Moda a Parigi /1

Dior e le energie femminili del cambiamento, Saint Laurent congiunge abito e corpo

Le sfilate di Parigi si aprono con l’indagine delle collezioni anni Sessanta di monsieur Dior e le cascate di collant di Anthony Vaccarello, ma anche con interessanti e giovani talenti come Niccolò Pasqualetti

di Angelo Flaccavento

Dior AI 24-25

3' di lettura

3' di lettura

Il popolo della moda si è spostato in massa a Parigi, dove la fashion week durerà ben dieci giorni. È pur vero che la capitale francese è l’autentico epicentro del sistema, il collettore di autori che arrivano da ogni angolo del globo, latori delle più diverse ed eccitanti visioni, ma la sproporzione è comunque evidente: un problema che le rispettive Camere dovranno in qualche modo risolvere.

Ciò detto, e senza suonare forzatamente esterofili, le attese per Parigi questa stagione sono alte. Altissime. Non che Milano abbia proprio deluso. Sono però mancate, con poche eccezioni, le scosse, i brividi che fanno pensare e avanzare. Quei frisson ce li si aspetta a Parigi, tra debutti eccellenti - Chemena Kamali da Chloé, Seán McGirr da McQueen - e glorie imperiture come i giapponesi o Rick Owens.

Loading...

Dior, la collezione per l’AI 24-25

Photogallery23 foto

Apre i giochi Dior, dove Maria Grazia Chiuri continua a offrire un punto di vista estremamente concreto, e astutamente centrato sul prodotto, sull’eredità della augusta maison. Il suo racconto di brand comprende elementi diversi, non sempre e non necessariamente coesi, che vanno dal coinvolgimento di donne artiste nell’allestimento degli spazi delle sfilate a una narrativa entusiasticamente femminista. Questa stagione, ad esempio, fanno da cornice alla collezione le armature di canna dell’artista indiana Shakuntala Kulkarni, riflessione sul corpo femminile e sullo spazio che occupa.

Si tratta di lavori esteticamente molto lontani da quel che Chiuri manda in passerella, ma identico è lo spirito: una celebrazione del cambiamento come forza femminile. La collezione rievoca, non ultimo a suon di graffiti che ne sillabano il nome, a lettere cubitali, su giacche, cappotti e abiti, un momento storico preciso: l’anno 1967, nel quale fu lanciata la collezione di prêr-à-porter Miss Dior - la prima per Dior - destinata alle figlie delle clienti Couture, in un momento storico nel quale i giovani scoprivano l’energia della ribellione. In verità non c’è nulla di sessantottino nella prova, che appare perbene come da copione, ma più svelta e tesa del solito nell’espressione, con gli orli corti, gli stivali e un’idea pervasiva di modernismo.

Il bello di Parigi è il mix di nomi istituzionali e fulgide promesse, di establishment e underground, sempre che una simile nozione oggi abbia senso. Il giovane Niccolò Pasqualetti, italiano formatosi allo IUAV di Venezia, finalista all’LVMH Prize, ha una mano magnificamente leggiadra. Lavora con volumi esagerati e avvolgenti, colori neutri e tocchi metallici, e il risultato è pieno di poesia.

Vaquera AI 24-25

I newyorkesi Vaquera, al secolo Bryn Taub e Patric DiCaprio, sono invece abrasivi, scorbutici come la Grande Mela, anche quando, come a questo giro, giocano con i segni della upper class, per sconvolgerli. Da Ester Manas si lavora sul corpo, nell’intento di glorificarlo qualunque esso sia, con particolare attenzione alle fisicità distanti dalle norme imposte e condivise. È un esperimento che riesce perché autentico e sentito, mai sensazionalistico, e nemmeno solo comunicativo: la bellezza polimorfa dei capi nasce dal modo fluido in cui essi sono progettati.

Saint Laurent, la collezione per l’AI 24-25

Photogallery26 foto

La prima giornata si conclude da Saint-Laurent con un esperimento radicale di congiunzione carnale tra abito e corpo. Inserendosi nell’alveo di Yves come magister della provocazione di classe - dal nude look alla collezione dello scandalo del 1971 ispirata alle maitresse dei gerarchi occupanti - con un occhio a Bianca Censori vestita da Kanye West, Anthony Vaccarello immagina un intero opus fatto di collant, dalla testa ai piedi. Le modelle sono mummificate in strati di nylon trasparente, radiografie di gonne, top, abiti, sui quali al massimo si appoggia una stola o un mantello di marabú, magari una giacca di pelle. La presentazione, con gli ospiti seduti su divani, ha un tono intimo, nonostante la scala monumentale, e una sensualità da boudoir. Se un certo modo di vestire, sexy per convenzione, è invito a svestire, Vaccarello riesce a catturare lo svestimento già nel vestimento, e centra il punto. L’effetto è potentemente seducente, carico di gelido erotismo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti