Sviluppo sostenibile

Deforestazione, Bruxelles punta a un altro rinvio delle regole

L’annuncio della Commissaria all’Ambiente ma serve il via libera di Europarlamento e Consiglio. Cresce l’attesa anche per nuove semplificazioni

di Chiara Bussi

La regione di Santarem

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I punti chiave

  • L’obiettivo del regolamento
  • Le richieste di flessibilità
  • Le opportunità per le filiere
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Le imprese europee potrebbero avere un anno in più per applicare il regolamento contro la deforestazione. Mentre cresce l’attesa per nuove semplificazioni.

Per la seconda volta la Commissione Ue ha proposto tempi supplementari alle imprese per mettersi in regola con la normativa pubblicata in Gazzetta Ufficiale Ue nel giugno 2023 per combattere la deforestazione globale e assicurare filiere sostenibili. L’entrata in vigore del regolamento Eudr (dall’acronimo inglese), inizialmente prevista a fine 2024, è stata rinviata al rush finale alla fine di quest’anno (30 dicembre) per le aziende più grandi, concedendo sei mesi in più alle Pmi. Lo scorso 23 settembre un nuovo colpo di scena: in una lettera a Europarlamento, Consiglio Ue e presidenza di turno danese la Commissaria all’Ambiente Jessika Roswall ha annunciato l’intenzione di rinviare l’entrata in vigore di un altro anno, a fine 2026. Alla base della decisione la Commissaria ha citato le incertezze legate alla tenuta della piattaforma informatica sviluppata e gestita dall’esecutivo Ue come previsto dal regolamento. L’anno in più - ha spiegato - servirà per i controlli e gli adeguamenti necessari a evitare difficoltà operative per le aziende.

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La palla ora è nel campo della politica. Per ufficializzare il rinvio servirà una proposta formale della Commissione a Consiglio ed Europarlamento. In quest’ultima sede si preannuncia l’ennesima battaglia tra i due principali partiti: i popolari applaudono la mossa di Bruxelles e chiedono modifiche mentre i socialisti la definiscono «inaccettabile».

L’obiettivo del regolamento

L’obiettivo del regolamento è contribuire ad arginare il fenomeno della riduzione delle foreste che rappresenta una minaccia significativa per l’equilibrio del pianeta: secondo l’Ipcc, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, è responsabile, da sola, dell’11 % delle emissioni di gas serra. Gli occhi sono puntati su sette materie prime che costituiscono le principali cause di deforestazione a livello globale: olio di palma (35%), soia (33%), legno (9%), cacao (8%), caffè (7%), carne bovina (5%) e gomma (3 per cento). Le aziende Ue che importano, vendono o esportano queste materie prime e oltre 300 prodotti derivati dovranno dimostrare che non provengono da terreni deforestati o degradati a partire dal 31 dicembre 2020. E che la loro produzione avviene nel rispetto delle leggi del Paese di provenienza (come protezione ambientale, diritti dei lavoratori e delle comunità indigene, anticorruzione). Lo faranno con una dichiarazione di due diligence che dovrà essere caricata, appunto, su Traces, la piattaforma online della Commissione Ue, prima che i prodotti siano immessi sul mercato o esportati.

Il regolamento fissa obiettivi ambiziosi che rappresentano una sfida non di poco conto per numerosi settori del Made in Italy dove queste materie prime sono cruciali, dall’alimentare all’arredo, passando per la chimica e la farmaceutica. L’Annex 1 della normativa ne determina il perimetro di applicazione. Qualche esempio? Il caffè in grani rientra, quello solubile no. La pelle di bovino è compresa nell’Eudr, ma non gli accessori realizzati con questa materia prima. Tra gli esclusi c’è il sapone, anche se può contenere olio di palma. Le automobili non sono comprese, ma un produttore automobilistico dovrà comunque effettuare la dichiarazione di due diligence per prodotti come pelle per i sedili o gomma naturale degli pneumatici. Chi non si adegua rischia sanzioni pari al 4% del fatturato annuo.

«Le regole - afferma Lorenzo Solimene, partner Esg Climate change & sustainability services di Kpmg - sono complesse e l’applicazione può risultare difficile da parte di alcuni settori. L’eventuale anno in più consentirebbe alle imprese in ritardo di riuscirci senza affanno, ma sono necessari tempi e linee guida chiare per non ridursi all’ultimo minuto». Per applicare il regolamento, aggiunge, «servono fonti e dati affidabili e un flusso di informazioni dal sito di raccolta alla collocazione del prodotto sul mercato Ue, con una stretta interazione e collaborazione lungo tutta la catena del valore». E cambiamenti anche nella governance interna delle aziende dato che «l’adempimento richiede competenze sempre più multidisciplinari con il coinvolgimento non solo dei responsabili della sostenibilità ma anche e soprattutto di quelli del procurement, del legale e dell’area fiscale e doganale».

Le richieste di flessibilità

Un grande interrogativo sollevato dalle imprese è legato ai costi di adeguamento e al rischio che si trasferiscano sul consumatore finale. Lo scorso aprile Bruxelles ha tentato di attenuare l’impatto riducendo di circa un terzo le complessità burocratiche della due diligence con nuovi aggiornamenti tecnici ma le preoccupazioni degli addetti ai lavori restano. A luglio BusinessEurope, l’associazione delle imprese europee, ha auspicato ulteriori sforzi, mentre 18 Paesi (tra cui l’Italia), pur riconoscendo che il provvedimento «è una pietra miliare nella lotta alla deforestazione» hanno chiesto ulteriori semplificazioni. Nei giorni scorsi anche Confagricoltura e FederlegnoArredo hanno spinto per una sforbiciata delle regole. A offrire qualche spiraglio in questa direzione è l’Omnibus ambientale che la Commissione Ue ha preannunciato entro fine anno. La consultazione pubblica sulla revisione delle norme a difesa dell’ambiente avviata da Bruxelles lo scorso 22 luglio si è conclusa all’inizio di settembre con numerosi commenti anche sull’Eudr.

Le opportunità per le filiere

Nel frattempo il partner di Kpmg invita a non perdere di vista la vera sfida che a regime potrà diventare anche il punto di forza del regolamento: «La completa tracciabilità delle filiere produttive per garantire prodotti a deforestazione zero - conclude - potrà dare una spinta a una maggiore collaborazione all’interno della catena del valore con la nascita di nuove piattaforme integrate con i fornitori per trasformare l’impegno normativo in opportunità di posizionamento strategico e competitivo».

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