INFORMAZIONE SCIENTIFICA a cura di GRUPPO SAN DONATO

Demenza femminile: perché la prevenzione precoce è una sfida (e un’opportunità)

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Le malattie neurodegenerative, e in particolare le demenze, rappresentano una delle sfide più urgenti per la sanità globale. Colpiscono soprattutto le donne: circa 7 casi su 10 riguardano l’universo femminile, rendendo il tema una vera questione di genere. Un dato che impone una riflessione su impatto clinico-sociale e importanza della prevenzione precoce, oggi sempre più possibile grazie ai progressi della ricerca.
Per comprendere come intervenire, abbiamo chiesto di spiegarci le strategie più efficaci disponibili alla prof.ssa Maria Salsone, responsabile della Neurologia e Stroke Unit e coordinatrice del nuovo Brain Health Service dell’IRCCS Policlinico San Donato, il primo centro europeo a sviluppare un percorso dedicato alla salute cerebrale femminile.

Un rischio maggiore per le donne: tra genetica e ormoni
La maggiore incidenza nelle donne è legata a una combinazione di fattori. «Il rischio di demenza nasce dall’interazione tra fattori genetici (non modificabili) e ambientali (modificabili). In particolare, la variante genetica del gene APOE-ε4 aumenta il rischio fino a 4-10 volte nelle donne, contro 1-4 negli uomini», spiega Salsone, che è anche professoressa associata presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.
A incidere sono anche i cambiamenti ormonali della menopausa. «La caduta dei livelli di 17β-estradiolo, con effetti neuroprotettivi, e le conseguenze indirette come aumento di peso, alterazioni cardiovascolari e disturbi dell’umore e ansia, modulano il rischio cognitivo». Solo di recente l’attenzione della ricerca scientifica si è spostata anche sul periodo che precede la menopausa, la perimenopausa. «In questa fase della vita, caratterizzata da ampie fluttuazioni ormonali, molte donne riferiscono difficoltà di concentrazione, problemi di memoria, rallentamento mentale (brain fog). Mancano, tuttavia, ancora studi sufficientemente lunghi per dimostrare un legame diretto con il rischio di demenza».
Il ruolo della Terapia ormonale sostitutiva (Tos) è stato oggetto di un ampio dibattito scientifico. «La questione è complessa. Fattori quali tipo di Tos, età di inizio e caratteristiche genetiche delle pazienti, possono essere determinanti».
Anche il sonno gioca un ruolo chiave: «Durante il sonno, entra in funzione il cosiddetto sistema glinfatico, che agisce come uno “spazzino” del cervello, eliminando le proteine che si accumulano fisiologicamente e che, se presenti in quantità eccessive, possono innescare i processi di neurodegenerazione».

Fattori di rischio: molti sono modificabili
Una commissione internazionale nel 2024 ha individuato i principali fattori di rischio di demenza modificabili lungo l’arco della vita; in età media: perdita dell’udito, colesterolo alto, depressione, traumi cranici, alcol, diabete, inattività fisica. Dopo i 70 anni: isolamento sociale e inquinamento. «Intervenire precocemente su questi fattori può prevenire fino al 45% dei casi», sottolinea Salsone.
Lo stile di vita è centrale: attività fisica, controllo metabolico e relazioni sociali attive. «L’esercizio fisico riduce il rischio di demenza del 20%: fino a 5 volte alla settimana (150 minuti max) è associato a una migliore performance cognitiva nel tempo».

I primi segnali: riconoscerli per intervenire
Le demenze si sviluppano lentamente, con segnali inizialmente sfumati. «Un sintomo precoce è il disturbo soggettivo di memoria: il paziente percepisce un calo cognitivo in assenza di un deficit oggettivabile alla valutazione neuropsicologica».
Questa percezione di difficoltà merita attenzione: anche se non sempre significativa di patologie neurodegenerative, non va sottovalutata.

Prevenzione: uno stile di vita “cognitivo”
La prevenzione riguarda anche la mente. «Stimolare il cervello fin da giovani è fondamentale. Attività come lettura, arte, musica e socializzazione contribuiscono alla riserva cognitiva. Anche l’interazione con animali domestici può favorire la stimolazione cognitivo-emotiva».

Un approccio integrato alla salute del cervello
In questo contesto, si pone il progetto “3D – Diagnosi precoce del Disturbo soggettivo di memoria nella Donna”, del Brain Health Service (BHS) del Policlinico San Donato, un percorso dedicato alla salute cerebrale femminile.
Il percorso considera predisposizione genetica (analisi del gene APOE), alterazioni ormonali legate alla peri- e post-menopausa, disturbi del sonno e dell’umore, condizioni come osteopenia, osteoporosi, deficit visivi e uditivi, dislipidemia, patologie parodontali e fattori cardiovascolari, stile di vita, alimentazione, attività fisica.
«Oggi possiamo identificare i soggetti a rischio, riconoscere le fasi precocissime della malattia e intervenire con strategie mirate», conclude Salsone.

Guardare avanti: dalla diagnosi alla consapevolezza
La demenza non è più una condizione inevitabile. Intervenire prima della comparsa di sintomi evidenti è una delle maggiori opportunità della medicina contemporanea. Per le donne, in particolare, significa trasformare la prevenzione precoce in uno strumento concreto di protezione della salute cerebrale e di miglioramento della qualità della vita.

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