Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Maurizio Caprino
2' di lettura
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Ora esiste davvero. Dopo 23 anni da quando la Commissione Ue lo ha previsto, anche in Italia è stato istituito il Contrassegno unico disabili europeo (Cude), che consente a chi ha un handicap di circolare dove normalmente agli altri utenti è vietato. Un documento digitale, che sostituisce quello cartaceo che era stato introdotto a settembre 2012 e non aveva semplificato la vita dei disabili come avrebbe dovuto. Il lungo iter verso la soluzione definitiva è stato completato dal Dm Infrastrutture (di concerto con Interno ed Economia) del 5 luglio 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto.
La soluzione è resa possibile dal fatto che ora finalmente esiste una banca dati unica (la «piattaforma unica nazionale informatica dei contrassegni unici», nell’Archivio nazionale dei veicoli tenuto dalla Motorizzazione), al posto di quelli di ogni singolo Comune. Ciò ha due conseguenze positive:
evita al disabile di telefonare agli altri Comuni per farsi “accreditare” quando intende recarsi sul loro territorio;
consente di circolare liberamente in tutta la Ue, cosa prima impossibile perché alcuni Stati non riconoscevano i documenti cartacei italiani.
L’interessato deve presentare al proprio Comune la richiesta del codice univoco, associato al Cude. Può farlo anche in via telematica, se ha lo Spid o la carta d’identità digitale (articolo 65 del Dlgs 82/2005). In ogni caso, deve compilare il modulo previsto nel Dm, indicando, «secondo un criterio di priorità di preferenza, il numero di targa di uno o più veicoli, fino ad un massimo di due», che intende utilizzare per muoversi.