Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Enrico Miele
2' di lettura
2' di lettura
Il Sole 24 Ore Radiocor - Un mandato fino al 2030, con chiari poteri su contabilità e supervisione finanziaria di Delfin. È quanto chiederà di approvare la maggioranza degli eredi Del Vecchio alla prossima assemblea dei soci della holding che si terrà nel Granducato il 30 giugno. In base all’integrazione dell’ordine del giorno, che Radiocor ha potuto visionare, il mandato di quelli che nel diritto lussemburghese sono definiti “Commissaire aux comptes” dovrebbe scattare, in caso di via libera degli azionisti, il giorno della nomina per concludersi dopo un quadriennio con l’assemblea degli azionisti convocata per l’approvazione del bilancio del 2029. Il mandato sarà remunerato con un compenso annuo lordo di 200mila euro (comprensivo di rimborsi spese). La richiesta porta la firma, nell’ordine, di Clemente Del Vecchio, Nicoletta Zampillo, Leonardo Maria, Paola e Luca.
La missiva è stata inviata da cinque eredi (su otto) lo scorso 22 giugno a tutti i soci e al consiglio di amministrazione della finanziaria, che poi si è spaccato sulla lettera di “patronage” necessaria come garanzia richiesta dalle banche sul prestito da 11 miliardi in favore di Leonardo Maria (per rilevare le quote di Luca e Paola, concordi anche loro, come si nota, sui commissari). Gli azionisti firmatari chiedono così al cda di integrare l’odg dell’assemblea con questa proposta. I nomi dei commissari proposti, come già anticipato da Repubblica, sono quelli dell’avvocata Lara Forte (specializzata sui fondi d’investimento nello studio Mourant), il commercialista Fabio Scoyni e soprattutto il manager Marco Talarico, braccio destro di Del Vecchio jr., che dalla guida del family office Lmdv passerà al ruolo di supervisore contabile della cassaforte che racchiude i gioielli di famiglia, dalle quote di Essilux fino a Mps, passando per UniCredit e Generali.
La mossa, al netto dell’esito dell’assemblea che appare in alto mare, è in ogni caso un modo per rimettere in discussione la governance di Delfin o, perlomeno, per dare una scossa a chi guida da tempo la società. Strategia forse impensabile fino a poco tempo fa, che testimonia come la contesa sull’eredità si sia ormai spostata all’interno del consiglio di amministrazione. Lo scontro è alla luce del sole, visto che al momento del voto del cda sulla lettera di “patronage”, si sono espressi a favore il presidente Francesco Milleri e il notaio Mario Notari, non così il ceo della holding Romolo Bardin e i due consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. L’esito ha quindi certificato una visione comune tra Milleri e Leonardo Maria, l’erede da cui nasce il progetto di riassetto per cercare di chiuderà la vicenda dell’eredità del padre.
Da capire, quindi, come possa esser interpretata da Bardin l’ipotesi della nomina dei revisori, che fin qui non era mai stata ventilata nella governance della società. Senza dimenticare le parole usate di recente dal presidente di Ray-Ban per chiedere chiarezza allo stesso cda di Delfin sul riassetto: «Per anni ho sostenuto il board e la continuità della holding. Ora però questa sequenza di eventi mi impone di chiedere chiarezza». Una prima risposta si avrà tra 48 ore, tutto è possibile. (Enr-)