Dentro al Grand Egyptian Museum del Cairo (finalmente)
Un viaggio tra architettura innovativa e tesori faraonici, il Gem si impone come nuova icona culturale del Cairo, a un paio di chilometri dalle piramidi di Giza
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Per costruire la Piramide di Cheope 4.500 anni fa c’è voluto lo stesso tempo. Tra costi lievitati, primavere arabe, Covid e difficoltà economiche, il Grand Egyptian Museum (Gem) è stato inaugurato definitivamente solo il 1° novembre scorso - dopo vent’anni, in ritardo di una decina sulla tabella di marcia - e ora si offre finalmente al pubblico in tutta la sua imponenza. Tanto che è già diventato un “classico” per chi va al Cairo.
Il Gem si trova a un paio di chilometri dalle piramidi di Giza, che svettano sullo sfondo e dialogano con il museo.
L’edificio, progettato dallo studio irlandese Heneghan Peng Architects, è color sabbia e ha un monumentale ingresso a forma di piramide. Tutto il complesso, all’esterno e all’interno, è un continuo richiamo a quei miracoli dell’ingegno umano. Entriamo dalla grande porta triangolare. Una enorme hall di 10mila metri quadrati con un tetto traforato è aperta su due lati, la luce penetra a spicchi da ogni fessura con singolari effetti prospettici, una leggera brezza rende piacevole il clima e l’acqua scorre placida in una vasca a filo del pavimento: il biglietto da visita è di grande fascino.
A pochi metri dall’ingresso svetta il colosso di Ramses II, una statua di granito rosso alta 12 metri e pesante 83 tonnellate trasferita qui nel 2006.
Superati i tornelli, ecco un altro ambiente mozzafiato: una monumentale scalinata percorsa da statue, lapidi e altre sculture che accompagna fino al vero e proprio ingresso nelle gallerie. In cima una grande vetrata si affaccia sulle piramidi: gli architetti hanno voluto vincere a mani basse.








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