Detrazioni per i figli a carico: come funzionano, le regole e lo sbarramento
L’agevolazione si applica a partire dai 21 anni di età e se non si superano i limiti di reddito
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In fase di elaborazione della dichiarazione dei redditi, i contribuenti stanno applicando le regole sulle detrazioni per familiari a carico in vigore dall’anno scorso. Le modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025 all’articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi hanno riguardato le detrazioni spettanti per le categorie dei figli e degli altri familiari a carico, mentre due successivi decreti, di cui l’ultimo pubblicato lo scorso 11 agosto sulla Gazzetta Ufficiale, hanno variato le regole delle agevolazioni diverse dalle detrazioni fruibili per i medesimi familiari.
Le regole per i figli
Per i figli a carico, anche adottivi o affidati, è stato inserito il limite massimo anagrafico dei 30 anni, a partire dal quale la detrazione non spetta più, salvo per i figli con disabilità accertata in base all’articolo 3 della legge 104/1992. Contestualmente è stata aggiunta l’ulteriore categoria dei figli del coniuge deceduto conviventi con il coniuge superstite.
Pertanto, danno diritto allo sconto d’imposta i figli:
- nati nel matrimonio;
- nati fuori del matrimonio ma riconosciuti;
- adottivi, affiliati o affidati;
- del coniuge deceduto e conviventi con il coniuge superstite;
purché
- di età compresa tra i 21 anni (in quanto fino a 20 anni e 11 mesi danno diritto all’assegno universale erogato dall’Inps) e i 29 anni e 11 mesi
- e se non superano i limiti di reddito personale annuo: 4.000 euro fino a 24 anni di età; 2.840,51 euro se di età superiore (importi al lordo degli oneri deducibili).
La detrazione, in generale spettante al 50% a ciascun genitore (salvo casi specifici), varia in funzione del reddito del singolo genitore (diminuisce all’ammontare del reddito) nonché del numero dei figli (cresce in funzione del numero dei figli).







