Dimmi cosa bevi e ti dirò da dove vieni: i profili dei consumatori italiani
di Giorgio dell'Orefice
4' di lettura
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A Milano si beve spumante, a Roma vino bianco mentre Napoli predilige i rossi. In Italia il consumo del vino resta radicato nella tradizione (quasi 9 consumatori su 10 dichiarano di aver bevuto vino almeno una volta nell'ultimo anno) anche se non sono tanti quelli che si dicono in grado di riconoscere cosa stanno bevendo. Inoltre gli acquisti risultano generalmente in calo perché frenano nelle classi di età più mature senza essere adeguatamente sostituiti da quelle più giovani. E' lo spaccato che emerge dall'indagine effettuata per Vinitaly da Wine Monitor di Nomisma sui consumi interni e presentata domenica a Verona nel corso dell'apertura del 53mo Vinitaly.
Un focus dettato dall'esigenza di monitorare il mercato interno che, nonostante si parli spesso a proposito di vino made in Italy di mercati internazionali e della necessità di trovare nuovi sbocchi all'estero, tuttavia, ancora rappresenta un giro d'affari di 14,3 miliardi di euro. Numeri che fanno del mercato italiano il IV al mondo per consumi alle spalle di Usa, Francia e Regno Unito. L'indagine realizzata prendendo in esame un panel di 5.500 consumatori di tutte le età ha effettuato anche alcuni approfondimenti su scala regionale e su tre grandi città: Milano, Roma, Napoli.
Innanzitutto l'evoluzione dell'approccio al vino tra il 1991 e oggi ha visto i consumi interni passare da 35,1 milioni di ettolitri ai 22,9 di oggi (-35%) mentre parallelamente l'export è passato da 12,6 milioni a 19,5 (+55%).
Ma molto è cambiato anche nell'evoluzione dei consumi in Italia. “Nella popolazione tra i 18 e i 73 anni – ha spiegato il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – l'88% ha risposto di aver bevuto almeno una volta vino nell'ultimo anno. Un consumo che è stato per il 77% degli italiani di spumante e per una medesima percentuale di vino bianco, per il 76% di vino rosso, per il 57% di rosè e per il 51% di Spritz”.
L'indagine consente anche di mettere a fuoco degli “eno-profili” e così dai dati emerge che il 50% dei consumatori di vino rosso è uomo e che il 47% è rappresentato da baby boomers (ovvero 53-73nni). Tra gli amanti dello Spritz si scopre che il 27% è donna il 29% ha tra i 18 e i 38 anni e ancora che tra coloro che privilegiano gli spumanti il 14% dispone di un reddito alto e il 15% risiede nelle regioni del Nord. Altro dato di rilievo è inoltre che il 23% dei consumatori è enoturista, una percentuale che inoltre appare in costante crescita negli ultimi anni.
Se è vero che il vino rosso rimane il favorito a tavola – si legge nell'indagine di Wine Monitor-Nomisma - lungo la Penisola cambiano le preferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologie il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia), Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo.



