Ue

Difesa, 19 Paesi (tra cui l’Italia) hanno chiesto prestiti per l’acquisto congiunto di armi

L’annuncio di Von der Leyen sul programma legato a Rearm EU. Saranno utilizzati anche per rafforzare l’industria della difesa ucraina. La risposta a crisi ucraina e richieste Nato

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen osserva un drone mentre si trova accanto al Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius (a sinistra) e al cofondatore e Chief Technology Officer (CTO) di Origin Robotics Agris Kipurs,  durante una visita all'azienda di tecnologia della difesa Origin Robotics a Marupe, in Lettonia

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La Commissione europea ha ricevuto da 19 Paesi richieste di finanziamento nell’ambito del programma Safe, pari a 150 miliardi: l’intera disponibilità dello strumento, varato nell’ambito del piano di riarmo europeo, per l’acquisto congiunto di armi. Nel giorno del Consiglio informale dei ministri della Difesa a Copenhagen, largamente dedicato alla guerra in Ucraina, lo sviluppo più significativo e concreto è arrivato da Riga, dove la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha annunciato con soddisfazione il raggiungimento del target.

«Mentre rafforziamo la difesa dell’Ucraina - ha detto von der Leyen dalla capitale lettone, prima tappa di un tour nei Paesi del fianco orientale della Ue - dobbiamo anche assumerci una maggiore responsabilità per la nostra stessa difesa. Con Safe stiamo fornendo le capacità di cui l’Europa ha più bisogno. Si tratta di un appalto congiunto. Significa difesa aerea e missilistica, difesa cibernetica, e naturalmente droni. Sono molto lieta che 19 Stati membri, inclusa la Lettonia, abbiano ora richiesto il sostegno di Safe. Sono lieta di annunciare che abbiamo raggiunto la piena sottoscrizione dell’intero importo di 150 miliardi. Molti Stati membri hanno indicato che lo utilizzeranno anche per sostenere l’industria della difesa ucraina».

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Ora la Commissione valuterà come ripartire i fondi tra i Paesi, Italia compresa; i primi esborsi potrebbero iniziare già quest’anno.

Nel frattempo da Copenhagen, dove si riuniscono in un consiglio informale i ministri della Difesa e degli Esteri della Ue, i Paesi membri, con l’eccezione ormai non nuova dell’Ungheria, sottoscrivevano una dichiarazione, proposta dall’Alta Rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas, che torna sul drammatico attacco russo di giovedì a Kiev che ha colpito anche gli uffici della rappresentanza europea. Nel testo, oltre a stigmatizzare un’azione che dimostra «ancora una volta la natura sconsiderata degli attacchi della Russia e il suo disprezzo per il diritto internazionale», si sostiene che «la Ue continuerà e aumenterà il suo sostegno completo all’Ucraina su tutti i fronti, anche accelerando i lavori sul 19° pacchetto di sanzioni».

Quello delle sanzioni sarà un dossier su cui si concentreranno oggi in particolare i ministri degli Esteri. Allo studio, secondo indiscrezioni, ci sarebbe anche l’uso di sanzioni secondarie per impedire a Paesi terzi di aiutare il Cremlino ad aggirare le misure già messe in atto dalla Ue, nonché ulteriori sanzioni sui settori petrolifero, del gas e finanziario.

Nella riunione di ieri invece i ministri, secondo il resoconto fornito da Kallas, hanno espresso «ampio sostegno a espandere il nostro mandato di missione militare dell’Ue per fornire addestramento e consulenza in Ucraina dopo un’eventuale tregua. Siamo - ha ricordato - il principale fornitore di addestramento per l’esercito ucraino. Finora abbiamo addestrato oltre 80.000 soldati e dobbiamo essere pronti a fare di più. Questo potrebbe includere l’invio di istruttori Ue in Ucraina, nelle accademie e nelle istituzioni militari».

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