Itinerari di arte e natura

Di pietra e di acqua: un monumentale esempio di Land Art aperto al pubblico

L’ultimo progetto di Andy Goldsworthy è sorto nello Yorkshire: 10 edifici in rovina, parte del passato minerario della zona, si trasformano in opere-mondo, da scoprire con un trekking di 10 chilometri che attraversa la brughiera.

di James Reginato

Una delle dieci case che fanno parte di “Hanging Stones”, l’opera di Land Art realizzata da Andy Goldsworthy a Rosedale, nel North York Moors National Park, Regno Unito. ©Julian Broad

8' di lettura

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È un tiepido mattino d’autunno pieno di luce quando il mio treno esce dalla stazione di King’s Cross, a Londra. Un paio d’ore dopo scendo a Northallerton e fa decisamente più freddo, il cielo è cupo, grigio piombo. «Ecco, questo è puro Yorkshire del Nord», mi dice il taxista ridendo. Il tempo di raggiungere il punto di partenza per visitare l’immensa opera di Land Art Hanging Stones, ed eccomi arrivato in un altro mondo, alle prese con gli elementi della natura e con un paesaggio che in parte è primordiale, in parte è una cattedrale d’arte a cielo aperto.

Hanging Stones ha cominciato a prendere forma una decina di anni fa, quando David Ross, magnate della comunicazione e filantropo inglese, si stava preparando a un compleanno significativo, il suo 50esimo. Dopo avere co-fondato Carphone Warehouse nel 1989 e accumulato una fortuna che è stimata in oltre un miliardo di sterline, Ross ha dedicato la maggior parte della sua attenzione e dei suoi finanziamenti all’arte e alla musica (è presidente del consiglio di amministrazione della National Portrait Gallery e di recente ha donato 4 milioni di sterline per il progetto del suo restauro e ristrutturazione; lo scorso giugno ha lanciato il Nevill Holt Festival nella sua tenuta nel Leicestershire). Ross possiede anche una considerevole proprietà – circa 12mila acri, oltre 4.800 ettari – nella Rosedale, una valle dalla bellezza mozzafiato nello Yorkshire. Così, ha deciso di celebrare un compleanno importante commissionando un’opera di Land Art proprio nella sua tenuta, che si trova all’interno del North York Moors National Park. Una terra dove vigono ancora alcuni diritti di passaggio pubblico, che offrono accesso libero a chi vuole fare trekking nella brughiera. Il paesaggio è punteggiato di strani edifici in pietra, come piccoli fienili, la maggior parte dei quali è abbandonata da molto tempo e versa in stati di vario degrado, quando non di totale rovina.

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L’interno di un’altra casa. ©Julian Broad

Ross ha stilato un elenco di celebri artisti da prendere in considerazione per il progetto, e in cima alla lista c’era Andy Goldsworthy. Goldsworthy è uno dei principali protagonisti del cosiddetto Earth Art Movement e deve la sua fama a effimere costruzioni di foglie, ramoscelli, canne e altri fuggevoli elementi. È principalmente uno scultore le cui monumentali opere sono fatte di pietre e altri materiali naturali, e ha legami profondi con lo Yorkshire: è cresciuto poco lontano da Leeds e per anni i suoi genitori hanno vissuto a Pickering, vicino a Rosedale. È stato in questo paesaggio agricolo che si è formato l’artista, oggi 68enne: «L’agricoltura è un’attività molto scultorea. Erigere siepi, costruire muri, è l’origine di tutto», spiega.

Ferro e acqua all’interno di una delle installazioni. ©Julian Broad

Nel Regno Unito Goldsworthy non ha realizzato molti progetti. Ha lavorato soprattutto all’estero, spesso negli Stati Uniti, dove istituzioni come il Metropolitan Museum of Art, la Stanford University e il Presidio of San Francisco gli hanno commissionato diversi lavori. La popolare conduttrice tv Martha Stewart si è detta completamente entusiasta quando ha scoperto che l’artista stava costruendo un sinuoso cordolo di pietra lungo oltre 400 metri a Bar Harbor, nel Maine, dove lei ha una casa vacanza. Il The New York Times ne ha scritto in toni entusiasti: «Goldsworthy è una figura di una purezza estrema, alla Thoreau»

Il blocco di arenaria da 11 tonnellate all’interno della “Hanging Stone House”. ©Julian Broad

Dopo essere stato contattato da Ross, Goldsworthy ha concepito un progetto per ricostruire uno degli edifici in pietra abbandonati e trasformarlo in un’opera d’arte. Oggi, a intervento concluso, il visitatore che apre la porta si trova in una stanza semibuia con un grande ramo annerito dal fuoco che attraversa il soffitto sporgendo tra le travi, mentre un camino coperto di fuliggine sembra stia aspettando altra legna da trasformare in nuovo fumo. Un luogo surreale e molto terreno allo stesso tempo. Ross è stato estremamente soddisfatto di quello che definisce «il desiderio di Andy di creare un’opera che racchiudesse molti elementi di quello che ha realizzato precedentemente in diverse parti del mondo».

