Passaggi generazionali

Di padre in figlia: le nuove leadership delle aziende familiari

I vertici delle imprese italiane stanno cambiando fisionomia, anche grazie all’ingresso di manager donna cresciute nella famiglia del fondatore

di Silvia Pagliuca

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Non è più un dialogo esclusivo tra padri e figli: ai vertici delle aziende familiari italiane guadagnano spazio alle donne. Circa un’impresa su quattro declina al femminile la propria leadership. Un trend sostenuto da una nuova generazione di leader: preparate, con esperienze esterne all’azienda di famiglia e una visione internazionale.

Le nuove ceo

Sempre più spesso, le nuove amministratrici delegate prendono in mano le redini delle imprese da sole, con uno stile basato su ascolto, sostenibilità e cultura del merito. È il caso di Federica Minozzi, ceo di Iris Ceramica Group, che dopo un allontanamento dalla realtà di famiglia è tornata per guidarne l’espansione internazionale e l’innovazione tecnologica. O di Maria Laura Garofalo, che ha trasformato Garofalo Health Care in uno dei principali gruppi sanitari privati italiani, portandolo alla quotazione e ottenendo il Cavalierato al Merito del Lavoro. E ancora: Francesca Cerruti, che in ab medica ha rotto il modello patriarcale introducendo managerializzazione e parità di genere; Michela Conterno, protagonista del rilancio industriale e dell’internazionalizzazione dell’azienda di famiglia, la Lati Industria Termoplastici, che oggi è Marchio storico di interesse nazionale; e Gaia Paradisi che, diventata ceo a soli 27 anni dopo la scomparsa del padre, ha reso l’impresa metalmeccanica fondata dal nonno – la torneria Paradisi - una realtà partecipativa capace di attrarre nuovi talenti.

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Storie diverse, unite dallo stesso denominatore: tutte hanno dovuto misurarsi con il doppio stereotipo, di genere e generazione. Essere donne ed essere “figlie di” ha significato affrontare bias radicati da superare con l’unica leva possibile: la competenza.

Fratello e sorella alla guida

Ma c’è anche un altro modello che continua a farsi strada: la guida condivisa tra fratelli e sorelle. È il caso di Laura Ottaviani che amministra l’argenteria Ottaviani spa insieme al fratello Marco, portando nel gruppo un forte imprinting creativo e digitale, o di Annalisa e Roberto Gandolfi, alla guida di Erreà, marchio internazionale dello sportswear che ha trasformato una bottega sartoriale in un player globale. O ancora: Roberta e Alessandro Vitri, impegnati nella managerializzazione di Vitrifrigo, esempio di come la coppia sorella-fratello possa essere complementare nella gestione dei processi industriali e delle strategie commerciali. Sono modelli in cui ruoli e responsabilità sono distribuiti in modo chiaro, sulla base di vocazioni, formazione e obiettivi condivisi.

Non solo, molte delle imprese familiari guidate dalle figlie o dal duo fratello-sorella, hanno intrapreso percorsi strutturati verso la certificazione della parità di genere, promosso l’equilibrio vita-lavoro e una cultura rispettosa e inclusiva. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste esperienze in un modello diffuso, in cui il passaggio generazionale diventa un’opportunità per creare sviluppo anche attraverso la diversità.

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