Norme Ue

Deforestazione, con l’Eudr costi fino a 2,6 miliardi per i settori coinvolti

L’allarme di FederlegnoArredo e Confagricoltura sul regolamento UE applicativo da gennaio 2026. Costi operativi annuali in media pari al 5% dei ricavi

di Giovanna Mancini

3' di lettura

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I tempi per modificare l’Eudr (il Regolamento europeo sulla deforestazione entrato in vigore due anni fa e che sarà applicativo dal prossimo gennaio) sono ormai stretti, per questo i settori industriali più impattati dai suoi effetti - in particolare legnoarredo e agricoltura - intensificano le iniziative per sollecitare Bruxelles a rivedere alcuni aspetti della norma che, se confermati, avranno effetti economici e organizzativi molto pesanti per le aziende delle rispettive filiere.

Quello che le imprese chiedono è di ridurre ulteriormente gli oneri per le pmi e concentrare gli obblighi di due diligence sui primi operatori, attraverso una revisione del prossimo pacchetto Environmental Omnibus. Chiedono inoltre di potenziare il sistema informativo e garantire una classificazione del rischio Paesi più aderente alla realtà.

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Richieste avanzate ieri da Confagricoltura e FederlegnoArredo durante un incontro nella sede dell’Europarlamento a Bruxlles, alla presenza del ministro italiano all’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida, della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, degli europarlamentari Carlo Fidanza e Herbert Dorfmann.

Che cosa prevede il Regolamento

Lo European Union Deforestation Regulation (Eudr), il Regolamento unionale per il contrasto della deforestazione e del degrado forestale globali, entrato in vigore il 29 giugno 2023, sarà applicativo dal 30 dicembre 2025, con un posticipo di ulteriori sei mesi (30 giugno 2026) per gli operatori che al 31 dicembre 2020 erano costituiti come microimprese o piccole imprese (fatta eccezione per i prodotti che figurano nell’allegato del Regolamento UE n. 995/2010 - Eutr).

La norma - che interessa soia, bovini, olio di palma, caffè, cacao e gomma naturale, legno e derivati - sostituirà il Regolamento Eutr, il cosiddetto Regolamento Legno (995/2010), che già da anni vieta l’immissione sul mercato Ue di legno e prodotti derivati illegali e che le imprese ritengono efficace allo scopo di combattere il disboscamento illegale e i commerci a esso collegati, mentre le complessità dell’Eudr (per come attualmente formulato), aggreverebbero il lavoro di tante pmi, comprese quelle non direttamente coinvolte nelle attività di importazione e commercializzazione dei prodotti. L’Eudr allarga infatti il ventaglio non solo di materie prime, ma anche di prodotti coinvolti e prevede dichiarazioni di due diligence anche per tutti i prodotti da esportare, coinvolgendo quindi anche i costruttori di prodotti finiti, come mobili, yacht o case in legno, per i quali è difficilissimo riuscire a certificare e documentare l’intera catena di fornitura per ogni parte dei propri prodotti.

Per Confagricoltura e FederlegnoArredo le nuove regole, così come formulate attualmente, creano incertezza e concreti rischi per la competitività e la sostenibilità economica delle aziende, che rappresentano la maggioranza delle attività agroforestali italiane ed europee.

L’obiettivo da raggiungere è la riduzione del 35% degli oneri amministrativi per le piccole medie imprese, come indicato anche nella bussola per la competitività europea, approvata dalla Commissione lo scorso gennaio facendo proprie le raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi.

L’impatto economico sulle aziende

Secondo una stima dalla Commissione europea, i costi annuali di conformità all’Eudr per gli operatori andranno dai 175 milioni di euro ai 2,6 miliardi. In base alle proiezioni realizzate dalle cooperative forestali su piccola scala, i costi una tantum per la conformità al nuovo Regolamento ammonteranno a circa il 20% del loro fatturato, mentre i costi operativi annuali supereranno il 5%. Percentuali che rischiano di estromettere dal mercato la maggior parte delle piccole realtà.

Le filiere più colpite

«La filiera del legno-arredo ha fatto della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente uno dei suoi punti di forza, complice anche la fortuna di lavorare il legno, materia prima sostenibile per eccellenza - ha detto commenta Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo -. Rimanere fedeli a questi principi è per noi imprescindibile ed è proprio con questo obiettivo che chiediamo alle istituzioni competenti che l’Eudr sia inserito in una revisione nel prossimo Environmental Omnibus. Con l’attuale testo rischiamo una perdita di competitività, soprattutto rispetto ai mercati extra-Ue che agiscono in assenza totale di regole, che potrebbe avere come conseguenza anche una delocalizzazione delle attività produttive proprio verso questi Paesi, snaturando così una filiera che vanta una produzione realmente made in Italy».

Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, «L’Eudr prevede oneri amministrativi per gli operatori dell’Ue sproporzionati e che non tengono presente delle reali dimensioni delle imprese agricole e dei proprietari forestali. Inoltre, bisogna riconoscere ai proprietari forestali italiani il lavoro già svolto fino ad oggi con sgravi e semplificazioni burocratiche. Sono tanti, infatti, coloro che già da diverso tempo applicano una gestione sostenibile delle foreste orientata verso la salvaguardia ambientale a cui mira l’Eudr. Al momento, il Regolamento non tiene conto delle realtà sul campo e pone oneri sproporzionati su operatori che non fanno parte del problema della deforestazione».

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