Di che materia è fatta la luce? Miceli, fotosintesi vegetale, legni naturali
Molti lighting designer ripensano il rapporto con la natura, non come risorsa da sfruttare, ma come partner con cui creare nuove possibilità di sviluppo ecologico e materiali intelligenti.
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Illuminare per vedere, ma non solo. La luce artificiale è in grado di creare suggestioni, paesaggi, scenografie. Proprio per questo ha un ruolo essenziale nel cinema: la scena del ballo del Gattopardo girata nella sala degli specchi di Palazzo Valguarnera Gangi non sarebbe stata così sontuosa e struggente, senza il riverbero languido delle centinaia di candele che Luchino Visconti pretese nei lampadari che affiancavano i proiettori fuori scena. Il mondo dell’illuminazione ha dato il meglio di sè quest’anno a Euroluce, sezione del Salone del Mobile percorrendo le strade dell’artigianato artistico e dell’innovazione tecnologica.
Alcune soluzioni interessanti affrontano la creazione di un apparecchio illuminante allontanandosi dall’interpretazione tradizionale dei materiali che da sempre incontrano il design della luce. Un approccio che sembra volerci suggerire quanto, nell’esplorazione delle sue potenzialità, ci sia ancora da scoprire. Il vetro, che era protagonista dell’installazione luminosa Splash, nell’ambito della mostra Soaked in Light, firmata da Martin Gallo per Lasvit, azienda ceca specializzata in sistemi di illuminazione tailor-made e nella lavorazione del vetro, comunica proprio questo principio: sembra intriso – come dice il titolo dell’esposizione – di luce, trasfigurato dall’incontro con l’acqua, uno spruzzo in movimento sul punto di cambiare forma. Anche due classici come il paralume in tessuto e il vetro soffiato possono essere reinterpretati: la lampada Alma, nata dalla collaborazione tra lo studio Controvento e Contardi, fa emergere la magia di due materiali che si trasformano. I Led, inseriti nella struttura, nascondono la fonte luminosa e illuminano il paralume senza l’uso di lampadine visibili, creando un’illusione ottica che ne enfatizza il design essenziale.
Appartengono al mondo dell’arte i pezzi realizzati da Christian Pellizzari, il cui lavoro si articola in un poetico intreccio tra arte e natura, attraverso sculture in vetro e luce che richiamano creature mutanti. Petra Aere Pendant, disegnato per Nilufar, è in vetro soffiato a mano ed emana una luce calda, ha una forma a metà strada tra uno stelo vegetale di bambù e il corpo morbido e segmentato di un rettile. Frosted Mirror Syriacus, sempre per Nilufar, riprende il corpo di un rettile alla cui estremità sboccia un fiore: simboleggia la resilienza della natura e la sua capacità di adattarsi ai mutamenti climatici, e offre una riflessione sulla fragilità e bellezza dell’ecosistema globale.
Il vetro è solo uno dei materiali che possono incontrare la luce. Un altro versante della ricerca mette a fuoco le potenzialità di materiali apparentemente lontani dall’universo produttivo dell’illuminazione. Il designer Gianluca Regazzo, per esempio, si ispira al linguaggio della moda nella creazione di un tessuto sospeso in aria nel lampadario Genesis, prodotto da Terzani, che nasce da un sottile filo d’acciaio lavorato a maglieria, la cui trama leggera rifrange la luce con una delicata trasparenza. Il metallo è anche alla base di LikeShadow di Olev, fonte luminosa cilindrica che emette luce verso l’alto e verso il basso: un piatto in filo di fibra di carbonio intrecciato a mano crea giochi di ombre che cambiano, alzando o abbassando il paralume.
Da Bufalini, Paolo Ulian usa le marmette quadrate in pietra naturale, scarto di lavorazione della libreria Spacco, per farne la materia prima della lampada Ingo, un esempio di riciclo virtuoso e, insieme, un omaggio a un classico del design firmato da Ingo Maurer. Ogni marmetta, ottenuta da un processo di alleggerimento della pietra, è sostenuta da sottili cavi in acciaio fissati al soffitto che nascondono la fonte luminosa, creando un’illuminazione diffusa e avvolgente.









