Un altro suicidio in carcere a Rossano, in Calabria. Ministro Nordio: «Lo Stato non abbandona nessuno»
A Torino nei giorni scorsi una donna si era suicidata e un'altra reclusa si era lasciata morire rifiutando acqua, cibo, cure e chiedendo insistentemente del figlio
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Dopo i due suicidi nelle carceri torinesi di venerdì, oggi un detenuto di 44 anni, originario di Lamezia Terme (Catanzaro), è stato trovato morto nella sua cella del carcere di Rossano, in Calabria. Secondo quanto si è potuto apprendere l’uomo si sarebbe tolto la vita. Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la Procura di Castrovillari che avrebbe anche disposto il sequestro della salma. Il quarantaquattrenne si trovava nel carcere di Rossano dallo scorso febbraio perché coinvolto nell’operazione Svevia, operazione antidroga condotta dalla Guardia di finanza con il coordinamento della Dda di Catanzaro.
Intanto sabato il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è recato in visita al carcere di Torino dopo la tragica morte delle due detenute: una donna suicida e un’altra reclusa si è lasciata morire lentamente rifiutando acqua, cibo, cure e chiedendo insistentemente del figlio.
La visita del Guardasiglli Nordio: «Puntare a strutture di detenzione differenziate»
Il Guardasiglli è entrato nella casa circondariale direttamente in auto, scortato dalla polizia stradale e ad accoglierlo ha trovato la direttrice della struttura penitenziaria, Elena Lombardi Vallauri, i garanti comunale, Monica Gallo, e regionale Bruno Mellano, insieme al responsabile dell’Azienda sanitaria locale per il carcere, Roberto Testi. Nordio ha avuto un colloquio con la direzione per ottenere la documentazione su entrambe le donne morte. Il ministro avrebbe chiesto un incontro con gli psichiatri della casa circondariale per acquisire elementi sui due decessi.
In seguito, Nordio in conferenza stampa ha detto: «Lo Stato non abbandona nessuno. La legge di bilancio quest’anno è stata quella che sappiamo - aggiunge poi il Guardasigilli parlando degli investimenti nel settore penitenziario - ha comportato sacrifici per tutti e anche per la giustizia. Confidiamo che il prossimo anno questa congiunzione negativa, di guerra, carestia, alluvioni e pandemia, finisca e ci permetta di avere risorse maggiori per poter aumentare il personale». «Bisogna garantire l’umanità del detenuto e il trattamento rieducativo. Non si tratta di un’ispezione - ha specificato parlando della propria presenza nella casa circondariale Lorusso e Cutugno - ma di una manifestazione di vicinanza del ministro e del suo staff sia in questo momento di dolore, ma anche di vicinanza alla direzione e alla polizia penitenziaria che soffre di gravi carenze di organico e di difficoltà operative che sono da subito, dall’inizio di questo governo, all’attenzione massima del ministero. Chi meglio di un ministro che ha svolto per quarant’anni la funzione di pubblico ministero conosce i disagi delle situazioni penitenziarie? Ogni suicidio in carcere è un fardello che ci angoscia ogni volta».
«Stamane - ha sottolineato Nordio - abbiamo ascoltato tutte le proposte. Cercheremo quella che vorrei chiamare una detenzione differenziata tra i detenuti molto pericolosi e quelli di modestissima pericolosità sociale. C’è una situazione intermedia che può essere risolta con l’utilizzo di molte caserme dismesse e che hanno spazi meno afflittivi», ha detto. «Costruire un carcere è costoso. Usare strutture dismesse con ampi spazi secondo me è soluzione su cui bisogna iniziare a lavorare e ci stiamo lavorando con risultati che saranno forse immediati», spiega Nordio.








