Dimmi chi ti possiede e ti dirò chi sei
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Da chi un’azienda è posseduta ha importanza, familyandtrends ritiene abbia molta più importanza di quanto normalmente si dica e si pensi.
Le aziende a proprietà diffusa sono, quasi sempre, quotate in un mercato finanziario e possedute da un gran numero di investitori il cui obiettivo è massimizzare il rapporto rischio/rendimento sulla frontiera efficiente definita dal premio nobel Harry Markowitz. Le decisioni vengono prese da amministratori delegati (delegati da altri amministratori indicati dagli azionisti) con l’obiettivo di massimizzare il ritorno per gli investitori. Le aziende a capitale “chiuso” possono essere possedute dai dipendenti o dai clienti, e.g. cooperative o mutue, dai professionisti che ci lavorano, e.g. studi professionali o partnership, da enti benefici o non profit, e.g. fondazioni, da gruppi di consanguinei, e.g. aziende familiari. In questo caso la proprietà è “esclusiva”, non tutti possono acquistare le azioni, i proprietari e non i manager hanno l’autorità sulle decisioni importanti, sempre i proprietari decidono quali siano gli obiettivi da raggiungere, che non sempre sono la massimizzazione del ritorno finanziario.
Ogni forma di proprietà ha vantaggi e svantaggi: le aziende quotate sono sottoposte alla pressione per i risultati di breve termine ma possono raccogliere capitale e scambiare azioni per crescere attraverso acquisizioni; le aziende “private” hanno meno pressione sul breve il che spesso aiuta ad avere risultati migliori e visioni più consistenti nel tempo d’altra parte sono estremamente deboli quando qualche proprietario rilevante viene a mancare.
La proprietà è inoltre importante perché determina la strategia di lungo termine dell’impresa. La dichiarazione è forte e farà storcere il naso a tanti puristi della strategia, soprattutto i “porteriani”: usiamo il caso di due bellissime imprese del lusso per ragionarci: Hermès e LVMH.
Hermès si è quotata nel 1993 ma non ha mai sfruttato i vantaggi della quotazione: non ha fatto aumenti di capitale né acquisito “carta contro carta” concorrenti, non dà alcun peso alle attese degli investitori tanto da non dichiarare mai negli incontri con gli analisti budget o risultati finanziari prospettici. Per rendere chiaro che il mercato non ha valore è una delle poche, forse l’unica, impresa quotata in forma di accomandita per azione: la Emile Hermès SAS con un’azione nomina il cda della quotata Hermès International. Si quotò per una motivazione (di solito) sbagliata per le famiglie imprenditoriali: liquidare un ramo della famiglia; si è trattato, in questo caso, di un errore che venti anni dopo ha rischiato di costare la perdita della proprietà a favore proprio di LVMH. Il tipo di proprietà permette ad Hermès di rimanere legata al DNA del fondatore Thierry: artigianato estremo, focalizzazione su poche categorie di prodotto, poco o niente marketing scintillante, lentezza nel produrre, nel crescere, nello sviluppo d’impresa. Nelle parole del bisnipote del fondatore e fautore della Hermès che oggi conosciamo, Jean Louis Dumas: “lusso è ciò che si può riparare”.