Il cielo visto dall’interno di una delle case. ©Julian Broad

Con il sostegno della Ross Foundation, Goldsworthy ha poi ampliato il suo brief iniziale, ed è arrivato a proporre Hanging Stones, un lavoro che comprende la rivisitazione di dieci edifici connessi da un percorso circolare a piedi lungo quasi 10 chilometri, che ha concepito come un’arteria dove sono le persone a dare vita agli edifici: «La linfa vitale dell’opera sono i passanti, io adoro camminare e adoro l’arte. Quindi è stata la proposta perfetta», precisa Ross.

Il processo è stato lungo, Goldsworthy ha lavorato su un edificio alla volta. Il terreno accidentato presentava «condizioni tra le più difficili in cui ho operato in giro per il mondo. Non si può immaginare cosa significhi quando d’inverno qui piove tanto, diventa tutto così scivoloso che a malapena ti reggi in piedi», racconta l’artista. Alcune obiezioni al progetto da parte della commissione per la pianificazione della North York Moors National Park Authority e le restrizioni imposte dal Covid hanno ulteriormente rallentato il procedere dei lavori. Ora nove di queste case sono terminate, anche se forse chiamarle case è improprio, visto che nessuna è dotata di corrente elettrica né di rete idrica, e nessuno le abita. Agli edifici sono stati dati nomi evocativi come Sugget Spring, Bogs House (Casa Palude) e Northdale Head House. Quando Goldsworthy finirà l’ultima, Heygate Thorns, nel 2025, Hanging Stones sarà definitivamente completato. Ma il progetto è già in fase di soft opening, una sorta di pre-apertura sperimentale. La disponibilità di accesso è limitata: si prenota su hangingstones.org, il biglietto per adulti costa 10 sterline, mentre per studenti e under 18 l’ingresso è gratuito. Viene inviata un’e-mail di conferma con l’indirizzo in cui ritirare una piccola mappa e la chiave che sblocca i lucchetti di tutte le case. Una volta in possesso di questo materiale, sono i visitatori ad aprire e chiudere da soli gli edifici. Con un’avvertenza: il trekking, che ha una durata media di 5-6 ore, è adatto a chi è decisamente un buon camminatore. «È molto impegnativo, una vera esperienza immersiva in cui l’esercizio fisico è parte dell’opera d’arte», spiega il mercante d’arte Ivor Braka, che lo ha visitato in un giorno di pioggia. Descrive l’atmosfera che ha trovato come «una nebbia preistorica che vorticava attorno», senza soluzione di continuità tra arte e natura. «Non ti rendi nemmeno conto che si tratta di un’opera d’arte, tanto si inserisce, con estremo rispetto, nel paesaggio rurale dello Yorkshire. L’armonia e l’integrazione tra forze della natura e tradizioni locali è totale».

La cavità della finestra ovale che si trova a “Job’s Well”, a metà strada dell’itinerario. ©Julian Broad

Dopo una lunga conversazione con l’artista e il patron, è arrivato il momento per me di iniziare la visita. Entrambi non sono sicuri di volere pubblicizzare troppo il progetto, vorrebbero che i visitatori potessero entrare in ogni casa senza nozioni precostituite e senza avere già delle immagini in testa. «Hai un’unica chance, una soltanto, di vedere una cosa per la prima volta», spiega Ross. «Non voglio svelare tutto, voglio che qualcosa resti nascosto, che ci sia un elemento di sorpresa».

Io ho la fortuna di camminare per Hanging Stones insieme all’artista, a Ross e ai suoi amici. Prima di avviarci, Goldsworthy spiega la storia di questa terra: nell’Ottocento nella valle risuonavano gli sbuffi delle locomotive, il rimbombo dei vagoni e quello delle macchine per l’estrazione dei minerali ferrosi dalle miniere. Circa 3mila minatori e le loro famiglie lavoravano e vivevano qui. I minerali, poi spediti alle acciaierie vicine, hanno aiutato a costruire l’impero britannico. Ma con il declino del commercio del ferro e con la chiusura delle miniere dal 1879 in poi, la natura si è in gran parte ripresa la valle, anche se non del tutto. Le strutture in pietra conservano le tracce di chi ha vissuto qui in passato. «Per me, non è solo un paradiso rurale o un luogo bucolico, non come intende promuoverlo il National Park, è molto di più», confessa Goldsworthy.

“Ebenezer” è la casa rivestita da filo spinato. ©Julian Broad

Per sei ore attraversiamo una molteplicità di paesaggi e di piccoli rilievi. Più saliamo, procedendo per stretti sentieri, più i prati lasciano il posto al bosco, alcuni sentieri sono pieni di fango per la pioggia che è caduta la notte prima. Io ho il fiato corto, Goldsworthy invece procede senza fatica. Camminiamo per ampie distese di terreno accidentato, e ogni 15-20 minuti incontriamo una casa. Dopo ogni visita, la nostra percezione dell’insieme cambia, è come se un po’ alla volta emergesse un ritmo. Lo fa notare proprio Goldsworthy: «È stata la valle, non io, a stabilire le regole e a creare il motivo per cui ho dato vita a Hanging Stones. A me piace la disciplina che ti fa lavorare all’interno di una struttura preesistente».

