Venezia

Dieci Guardi imperdibili dal museo Gulbenkian di Lisbona

Ca’ Rezzonico ospita i capolavori della collezione del filantropo armeno appassionato di Francesco Guardi, che sfumava il vedutismo in intimismo

di Maria Luisa Colledani

Francesco Guardi, «Il Ponte di Rialto secondo il progetto di Andrea Palladio», Olio su tela, cm 61 × 92, Lisbona, Museo Calouste Gulbenkian © Calouste Gulbenkian Museum. Photo: Catarina Gomes Ferreira

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Il Ponte di Rialto a chiudere la quotidianità sul Canal Grande, con tende al vento, gondole indaffarate e signorotti che ciacolano. È la Venezia di Francesco Guardi (1712-1793), che rielabora modelli di Canaletto e anima le rive del Canal Grande con le sue inconfondibili macchiette, mettendoci – fatto molto raro – anche la firma sull’insegna di una bottega: Il Canal Grande presso il Ponte di Rialto è uno dei dieci quadri dell’artista veneziano provenienti dalla Collezione di Calouste Sarkis Gulbenkian in mostra fino all’8 giugno a Ca’ Rezzonico.

L’imprenditore e filantropo di origini armene (Scutari, 1869-Lisbona, 1955) è un magnate del petrolio e investe in bellezza, dall’arte classica al Rinascimento italiano e fiammingo, fino al Seicento olandese: sfugge alle persecuzioni ottomane prima al Cairo, poi a Londra e a Parigi, dove, in Avenue d’Iéna, riunisce gran parte delle sue collezioni, per trasferirsi, infine, a Lisbona, allo scoppio della Seconda guerra mondiale. E al Museo che porta il suo nome sono conservate 19 tele di Guardi, acquistate fra il 1907 e il 1921 e considerate fra le più celebri dell’autore: «ho un numero sufficiente di Guardi, ma mi piace sempre vederne altri interessanti», ripeteva spesso a ricordare la sua passione per la luce veneziana.

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Poterne ammirare dieci nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico è un’occasione preziosa per un tuffo di venezianità, in una città che si mette a nudo nella pittura tremolante di Guardi. La luce smangia gli edifici, le macchiette vivacizzano Piazza San Marco alla Festa della Sensa e molto interessante è il confronto con una cinquantina di disegni, conservati al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Fondazione Musei Civici di Venezia, dove si trova il nucleo più numeroso dei fogli di Guardi – 410 in tutto, compresi quelli del figlio Giacomo –, valutato 30 lire austriache, un’inezia, quando passò di mano a Teodoro Correr, il fondatore del museo omonimo.

L’artista ama la gloria di Venezia quando ritrae La partenza del Bucintoro, la galea del Doge, o La regata sul Canal Grande, ma trova l’umanità negli angoli popolari e meno noti della città: nella Veduta del canale della Giudecca e la punta di Santa Marta, dissolve quasi il vedutismo in intimismo. Frequenta la terraferma e la limpidezza della Veduta delle chiuse di Dolo racconta quella nobiltà veneziana che, sulle rive del Brenta, aveva le proprie residenze di villeggiatura. Infine, partendo dalle acqueforti di Canaletto, si dedica ai Capricci e il Ponte di Rialto secondo il progetto di Palladio – progetto mai realizzato – mescola alla classicità la frenesia di mercanti e barcaioli in quelle sfumature infinite che sono la vita.

I Guardi di Calouste Gulbenkian, a cura di Alberto Craievich, Venezia, Ca’ Rezzonico, fino all’8 giugno 2026 - Catalogo Antiga, pagg. 136, € 30

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