Fisco

Dichiarazioni, vola il 730 fai-da-te. Il modello Redditi aspetta il concordato

Scade oggi il termine per trasmettere la precompilata: già superati i documenti presentati nel 2023 con Fisconline. Ancora indietro le pratiche di autonomi e imprese che valutano la convenienza del patto fiscale

di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste

Per l’invio del modello Redditi c’è tempo fino al 31 ottobre

5' di lettura

5' di lettura

Il calendario fiscale e il concordato dividono la marcia delle dichiarazioni dei redditi. Corre a piena velocità il modello 730 precompilato, per il quale scade oggi – lunedì 30 settembre – il termine di invio. Va più a rilento, invece, il modello Redditi usato da autonomi e imprese. Non è solo una questione di scadenze (il termine per l’invio è il 31 ottobre), ma anche un gioco d’attesa legato alle valutazioni di convenienza sul concordato preventivo con il Fisco, che proprio in dichiarazione dovrà essere formalizzato.

La corsa dei fai-da-te

Le statistiche sui servizi telematici consultabili online conteggiano i documenti pervenuti all’Agenzia tramite i canali Entratel (intermediari abilitati) e Fisconline (cittadini). E permettono – pur con qualche cautela – di scattare una fotografia della stagione dichiarativa in corso.

Loading...

I dati includono infatti tutti gli invii, compresi ad esempio quelli dei documenti poi annullati o delle dichiarazioni integrative. Perciò per un bilancio finale bisognerà attendere il totale “ripulito” dalle Entrate.

L’istantanea di venerdì scorso, a quattro giorni dalla scadenza, mostra che i modelli 730/2024 ricevuti dall’Agenzia tramite Fisconline – e dunque inviati dai privati – erano 4,66 milioni, contro i 4,37 ricavabili dallo stesso portale per il 2023. Dati da confermare a consuntivo, come detto, ma indicativi di una tendenza.

Prendiamo due punti di riferimento: nel 2015 – al debutto della precompilata – gli invii con il fai-da-te erano stati poco meno di 1,5 milioni; al quinto anno, nel 2019, avevano superato i 3 milioni. Sotto il profilo puramente numerico, l’intensità della crescita si è leggermente attenuata nell’ultimo triennio. Ma il dato stesso dell’incremento è significativo, perché la platea di coloro che hanno le conoscenze digitali e fiscali per gestire direttamente il modello non è infinita.

Una spinta al fai-da-te è senz’altro arrivata dalla compilazione semplificata, resa disponibile quest’anno: secondo quanto comunicato dall’Agenzia finora è stata usata dai cittadini nel 52% dei casi.

Non va sottovalutato neppure il 41% di contribuenti che – sempre secondo il comunicato della scorsa settimana – accetta la precompilata senza modificarla. La crescita del fai-da-te si lega alla possibilità di chiudere i conti con l’amministrazione con un solo click, evitando tra l’altro i controlli documentali sulle informazioni relative ai bonus fiscali precaricate e non modificate dal contribuente (magari anche a costo di rinunciare a qualche detrazione minore).

I DATI PROVVISORI

Loading...

Il canale Entratel registra un leggero calo dei modelli 730 trasmessi quest’anno tramite i Caf e i professionisti: 16,89 milioni contro i 17,2 rilevati nel 2023. È presto però per parlare di un travaso dagli intermediari ai cittadini. Non solo perché si tratta di un flusso di dati grezzo. Ma anche perché negli ultimi giorni potrebbe esserci ancora qualche invio massivo da parte dei centri di assistenza fiscale (in media a ogni invio Entratel vengono trasmessi 249 documenti reddituali). E perché negli ultimi anni c’è stato un aumento del numero totale dei modelli 730, con una diminuzione dei modelli Redditi PF e di tutti quei contribuenti che si fanno bastare la certificazione unica.

L’attesa dei modelli Redditi

A confronto con il 730, il modello Redditi è ancora indietro. A superare il 50% degli invii rilevati nel 2023 sono solo le dichiarazioni trasmesse con il fai-da-te dalle persone fisiche. Ma in questi casi si tratta probabilmente di situazioni “semplici”, come ad esempio un forfettario con un piccolo giro d’affari (magari un pensionato con partita Iva) o un lavoratore dipendente che, per qualche ragione, preferisce non presentare il modello 730. Insomma, non certo il target del concordato preventivo con il Fisco.

