Verso le Europee

Difesa Ue, Michel: c’è la volontà di allineare mezzi e ambizioni

Il presidente del Consiglio europeo delinea le priorità della prossima legislatura e i passi avanti perun nuovo fondo dedicato alla difesa

3' di lettura

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Le prossime settimane non saranno dedicate solo all’analisi dei risultati elettorali o alla nomina dei nuovi dirigenti europei. I Ventisette saranno chiamati anche ad approvare una nuova Agenda strategica, nei fatti il programma politico della prossima legislatura. In una conversazione con alcuni quotidiani, tra cui Il Sole 24 Ore, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ne ha illustrato ieri i tre pilastri: principi democratici, competitività dell’economia, sicurezza e difesa.

A proposito di quest’ultimo settore, l’ex premier belga ha notato da parte dei capi di Stato e di governo una rinnovata «volontà politica comune» di affrontare la questione insieme. «Anche i Paesi in passato riluttanti, esitanti sono assolutamente dell’avviso oggi che abbiamo bisogno di maggiori investimenti, minore frammentazione, più capacità europee». Ha poi aggiunto: «C’è la volontà politica di allineare i nostri mezzi con le nostre ambizioni».

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Finanziamenti e debito comune

Sulla questione controversa del finanziamento nel campo della difesa, il presidente del Consiglio europeo, 48 anni, ha notato da parte dei governi la volontà di guardare al tema «con gli occhi aperti». Tra le altre cose, l’uomo politico ha osservato come la Danimarca, un Paese tradizionalmente restìo a percorrere la strada dell’indebitamento in comune, si sia dimostrato più aperto. Ha aggiunto che la nuova Agenda strategica deve rimettere in discussione «i vari tabù».

In un canovaccio del documento che sarà approvato il 27-28 giugno si parla di un «nuovo fondo dedicato alla difesa» con cui finanziare «progetti faro a livello europeo, tra cui uno scudo per la difesa aerea o nuove misure per rafforzare la sicurezza cibernetica». A questo proposito, l’ex premier belga si è detto convinto che l’Unione europea sia dinanzi a «un cambiamento paradigmatico». Ha sottolineato «il progresso politico e intellettuale compiuto dai Ventisette in questo campo».

L’opinione del nostro interlocutore non è banale. A dispetto delle spinte nazionalistiche in molti Paesi e delle differenze di opinioni su alcune questioni, l’Unione appare sempre più spesso agli occhi dei cittadini un porto sicuro, una isola di stabilità, un baluardo contro l’incertezza. Un sondaggio della Fondation pour l’innovation politique a Parigi rivela che il 57% degli europei ha più fiducia nella Commissione e nel Parlamento che nel proprio governo (44%) o nel proprio parlamento (51%).

In questo contesto, «il negoziato sul futuro bilancio comunitario 2028-2034 comporterà una discussione seria sulla dimensione» dello strumento finanziario, che oggi pesa per appena l’1% del prodotto interno lordo, al netto del NextGenerationEU, nato sulla scia della pandemia. Il presidente del Consiglio europeo si è detto anche sicuro che «prima o dopo» i Paesi membri saranno chiamati ad aumentare il capitale della Banca europea per gli investimenti (BEI).

Gli ultimi sondaggi sul voto

Queste prese di posizione giungono ad appena qualche giorno dal voto comunitario. Gli ultimi sondaggi lasciano prevedere un aumento dei suffragi per le forze politiche più nazionaliste. A meno di sorprese i partiti centristi – popolare, socialista e liberale – dovrebbero però continuare ad avere una maggioranza assoluta dei seggi nella nuova assemblea: 398 sui 361 minimi richiesti, secondo un sondaggio pubblicato ieri dall’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi.

Probabilmente «non facile» sarà trovare l’accordo sulle future cariche istituzionali, ha detto Charles Michel, impegnato attualmente in consultazioni bilaterali. Una prima riunione informale dei capi di Stato e di governo si terrà a cena il 17 giugno, seguita da un summit il 27-28 giugno. Sul tavolo ci saranno le presidenze della Commissione, del Consiglio, del Parlamento, così come la carica di Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza.

Critiche a von der Leyen

Attualmente la candidatura più forte per la presidenza della Commissione è quella dell’attuale presidente Ursula von der Leyen. Ieri l’ex premier belga l’ha criticata indirettamente per avere giocato la carta dell’esecutivo «geopolitico», una scelta che avrebbe reso l’istituzione «meno imparziale», cadendo nel «due pesi e due misure» e offrendo una sponda «a chi combatte l’integrazione europea». Nel contempo ha sottolineato che l’articolo 17 dei Trattati elenca precisamente i compiti della Commissione.

In questo senso, l’uomo politico ha ricordato la scelta controversa della signora von der Leyen di dare in ottobre il suo appoggio a Israele, all’indomani dell’attacco di Hamas. «Ne abbiamo poi pagato il prezzo» in quella parte del mondo, ha aggiunto. La presa di posizione di Charles Michel nei confronti della presidente della Commissione è sembrata riflettere il desiderio di molti Paesi membri di assicurarsi maggiore prevedibilità nella prossima legislatura, ma anche un perdurante astio tra le due personalità.

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