Pace fatta tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico, mentre sembra in dirittura d’arrivo la struttura dell’operazione che porterà al riassetto di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio a capo di EssilorLuxottica (32,4%), Generali (10%), Mps (17,5%) e Unicredit (2,7%).
L’intesa tra fratelli
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I due fratelli, secondo quanto anticipato dall’Ansa, avrebbero raggiunto un accordo rinunciando alle azioni legali annunciate negli ultimi giorni. Lo riferiscono fonti vicine al quartogenito del fondatore di Luxottica Leonardo Maria Del Vecchio, che esprimono soddisfazione per la ritrovata intesa con il primo figlio della madre, Nicoletta Zampillo, e del banchiere Paolo Basilico. Nelle scorse settimane Basilico si era rivolto al Tribunale del Lussemburgo nel tentativo di bloccare il riassetto di Delfin. Il primo figlio della vedova Del Vecchio aveva impugnato davanti alla corte del Granducato le delibere dell’ultima assemblea Delfin sull’aumento del dividendo e sul trasferimento a Leonardo Maria Del Vecchio delle quote della sorella Paola e del fratello Luca.
Un ricorso «infondato» secondo Delfin, che non ha bloccato il riassetto - con il quartogenito del fondatore di Luxottica pronto a salire al 37,5% con l’acquisto del 25% da sorella e fratello e vicino a un accordo per ottenere la nuda proprietà sulla quota, anch’essa pari al 12,5%, della madre Nicoletta Zampillo - ma che rischiava di rendere più complicato il finanziamento da 10 miliardi di euro per l’acquisto del 25% dal momento che è previsto che il veicolo Lmdv Capital dia in pegno alla banche le azioni della holding lussemburghese.
A fine maggio Nicoletta Zampillo aveva inviato una lettera al board di Delfin nella quale affermava di voler annullare la decisione di rinunciare a metà della quota del 25% a lei destinata dal marito a favore del figlio Rocco. Decisione che quest’ultimo sembrava voler impugnare intimando a Delfin di non procedere a modificare il suo status di socio. Nelle ultime ore, invece, il riavvicinamento tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico sembra riportare il sereno sull’intricata vicenda dell’eredità miliardaria del fondatore di Luxottica.
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Banche verso il via libera
Sullo sfondo, prosegue il lavoro delle banche chiamate a finanziare l’ascesa di Leonardo Maria Del Vecchio nel capitale di Delfin rilevando le quote di Luca e Paola Del Vecchio. Un passaggio di quote che concentrerebbe il 37,5% della holding nelle mani di un solo erede. Il via libera dell’assemblea degli azionisti della finanziaria alla distribuzione per tre anni dell’80% degli utili. rappresentava la condizione più importante dell’operazione. Incassato quello, il lavoro si è concentrato su due filoni. Primo le banche coinvolte nell’operazione, guidate da UniCredit, Bnp Paribas e Credit Agricole, secondo le garanzie. Lo schema dell’intesa ruota infatti intorno a tre garanzie chiave. La prima, probabilmente la più importante, era il via libera dei soci alla distribuzione di cedole più generose, e dunque quell’80% degli utili Delfin approvato dall’assemblea. Risorse, evidentemente, che serviranno al veicolo Lmdv Fin per rimborsare gli oneri relativi alla linea stessa. L’ultimo atto, ovvero l’accordo tra Leonardo Maria e Rocco, blinda quella delibera a più livelli e spiana così la strada all’operazione stessa di finanziamento. Inoltre sarebbe previsto il pegno sul veicolo LMDV Fin attraverso cui Leonardo Maria Del Vecchio rileverà le quote del 25% dai fratelli Luca e Paola. Infine, le banche avrebbero richiesto “un mandato a vendere” allo stesso Leonardo Maria Del Vecchio che scatterebbe nel caso in cui il valore di Delfin, e dunque, il valore degli asset a essa riconducibili, partendo da Essilor Luxottica, scendesse al di sotto di una determinata soglia. In questo caso l’imprenditore sarebbe obbligato a vendere quanto basta della partecipazione in Delfin per reintegrare le garanzie e l’acquirente di quel pacchetto, evidentemente, sarebbe rappresentato dalla stessa Delfin. Infine, si apprende, sarebbe stato richiesto un supporto al board di Delfin nel redigere un piano industriale della holding che preveda maggiore flessibilità sulla gestione delle partecipazioni finanziarie in caso di situazioni avverse. Il riferimento è alle quote in Mps(17,5%), Generali (10%) e UniCredit (2,7%) che nello scenario in cui si registrasse un forte calo dei mercati e del valore della holding devono essere libere di essere valorizzate per ristabilire l’equilibrio complessivo.
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