Diamanti blu, gli ultimi passaggi in asta e il brivido dell’unsold
Protagonisti di quotazioni milionarie, raramente scendono sotto le sei cifre. Ma può capitare che qualcuno, a sorpresa, resti invenduto
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Nati dal boro e dalle acque del mare: sono i diamanti blu. Fra i più rari in assoluto del pianeta Terra: costituiscono lo 0,02% di tutti i diamanti colorati, che a loro volta degli incolori sono lo 0,01% (1 su 10.000). Vere e proprie anomalie geologiche, in asta macinano quotazioni milionarie, raramente scendendo al di sotto delle sei cifre.
Chiedilo al Sole
Le ultime quotazioni
L’ultima asta Magnificent Jewels di Christie’s New York del 9 giugno 2026 ne ha piazzati due, entrambi montati su un anello in platino. Il più importante, «The Azure Blue», 31,62 carati (18,1 grammi), con grado di purezza altissimo (VVS1), è stato aggiudicato a 8.371.000 dollari, in coerenza con la stima pre-vendita di 6,5-8,5 milioni di dollari. «Il più grande diamante fancy blue mai proposto in asta» aveva comunicato Claibourne Poindexter, responsabile dei gioielli per le Americhe di Christie’s, «un diamante blu chiaro fra i più importanti mai apparsi sul mercato negli ultimi anni». L’altro diamante blu ha incassato una cifra analoga, 8.127.000 dollari.
Dal boro e dall’acqua del mare
I diamanti naturali sono blu generalmente grazie a tracce infinitesimali di boro, i cui atomi possono sostituire il carbonio nella struttura cristallina della gemma. Tuttavia, la loro colorazione può anche derivare da difetti strutturali dovuti all’assorbimento selettivo della luce da parte della pietra, all’idrogeno o ad altre tipologie di inclusione. I blu naturali da boro sono classificabili come «Type IIb», dichiara il GIA (Gemological Institute of America). E ne esistono solo poche centinaia. Il boro è abbondante sulla Terra, ma rarissimo nelle sue profondità. I diamanti blu si sono formati fra i 400 e i 660 km al di sotto della superficie terrestre – nella crosta oceanica in subduzione – fra uno e tre miliardi di anni fa, dove era percolato il boro proveniente dagli oceani. La maggior parte degli altri diamanti si forma a 150-200 km di profondità. Sono pietre ancora ricche di mistero, con nuovi studi scientifici sulle inclusioni risalenti solo al 2018 (pubblicati su «Nature»).
Rinvengono per lo più in Botswana e in Sudafrica (nella celebre miniera Cullinan). In passato, affioravano anche dalla mitica miniera indiana di Golconda, ormai esausta. Da quest’ultima provengono per esempio pietre di qualità museale come il diamante Hope (anche noto come «Blu di Francia»), il Blu Farnese, il Wittelsbach. Ma le scoperte non si fermano, per quanto rare: Petra Diamonds a gennaio 2026 ha annunciato di aver estratto proprio nella Cullinan una pietra grezza da 41,82 carati.
Una scala cromatica senza soluzione di continuità
Il fascino dei «coloured diamonds» risiede anche nel fatto che sono collocabili su una scala cromatica che virtualmente non ha soluzione di continuità. Per dire, basta un nonnulla perché un diamante passi dalla classificazione «blue» a blu-grigio. O all’introvabile green-blue di The Ocean Dream, diamante verde-blu da 5,50 carati, battuto da Christie’s Ginevra il 13 maggio 2026 per 13.567.500 franchi svizzeri (17.366.400 dollari) dopo 20 minuti di competizione. È il diamante fancy vivid blue-green più costoso mai venduto in asta, anche perché è praticamente l’unico nel suo genere, nonché uno degli otto diamanti più rari al mondo. La pietra grezza, rinvenuta negli anni Novanta del Novecento, pesava più di 11 carati.