Partite Iva, ecco quando conviene il concordato con il Fisco

Negli altri casi, quando a trasmettere la dichiarazione è un intermediario abilitato, il numero degli invii è ancora basso. Per il modello Redditi PF ci si ferma al 17,6%, per le società di persone all’8,9% e per quelle di capitali all’8,7 per cento. E questa è la platea dei potenziali aderenti al patto con il Fisco, in cui ricadono il grosso dei forfettari e tutti i contribuenti soggetti alle pagelle fiscali Isa (e ovviamente anche coloro che ne sono fuori, perché hanno ricavi o compensi oltre i 5,16 milioni di euro).

Si capisce bene come molti di questi soggetti abbiano scelto di aspettare la versione finale delle regole – compresa la variabile del ravvedimento speciale – prima di prendere qualsiasi decisione sul concordato preventivo inviando il modello. Anzi, di fronte a numeri come quelli che abbiamo appena visto non si può neppure escludere che ci sia chi scommetta su una proroga del termine del 31 ottobre: al momento non è allo studio dei tecnici, ma è già stata chiesta nei giorni scorsi dal sindacato dei commercialisti Anc.

Peraltro, il confronto con il 2023 considera solo il flusso dei modelli trasmessi l’anno scorso e non anche le dichiarazioni rubricate come “2023” ma inviate quest’anno, che in tutto sono state 913mila. Una cifra che include – tra le altre – le dichiarazioni tardive entro i 90 giorni, le integrative e le dichiarazioni delle società con esercizio a cavallo di più anni d’imposta. Non tutte queste situazioni sono riferite a soggetti interessati al concordato (potrebbero esserci anche integrative di modelli 730), ma la volontà di aderire potrebbe indurre più contribuenti a restare nei termini. Perché le integrative non permettono di sottoscrivere il patto fiscale.

Domande & Risposte

1
Cosa succede a chi manca la scadenza del 30 settembre per l’invio del modello 730?

In tal caso si può scegliere di presentare, al posto del 730, il modello Redditi per persone fisiche, la cui scadenza è il 31 ottobre 2024.

2
Se dopo il 30 settembre ci si accorge di aver commesso un errore nel modello 730 già inviato, come si può rimediare?

Se l’integrazione e/o la rettifica comportano un maggiore credito o un minor debito (ad esempio, per oneri non indicati) oppure un’imposta pari a quella determinata con il modello 730 originario (ad esempio, per correggere dati che non modificano la liquidazione delle imposte), si può presentare un modello “730 integrativo” entro il 25 ottobre. Se gli errori commessi sono stati a proprio favore (ad esempio, sono state indicate spese detraibili che non spettavano) si può inviare un modello “Redditi correttivo” entro il 31 ottobre 2024. Dopo questa data resta solo la possibilità di presentare un “Redditi integrativo” entro il 31 dicembre 2029 (quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione).

3
Un contribuente che ha già presentato il modello Redditi senza aderire al concordato nelle scorse settimane, può cambiare idea?

Sì. Sempre entro il 31 ottobre 2024 può trasmettere una nuova dichiarazione, sostitutiva della prima, che contenga l’adesione alla proposta (dichiarazione “correttiva nei termini”).

Dopo il 31 ottobre non si potrà più aderire, neanche tramite dichiarazione integrativa o ravvedimento (remissione in bonis).

4

Un contribuente ha presentato il modello 730 nei mesi scorsi, ma ora vorrebbe ridurre l’acconto che gli sarà trattenuto dal datore di lavoro il 30 novembre, perché presume di dover pagare meno imposte, dato che una casa locata è rimasta sfitta quest’anno. È possibile?

A novembre viene effettuata la trattenuta delle somme dovute a titolo di seconda o unica rata di acconto relativo all’Irpef e alla cedolare secca. Se il contribuente vuole che questa rata di acconto per il 2024 sia trattenuta in misura minore rispetto a quanto indicato nel prospetto di liquidazione, oppure che non sia effettuata, deve comunicarlo per iscritto al sostituto d’imposta entro il 10 ottobre, indicando, sotto la propria responsabilità, l’importo che ritiene dovuto.

Nel caso in esame, il motivo di tale richiesta di riduzione è la mancata riscossione del canone di affitto, ma potrebbe essere anche, ad esempio, aver sostenuto molte spese detraibili.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti