Auto & mobilità aziendale

Detraibilità dell’Iva per spingere l’elettrico

L’Italia è saldamente ancorata negli ultimi posti in Europa per quota di vetture elettriche anche a causa dell’imposta sul valore aggiunto

di Gian Primo Quagliano

(Adobe Stock)

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Ha destato scalpore, se non scandalo, il fatto che nella graduatoria per la quota delle auto elettriche nelle immatricolazioni in Europa occidentale, l’Italia sia saldamente attestata negli ultimi posti. Se guardiamo poi alle quote dell’Italia sul parco circolante la situazione è ancora peggiore. Il parco circolante italiano di autovetture da alcuni anni continua a crescere nonostante che la nostra popolazione sia, come è noto, in calo. In particolare, al 31 dicembre 2024, secondo l’Aci le auto circolanti in Italia erano 41.340.516 a fronte di una popolazione di 58.934.000 unità, con un tasso di motorizzazione, cioè con un rapporto tra parco circolante e popolazione, di 0,70 automobili per abitante. Un dato al top a livello mondiale. Se però consideriamo il tasso di motorizzazione elettrica, cioè il rapporto tra auto elettriche circolanti e popolazione, vediamo che per ogni abitante vi sono 0,0047 auto elettriche. Va peggio ancora se consideriamo il tasso di motorizzazione elettrica commerciale (cioè con auto elettriche utilizzate nelle flotte); il quadro diventa ancora più cupo perché questo tasso è pari a 0,0019 “autovetture commerciali” per abitante.

Data questa situazione nei mesi scorsi era legittimo attendersi che i prossimi incentivi dedicassero particolare attenzione (e risorse) all’acquisto di auto elettriche da parte delle flotte. E ciò anche in considerazione del fatto che le auto delle flotte hanno percorrenze annue superiori di almeno sette volte a quelle delle auto private e quindi in termini di benefici ambientali inserire un’auto elettrica in una flotta dà un contributo sette volte maggiore rispetto all’inserimento nel parco circolante nazionale di un’auto elettrica utilizzata da un privato. Di fatto agli incentivi di cui si parla oggi le flotte aziendali possono accedere in misura molto limitata.

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Una strada per rimediare, se il Governo volesse, però ci sarebbe. Basterebbe che stabilisse la piena detraibilità dell’Iva per le auto elettriche che oggi in Italia non ne beneficiano. Sarebbe un primo passo per incominciare a demolire l’indetraibilità dell’Iva sulle autovetture, che è un vero scandalo in quanto non esiste in nessun paese dell’Unione una situazione analoga. La questione è ben nota, ma prima o poi il nostro paese deve decidersi a diventare “uguale” agli altri nell’Unione europea anche per il trattamento fiscale delle autovetture. L’indetraibilità dell’Iva contrasta con la logica che è alla base di questo tributo e con l’esigenza delle nostre aziende di combattere ad armi pari con il resto dell’Unione europea anche dal punto di vista fiscale. Lo scandalo dell’indetraibilità dell’Iva per le autovetture si protrae da decenni ed è ora che finisca.

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