Europa

Detenuti in crescita in Europa: sovraffollamento in 13 Paesi

Il dato emerge dal rapporto Eurostat relativo al 2023 e registra un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente

di Davide Madeddu (Il Sole 24 Ore), Maria Delaney (The Journal Investigates, Irlanda), Kim Son Hoang (Der Standard, Austria) e Ana Somavilla (El Confidencial)

(Adobe Stock)

5' di lettura

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Il numero dei detenuti cresce. Nel 2023 nei Paesi dell’Ue le persone in carcere erano circa 499 mila. Un dato in crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente. In crescita anche il numero di detenuti ogni 100 mila presone. Nel 2023 il dato era di 111 detenuti, mentre nel 2022 era di 108. A tracciare questo scenario è l’ultimo rapporto Eurostat che evidenzia anche l’andamento dei detenuti nel panorama europeo in un arco temporale di 30 anni.

Il picco nel 2012 con 533mila reclusi

«Nel periodo tra il 1993 e il 2023, il maggior numero di detenuti è stato registrato nel 2012 (553 000) - scrive il rapporto Eurostat -. Dopo un periodo di stabilità nel 2017-2019, c’è stata una diminuzione del 6,6% del numero di detenuti nel 2020 (463 000) probabilmente a causa delle misure relative al Covid 19, seguita da un aumento totale del 7,7% dal 2021 al 2023».

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Nel quadro europeo, leggendo e confrontando i dati dei vari Paesi, emerge che i tassi più alti di detenuti per 100 mila persone, nel 2023 sono stati in Polonia con 203 persone dietro le sbarre ogni 100 mila, seguiti da Ungheria, con 187 persone, poi Repubblica Ceca con 181. I tassi più bassi in Finlandia con 53 persone, Paesi Bassi con 66 e Slovenia con 68.

C’è poi la questione sovraffollamento, ossia quando ci sono più detenuti rispetto a quante persone possono essere contenute in carcere. Nel 2023 il problema è stato registrato in 13 Paesi.

Il più alto sovraffollamento è stato registrato a Cipro, con un tasso di occupazione di 226,2,2, Francia (122,9) e Italia (119,1). I tassi di occupazione carceraria più bassi sono stati registrati in Estonia (56,2), Lussemburgo (60,8) e Bulgaria (67,7).

Non meno importante la divisione: dal 2016 1 su 19 detenuti adulti presenti nelle carceri dei Paesi dell’Ue erano donne. Nel 2023, la percentuale di donne nelle carceri era del 5,4%, quasi la stessa del 2022 (5,3%). La quota di donne nelle carceri varia tra i paesi dell’Ue. Nel 2023, la quota più alta è stata registrata nella Repubblica Ceca (8,8%), seguita da Ungheria (8,2%), Slovacchia e Lettonia (7,7% per entrambi). La quota più bassa è stata in Francia (3,3%) seguita dalla Bulgaria (4,1%) e dall’Italia (4,2%).

Non è comunque tutto. Un altro dato riguarda la nazionalità dei detenuti. Nel 2023, 1 su 5 «aveva una cittadinanza straniera nel paese segnalante». Nei paesi dell’UE, la percentuale di detenuti con cittadinanza straniera nel paese segnalante (20,6%) era quasi la stessa del 2022 (20,4%).

La quota di detenuti con cittadinanza straniera varia tra i paesi dell’UE. La quota più alta in Lussemburgo (75,7%), seguita dalla Grecia (54,3%) e Cipro (56,7%). La quota più bassa è stata in Romania (1,1%) seguita dalla Bulgaria (2,9%) e dalla Lettonia (3,5%).

Il caso italiano

Il Italia la condizione dei detenuti presenti nelle carceri è al centro dell’attività di controllo e delle campagne di sensibilizzazione delle diverse associazioni di volontariato. A fronte di 51.347 posti previsti dalla capienza regolamentare («calcolati sulla base del criterio di 9 metri quadri per singolo detenuto più 5 metri quadri per gli altri», si sono registrati(al 31 gennaio 2024) 60.637. Al 30 aprile 2025 i dati segnano una ulteriore crescita. Su 51.292 posti previsti dalla capienza regolamentare si registrano 62.445 persone. Di queste 2.725 sono donne e 19.740 stranieri.

