’agenzia regionale Veneto Lavoro. L’anno scorso, gli occupati con una forma di disabilità nelle sette province risultavano complessivamente 33.500, la maggior parte impiegati a tempo indeterminato (91%) da datori di lavoro privati (75%) e assunti su chiamata nominativa dagli elenchi degli iscritti ai Centri per l’impiego (84%). Il 49% ha un profilo tecnico-impiegatizio; il 37% un contratto in part-time. Le province di Padova (21%) e Vicenza (19%) mostrano il numero di lavoratori superiore.
Molti restano a caccia di opportunità. «Le persone con disabilità in cerca di occupazione sono 23.700, di cui quasi 8mila pronte ad entrare da subito nel mercato del lavoro e una buona parte impegnata in percorsi di formazione o di tirocinio», afferma, infatti, Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro. Tra gli iscritti al collocamento mirato, la maggior parte è nel pieno dell’età lavorativa, ovvero ha tra i 30 e i 54 anni (63%); è in possesso di licenza elementare o media (51%); ha un’invalidità fisica (53%) ed è in grado svolgere attività in autonomia (66%). Nel solo 2023, negli elenchi si sono aggiunti 5.294 nuovi candidati (-11% rispetto al 2022) e di questi 1.418 sono alla prima iscrizione.
Sull’altro fronte, le imprese soggette all’obbligo di assunzione, sulla base di quanto stabilito dalla legge n. 68/99, sono 12.400. Di queste, molte hanno assolto tramite convenzioni, compensazioni territoriali o hanno fatto richiesta di esonero parziale. Delle convenzioni di programma siglate tra aziende e Centri per l’impiego (Cpi) veneti, 2.183 risultavano attive a fine dell’anno scorso con il picco di Vicenza (577) e Verona (557). Treviso è in testa per unità produttive soggette all’obbligo di riserva che devono ancora assumere (1.107 le posizioni da coprire). La novità sta invece nell’incremento progressivo del ricorso allo strumento dell’art. 14, che permette alle attività economiche di mettersi in regola attraverso il conferimento di commesse di lavoro alle cooperative sociali, che assumono al posto loro. Negli ultimi cinque anni le convenzioni attive in regione risultano 281, per un totale di 560 persone con disabilità, 256 aziende e 85 cooperative coinvolte. Dalla documentazione presentata dalle stesse imprese (prospetto informativo) risulta che a fine 2023 fossero 46.695 le posizioni riservate alle persone con disabilità, in aumento del 3% sul 2022. Ciò evidenzia come ci siano ancora spazi per l’inserimento. Tuttavia occorre anche considerare che ci sono imprese esonerate dalle assunzioni di questo tipo, passate in un anno da 556 a 644 (+16%) e le posizioni lavorative esonerate nell’industria, soprattutto in alcuni comparti del metalmeccanico e della logistica, sono salite a 1.384.
Oltre agli occupati, molte persone con disabilità risultano inserite in percorsi di politica attiva. Nel corso del 2023, più di 11mila disoccupati sono stati interessati dalle misure di formazione e inserimento lavorativo previste dal Programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), in 3.800 hanno usufruito del voucher rafforzato (iniziativa regionale che consente di beneficiare di servizi gratuiti di formazione e accompagnamento al lavoro) e 3.300 hanno iniziato un tirocinio.
Nel complesso, il Report evidenzia che i Cpi sono un presidio sul territorio che agevola il lavoro delle persone con disabilità. Infatti, il 74% di chi si iscrive aveva già compiuto lo stesso passaggio in precedenza. A distanza di quattro anni il 73% ha avuto almeno un rapporto di lavoro. Ma il 20% degli iscritti ha bisogno di strumenti intensivi di collocamento mirato, con personale specializzato e tempi più lunghi rispetto alla media. Da migliorare, secondo lo studio, i tirocini da rendere più flessibili (finalità, durata, indennità, soggetti ospitanti), l’offerta formativa personalizzata sulle specifiche esigenze, l’ampliamento dell’utilizzo dell’art. 14, gli incentivi alla mobilità verso i luoghi di formazione e lavoro.


