Sostenibilità e innovazione

Di che materia è fatta la luce? Miceli, fotosintesi vegetale, legni naturali

Molti lighting designer ripensano il rapporto con la natura, non come risorsa da sfruttare, ma come partner con cui creare nuove possibilità di sviluppo ecologico e materiali intelligenti.

di Paola Pianzola

Il vetro è il protagonista dell’installazione luminosa“Splash” nell’ambito della mostra “Soakedin Light”, firmata da Martin Gallo per LASVIT, proposta in occasione di Euroluce 2025. (ph Igor Zacharov)

6' di lettura

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Illuminare per vedere, ma non solo. La luce artificiale è in grado di creare suggestioni, paesaggi, scenografie. Proprio per questo ha un ruolo essenziale nel cinema: la scena del ballo del Gattopardo girata nella sala degli specchi di Palazzo Valguarnera Gangi non sarebbe stata così sontuosa e struggente, senza il riverbero languido delle centinaia di candele che Luchino Visconti pretese nei lampadari che affiancavano i proiettori fuori scena. Il mondo dell’illuminazione ha dato il meglio di sè quest’anno a Euroluce, sezione del Salone del Mobile percorrendo le strade dell’artigianato artistico e dell’innovazione tecnologica.

Paralume parte della collezione Alma, nato dalla collaborazione tra lo studio di design Controvento e CONTARDI. (ph courtesy Contardi)

Alcune soluzioni interessanti affrontano la creazione di un apparecchio illuminante allontanandosi dall’interpretazione tradizionale dei materiali che da sempre incontrano il design della luce. Un approccio che sembra volerci suggerire quanto, nell’esplorazione delle sue potenzialità, ci sia ancora da scoprire. Il vetro, che era protagonista dell’installazione luminosa Splash, nell’ambito della mostra Soaked in Light, firmata da Martin Gallo per Lasvit, azienda ceca specializzata in sistemi di illuminazione tailor-made e nella lavorazione del vetro, comunica proprio questo principio: sembra intriso – come dice il titolo dell’esposizione – di luce, trasfigurato dall’incontro con l’acqua, uno spruzzo in movimento sul punto di cambiare forma. Anche due classici come il paralume in tessuto e il vetro soffiato possono essere reinterpretati: la lampada Alma, nata dalla collaborazione tra lo studio Controvento e Contardi, fa emergere la magia di due materiali che si trasformano. I Led, inseriti nella struttura, nascondono la fonte luminosa e illuminano il paralume senza l’uso di lampadine visibili, creando un’illusione ottica che ne enfatizza il design essenziale.

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Da sinistra, lampada Super Wire floor, Formafantasma x FLOS (4.700 €). A destra, Halo Mag 2 Sunset, illuminazione portatile magnetica di HALO EDITION (440 €), esposta durante la Design Week alla Galleria Rossana Orlandi. (ph Robert Rieger, COURTESY Mandalaki)

Appartengono al mondo dell’arte i pezzi realizzati da Christian Pellizzari, il cui lavoro si articola in un poetico intreccio tra arte e natura, attraverso sculture in vetro e luce che richiamano creature mutanti. Petra Aere Pendant, disegnato per Nilufar, è in vetro soffiato a mano ed emana una luce calda, ha una forma a metà strada tra uno stelo vegetale di bambù e il corpo morbido e segmentato di un rettile. Frosted Mirror Syriacus, sempre per Nilufar, riprende il corpo di un rettile alla cui estremità sboccia un fiore: simboleggia la resilienza della natura e la sua capacità di adattarsi ai mutamenti climatici, e offre una riflessione sulla fragilità e bellezza dell’ecosistema globale.

Il vetro è solo uno dei materiali che possono incontrare la luce. Un altro versante della ricerca mette a fuoco le potenzialità di materiali apparentemente lontani dall’universo produttivo dell’illuminazione. Il designer Gianluca Regazzo, per esempio, si ispira al linguaggio della moda nella creazione di un tessuto sospeso in aria nel lampadario Genesis, prodotto da Terzani, che nasce da un sottile filo d’acciaio lavorato a maglieria, la cui trama leggera rifrange la luce con una delicata trasparenza. Il metallo è anche alla base di LikeShadow di Olev, fonte luminosa cilindrica che emette luce verso l’alto e verso il basso: un piatto in filo di fibra di carbonio intrecciato a mano crea giochi di ombre che cambiano, alzando o abbassando il paralume.

Da sinistra, lampada Terrace Sconce di MUSHLUME (da 750 $): le lampade del brand non vengono costruite, bensì crescono dal micelio, le radici dei funghi. Al centro tre lampade a sospensione Phebe, collezione Transparency Matters, di DRAGA & AUREL: vengono esposte alla Galleria Rossana Orlandi. A destra, due installazioni d’arte luminosa “Frosted Mirror Syriacus”, realizzate dall’artista e designer italiano Christian Pellizzari, esposte da NILUFAR a Nomad St. Moritz 2025. (ph COURTESY MushLume Lighting, courtesy Draga & Aurel, Filippo Pincolini)

Da Bufalini, Paolo Ulian usa le marmette quadrate in pietra naturale, scarto di lavorazione della libreria Spacco, per farne la materia prima della lampada Ingo, un esempio di riciclo virtuoso e, insieme, un omaggio a un classico del design firmato da Ingo Maurer. Ogni marmetta, ottenuta da un processo di alleggerimento della pietra, è sostenuta da sottili cavi in acciaio fissati al soffitto che nascondono la fonte luminosa, creando un’illuminazione diffusa e avvolgente.

Altrettanto lontano dalla trasparenza sembra essere il legno di Brightwood, un’idea coperta da brevetto. Si tratta invece di un legno che emana luce, rivelando una straordinaria profondità. La bellezza naturale di ogni fibra è amplificata dalla tecnologia Led integrata nella materia, che ne enfatizza le venature con un effetto 3D. Una delle applicazioni è la poltrona Ippolita, che alloggia sui fianchi pannelli dimmerabili, dotati di batteria a bassissima tensione, ma anche il tavolo Teseo, che integra la tecnologia luminosa nel rivestimento centrale delle tre gambe a semicerchio. «Selezioniamo solo specie legnose in grado di valorizzare la luce senza perdere la loro autenticità, valutando venature, colore e texture. Ogni pezzo è unico, proprio come il legno da cui proviene», spiega Leonardo Gianfrate, uno dei fondatori di Brightwood. Si confronta con un materiale insolito anche la linea di lampade Valor.S, firmata da Philippe Starck per la collezione Lighting di Cassina. L’ispirazione è un omaggio a Vallauris, il villaggio della Costa Azzurra dove Pablo Picasso si stabilì dal 1948 al 1955 per dedicarsi alla ceramica, creando una comunità artistica attorno a un materiale dalla grande potenza creativa. Starck interpreta quell’epopea dando alla forma organica della lampada la vivacità cromatica degli smalti arancio, oro, argento e avorio.

Da sinistra: la lampada Living Light crea luce sfruttando l’energia prodotta da un organismo vegetale, NOVAINNOVA in collaborazione con Plant-e. A destra “Untitled”, opera dell’artista spagnolo Nacho Carbonell in collaborazione con LUCE5 (45.000 €), realizzata in bronzo fuso con rami luminosi in polvere di vetro ed esposta da Galleria Rossana Orlandi a Nomad St. Moritz 2025. (ph In-lite, Davide Gallizio)

La galleria milanese di Rossana Orlandi ospita da sempre le proposte di design più innovative. Qui si trovano le lampade a sospensione Phebe della collezione Transparency Matters, fatte a mano nell’atelier di Draga & Aurel, composte da due dischi con inclinazione regolabile per diffondere la luce con intensità mutevole, nei materiali prediletti dalla coppia di designer: resina epossidica con cromie e sfumature differenti, e lucite, una resina acrilica. Esposta da Rossana Orlandi anche Untitled, opera dell’artista spagnolo Nacho Carbonell, noto per il suo approccio tattile alla scultura, creata in collaborazione con Luce5 e realizzata in bronzo fuso. Una struttura che si estende in rami luminosi realizzati con polvere di vetro delicatamente colorata, e definisce un paesaggio organico ed etereo.