Le associazioni in campo

A sollecitare interventi e misure per trovare una soluzione al problema ci sono le associazioni. Nel rapporto di fine 2024 Antigone, l’associazione che si occupa dei diritti delle persone private della libertà, scatta una fotografia sullo stato delle strutture detentive italiane e, allo stesso tempo, evidenzia le problematiche che passano dalle condizioni degli edifici, al sovraffollamento per arrivare ai suicidi.

Lavoro e formazione

Secondo il rapporto di Antigone cresce, seppure leggermente, il numero delle persone che lavorano in carcere alle dipendenze del carcere stesso. «Erano 16.305 al 30 giugno 2023 e sono salite a 17.096 alla stessa data del 2024 - si legge nel rapporto -.

Aumentano invece significativamente quanti lavorano per altri datori di lavoro, che sono passati da 2.848 al 30 giugno 2023 a 3.144 al 30 giugno 2024. Sono cresciuti sia i semiliberi (+84), sia le persone in art. 21 (+117), sia le persone che in carcere lavorano per datori privati, siano queste cooperative sociali (+62) o imprese profit (+29). Il numero di quanti lavorano per queste ultime resta comunque molto basso. Al 30 giugno 2024 i detenuti che lavoravano per imprese private tradizionali erano solo 213, mentre erano 899 quelli che lavoravano per cooperative sociali».

Francia: record e misure emergenziali

Anche la Francia registra numeri allarmanti. Secondo il Ministero della Giustizia, al 1° marzo 2025 erano detenute 82.152 persone, un nuovo record per il Paese. La capienza ufficiale, invece, era di 62.539 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 131,7% – ben al di sopra del limite di guardia. In 15 istituti penitenziari si è superato addirittura il 200%. La situazione nelle carceri francesi è così grave che oltre 4.500 detenuti sono costretti a dormire su materassi poggiati a terra. Per affrontare l’emergenza, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha annunciato un piano per costruire 15.000 nuovi posti entro il 2029 e ha chiesto che i detenuti stranieri idonei siano trasferiti nei loro Paesi d’origine per scontare lì la pena.

Spagna: meno sovraffollamento, più reinserimento

La Spagna, pur registrando un aumento della popolazione carceraria (56.698 detenuti nel 2023), mantiene un tasso di sovraffollamento relativamente contenuto: il 75% secondo l’ultima riforma penitenziaria. Il Paese ha adottato un approccio più rieducativo: il sistema progressivo consente ai detenuti un passaggio graduale verso regimi più aperti, in base al comportamento e al rischio di recidiva. Notevole anche il ruolo dei Centri di Inserimento Sociale (CIS), che permettono ai reclusi di lavorare o studiare all’esterno durante il giorno. I dati mostrano che l’80% dei detenuti rilasciati non torna a delinquere.

Austria: pochi posti, poche riforme

In Austria, al 1° maggio 2025, si contavano 9.915 detenuti contro una capienza ufficiale di 8.263 posti (occupazione al 108,75%). Il Paese è stato criticato dalla Corte dei Conti per l’assenza di investimenti in programmi di reinserimento e per la scarsità di personale. Secondo gli esperti, in Austria si ricorre ancora troppo frequentemente alla pena detentiva, spesso anche per reati minori. Nonostante le criticità siano note da anni, finora non sono state introdotte riforme strutturali di rilievo.

Irlanda: sovraffollamento crescente e riforme in corso

Anche l’Irlanda affronta una crisi da sovraffollamento. Al 1° maggio 2025, il numero di detenuti era salito a 5.308, a fronte di una capienza di 4.666 posti (occupazione al 114%). Oltre 340 persone dormivano su materassi. Il governo ha avviato un piano di ampliamento con 1.500 nuovi posti previsti, ma le associazioni di settore ritengono che la costruzione di nuove carceri non sia la soluzione. La Irish Penal Reform Trust ha chiesto che la detenzione venga considerata come «ultima ratio» e che si incentivino misure alternative, come i lavori di pubblica utilità o il rilascio temporaneo controllato.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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