Energia

Deposito nucleare per le scorie radioattive, cresce il fronte del Nimby

Dopo la Basilicata, la Sardegna, il comune di Altamura, i sindaci dell’Alessandrino e il distretto turistico di Trapani, è arrivato il no anche del Lazio, regione su cui insiste quasi metà dei siti idonei (21 su 51) previsti dalla cosiddetta Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee per il deposito nazionale delle scorie radioattive.

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Si allarga il fronte dei comuni contrari ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari, obbligo previsto dalle norme dell’Unione Europea cui si sta rimediando con la mappa delle aree idonee, già diventata argomento di polemiche. Dopo la Basilicata, la Sardegna, il comune di Altamura, i sindaci dell’Alessandrino e il distretto turistico di Trapani, è arrivato il no anche del Lazio, regione su cui insiste quasi metà dei siti idonei (21 su 51) previsti dalla cosiddetta Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee per il deposito nazionale delle scorie radioattive.

Il no della Regione Lazio

«Mi auguro - ha detto il governatore, Francesco Rocca - che nessun sindaco del Lazio candidi il proprio Comune a ospitare il deposito». Ci sono, infatti, trenta giorni di tempo da parte degli enti locali di dare il proprio consenso ad ospitare la struttura che, nel lungo periodo, porterebbe milioni di fondi pubblici, oltre a 4.000 occupati nel cantiere per 4 anni e a 700-1000 nella gestione.

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Obiettivo del governo: sito entro la legislatura

L’obiettivo del governo, ribadito dallo stesso ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, è quello di arrivare ad individuare il sito «entro la legislatura», ma all’orizzonte sembrano essere molti gli ostacoli da superare, come capitò già nel 2003, quando l’allora premier Silvio Berlusconi fu costretto a fare marcia indietro sulla discarica a Scanzano Jonico, in Basilicata, dopo la rivolta dell’intera regione.

A schierarsi al fianco del presidente del Lazio ci sono anche i sindaci della Tuscia, l’area identificata dalla Cnai per ospitare il deposito. La provincia di Viterbo, dicono in coro, «non è la terra di nessuno» e «non può essere utilizzata a piacimento per parcheggiare qui rifiuti di ogni genere, da quelli ordinari della capitale a quelli nucleari nazionali». Nei prossimi giorni è prevista anche la convocazione del consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci della Provincia per valutare eventuali iniziative da intraprendere.

Il fronte del no monta in Sardegna

Il fronte del no monta anche in Sardegna, dove il consiglio regionale ha convocato per il 21 dicembre gli Stati generali per ribadire la contrarietà dell’Isola a diventare deposito delle scorie nucleari. A Trino, il comune in provincia di Vercelli che si è candidato ad ospitare il deposito, nasce un comitato contro l’opera, con un primo appuntamento già programmato per martedì prossimo. Continuano poi le proteste anche nel Trapanese e nell’Alessandrino, mentre il ministero fa sapere che sono “auspicabili” le manifestazioni di interesse da parte degli enti locali.

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