Appena appare una casa, la curiosità cresce, e diventa stupore quando la porta viene aperta. Nella Hanging Stone House, un blocco da 11 tonnellate di arenaria pende elegantemente dal soffitto di una piccola stanza scrostata. Come fa a non crollare? Tra il masso e il pavimento lo spazio è minimo, qualche coraggioso può giusto strisciarci sotto per contemplare la scena da lì.

Un altro degli edifici che si affaccia sulla valle di Rosedale. ©Julian Broad

La maggior parte degli edifici, vista da fuori, appare basica e compatta, ma all’interno ognuno disvela un mondo. Camminare dentro lo spazio circolare di Southfield, per esempio, è come entrare nel ventre di un gigantesco albero, perché le pareti sono completamente ricoperte di rami saldamente impilati uno sull’altro, rami di alberi di quercia caduti per il vento, che Goldsworthy ha raccolto.

Nella casa chiamata Ebenezer le superfici luccicano, è insieme minacciosa e attrattiva. Appena i miei occhi si abituano al buio, realizzo che le pareti sono tappezzate di filo spinato. «Nella zona veniva estratto il ferro, quindi in uno dei lavori il ferro doveva essere presente», spiega Goldsworthy. Il filo spinato veniva in passato usato per recintare i campi nello Yorkshire e in Scozia; ora avvolge la stanza. «La bellezza e l’orrore del ferro», sentenzia Goldsworthy.

Ha scelto di usare il ferro anche nella Red House, applicando sulle superfici i pigmenti color ocra presenti in loco. È un work in progress perché, se il pigmento risulta permanente, il colore invece è cangiante, e sbiadisce. «Questo rosso è una cosa viva, che respira. È rosso perché contiene ferro, come il nostro sangue», dice l’artista.

Continuando ad arrampicarsi, in effetti si sente sempre di più il sangue pompare. Contenti, quasi euforici, raggiungiamo l’altopiano della brughiera. Brullo e desolato, è un paesaggio lunare. Siamo nel punto più alto – e a metà strada della nostra camminata – quando davanti ci appare un edificio basso e lungo, che sembra un accogliente rifugio. È Job’s Well. «Narra la leggenda – una leggenda che sostengo fortemente – che qui i monaci si fermavano per riposarsi», racconta Ross mentre ci fa entrare. Ci accolgono delle ceste di vimini, piene di thermos riempiti di zuppa di pomodoro bollente. Grazie alla cavità ovale della finestra, che ricorda quella di una cattedrale, la stanza ispira un sentimento di pace e di raccoglimento. Per noi escursionisti è anche il momento di ristorarci e ripensare alla strada percorsa fin a qui. La discesa dovrebbe essere facile, ma in realtà si dimostra impegnativa, anche se in un modo diverso: i sentieri sono scivolosi per il fango e disseminati di rami e di pietre.

Alla fine, dopo avere attraversato torrenti torbosi o ricoperti di felci, il paesaggio si fa lussureggiante. Non appena ridiventa pianeggiante, ecco pascoli verdi con alberi secolari, muri a secco, pecore al pascolo e uccelli selvatici. E, proprio al momento giusto, spunta il sole, e si dissolvono le nuvole. Pura Arcadia inglese.

«Camminare è un grande regalo», dice Goldsworthy. E poiché adesso ci troviamo in un punto dove il pubblico ha diritto di passaggio, incontriamo e chiacchieriamo con le persone che troviamo sui sentieri. Sebbene Hanging Stones si trovi su un terreno che è proprietà privata, «non è per niente privato», commenta. Gli chiedo se non possa essere comunque visto come un privilegio, il trofeo di un ricco collezionista: «In qualche misura suppongo di sì, però è un trofeo aperto a tutti», risponde. E proprio mentre si avvicina il momento in cui sarà definitivamente completato, «Hanging Stones continua a crescere», sottolinea Ross.

«Fa parte di un dialogo che continua e che Andy ha intenzione di proseguire in questa parte del mondo». Goldsworthy non ha dubbi: «Resterà la mia opera in assoluto più importante. Avere avuto l’opportunità di lavorare in un posto che significa così tanto per me è stato un immenso regalo».

ARTERIA VERDE HANGING STONES. ROSS FOUNDATION.

Passeggiate site specific

Dal Roero alla Basilicata, fino alla Sicilia, cinque territori dove incontrare i maestri internazionali.

Parco Internazionale di Scultura, Mestre (Ve). Opere di Fernando Botero, Annie Morris

Rossini Art Site, Brianza. Opere di Giò Pomodoro, Mario Negri, Massimiliano Fuksas

Parco d’arte Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (Cn). Opere di Stefano Boeri, Binta Diaw, Carsten Höller

ArtePollino, Basilicata. Opere di Anish Kapoor, Anni Rapinoja, Giuseppe Penone

La Fiumara d’Arte, Messina. Opere di Italo Lanfredini, Mauro Staccioli, Antonio Di Palma

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