Def, debito oltre 3.000 miliardi di euro dal 2025. Giorgetti: «Puntiamo ad aggiustamento conti in 7 anni»
Per il ministro dell’Economia il futuro Piano strutturale di bilancio di medio termine da sottoporre all’Ue «non potrà che partire dai risultati già conseguiti con il Pnrr»
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Il governo punta a «concordare con la Commissione europea l’estensione a sette anni dell’aggiustamento di finanza pubblica» per mettere in debito in un sentiero di riduzione. E il futuro Piano strutturale di bilancio di medio termine da sottoporre all’Ue «non potrà che partire dai risultati già conseguiti con il Pnrr» consolidando gli investimenti e le riforme su transizione ecologica e digitale e rispondendo «alle esigenze di investimento della difesa e agli imprescindibili obiettivi di miglioramento dell’equità sociale e di ripresa demografica del Paese». Lo scrive il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’introduzione al Def.
Def, priorità al rifinanziamento del taglio del cuneo
Il Def riporta una stima delle cosiddette «politiche invariate per il prossimo triennio, all’interno delle quali sarà data priorità al rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro». Lo si legge nel Documento trasmesso alle Camere. «Nell’immediato, il Governo intende continuare nell’adozione di misure volte a intervenire sul profilo del deficit, migliorandolo ulteriormente anche attraverso una revisione della disciplina dei crediti d’imposta al fine di ricondurlo al di sotto del 3 per cento del Pil entro il 2026, come previsto nella Nadef. Tali azioni saranno rivolte a migliorare non solo i saldi di competenza, ma anche quelli di cassa, abbassando così il profilo del rapporto debito/Pil già nel breve periodo», prosegue il testo.
Debito oltre 3.000 miliardi di euro dal 2025
Il debito pubblico dell’Italia romperà la soglia psicologica dei 3.000 miliardi di euro a partire dall’anno prossimo. È quanto prevedono le tabelle del Def 2024, secondo cui dai 2.981 miliardi di euro attesi per quest’anno il passivo totale della Pa salirebbe a 3.110 miliardi nel 2025, a 3.224 miliardi nel 2026 e a 3.306 miliardi nel 2027, anno in cui inizierebbe una traiettoria discendente del rapporto debito/Pil.
La crescita migliora nonostante il quadro globale
«In avvio d’anno le prospettive economiche sembrano essersi orientate verso una fase di graduale rafforzamento della crescita, malgrado l’incertezza derivante da un contesto geopolitico in continua evoluzione» si legge ancora nel Documento di economia e finanza. «In un quadro di aumentata resilienza del sistema economico italiano, il rientro dell’inflazione e l’allentamento della politica monetaria dovrebbero supportare un incremento della domanda».
Pressione fiscale al 42,1% nel 2024, 42,4% nel 2025
«La pressione fiscale si riduce nel 2024 al 42,1% (dal 42,5% del 2023, ndr) per risalire nel 2025 al 42,4% e attestarsi su un livello lievemente inferiore nel biennio finale dell’arco previsivo». Lo si legge nella parte del Def dedicata ad ’Analisi e tendenze di finanza pubblica’. Le entrate totali delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil diminuiscono, nel 2024, di un punto percentuale rispetto al 2023, attestandosi al 46,8%, e sono previste in aumento nel 2025 di 0,3% punti percentuali e in diminuzione negli anni successivi, fino a raggiungere il 46,2% nel 2027. Le entrate tributarie sono stimate in progressiva riduzione, dal 29,6% del 2023 al 28,9% del 2027.