Giocano invece con un immaginario caleidoscopico e vivace le lampade Halo, che proiettano luci colorate e creano scenografie luminose, protagoniste della mostra The Beauty of Nature, ancora presso la Galleria Rossana Orlandi. Il brand Halo Edition, sotto la guida del gruppo Mandalaki, continua una ricerca tesa a massimizzare il linguaggio puro della luce, sperimentando prospettive che evocano atmosfere rarefatte e manifestano la tensione verso la sottrazione della materia, un punto che hanno in comune con la ricerca del duo di designer Formafantasma. «Qualche anno fa, mentre lavoravamo alla nostra lampada Wireline, abbiamo sperimentato il filamento illuminante dei bulbi Led. Ci piacevano la sua presenza estetica e la flessibilità, così abbiamo immaginato di usarlo come fonte luminosa sfilabile e sostituibile non da un tecnico, ma da chiunque», spiegano Andea Trimarchi e Simone Farresin di Formafantasma. SuperWire è il risultato di un percorso e deve molto anche al team di ricerca e sviluppo di Flos, che ha trasformato il dettaglio funzionale di un prodotto mainstream in una fonte luminosa originale nella sua essenzialità. Realizzata in vetro planare e alluminio brillantato, la lampada emette una luce omogenea su tutta la superficie, ed è una specie di lanterna traghettata nella contemporaneità dalla qualità di un’illuminazione basica e accessibile.

Lampada a sospensione Ingo, design Paolo Ulian per BUFALINI; lampadario Genesis, creato con un sottile filo d’acciaio lavorato a maglieria, design Gianluca Regazzo per TERZANI. (ph. courtesy Bufalini, Fabio Mandosio)

Marjan van Aubel è una solar designer che si interroga sull’utilizzo diffuso in elementi come lampade, finestre, complementi d’arredo, dell’energia solare come fonte a costo zero, finora usata solo nei pannelli solari integrati agli edifici. Il lavoro di molti lighting designer ripensa il rapporto con la natura, non come risorsa da sfruttare, ma come partner con cui creare nuove possibilità di sviluppo che rispettino l’equilibrio ecologico. Le modalità con cui alcuni materiali viventi possono essere utilizzati nell’illuminazione sviluppa soluzioni che interagiscono con l’ambiente. Per esempio Danielle Trofe, fondatrice di MushLume Lighting, utilizza un processo di biofabbricazione a basso consumo energetico che integra micelio e fibra di canapa. Il micelio cresce rapidamente e si sviluppa in modo simbiotico con il substrato vegetale, producendo un materiale biodegradabile, leggero, termoresistente e facilmente modellabile, ideale per la produzione di paralumi. Lo studio di biodesign Nova Innova, fondato da Ermi van Oers, ha invece realizzato alcune lampade, come Living Light, in collaborazione con Plant-e, azienda specializzata in tecnologie che sanno generare elettricità dalle piante. L’unità luminosa crea luce sfruttando l’energia prodotta da un organismo vegetale attraverso una tecnologia che converte l’energia derivante dal processo fotosintetico della pianta in elettricità, permettendo alla lampada di illuminarsi. Sono solo alcuni lampi in un universo vastissimo, che dai candelabri di Palazzo Valguarnera Gangi arriva al tavolo che si illumina con l’energia solare progettato da van Aubel. Quello dei dispositivi per produrre e gestire la luce è un percorso in evoluzione, ancora molto da tracciare.

Tavolo Teseo, che integra nel legno la tecnologia Led, BRIGHTWOOD (13.500 €); sospensione a Led Like Shadow, design Andrea Lanaroper OLEV (da 2.318 €). (ph. COURTESY Brithwood, COURTESY Olev)

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