Decreto sicurezza, sì al fermo preventivo e allo scudo penale allargato. Coltelli ai minori: multe ai genitori
Stretta su armi bianche e minori. Nuovi strumenti per la polizia: arriva il fermo nell’ambito degli eventi pubblici ma il pubblico ministero può ordinare il rilascio se ritiene che non ci siano le condizioni previste
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Nel Decreto legge Sicurezza varato oggi dal Consiglio dei ministri, dopo la limatura richiesta dal Quirinale, c’è una stretta che punta dritto a un nodo esplosivo: armi bianche e minori. L’idea è semplice e dura: non basta punire chi gira armato, bisogna tagliare l’accesso a monte - nei negozi, tra privati e soprattutto online.
Il porto fuori casa
Sul fronte del porto fuori casa, il testo alza il livello di rischio penale: chi, senza giustificato motivo, porta strumenti con lama affilata o appuntita oltre 8 centimetri rischia reclusione da sei mesi a tre anni. La stessa pena scatta anche per una serie di lame «tipizzate»: pieghevoli da 5 centimetri in su, «a un taglio e a punta acuta», con blocco, a scatto o apribili con una mano, comprese le «a farfalla» e quelle camuffate o occultate in altri oggetti. E non finisce qui: gli atti vanno al prefetto, che può aggiungere per fino a un anno misure come sospensione della patente o sospensione/divieto di conseguire il porto d’armi.
Il capitolo che fa più rumore è quello sui minorenni: se uno dei reati richiamati viene commesso da un under 18, scatta una sanzione amministrativa anche per chi esercita la responsabilità genitoriale, da 200 a 1.000 euro, decisa dal prefetto.
Vendita ai minori
Poi c’è la barriera sull’acquisto: vietato vendere o cedere ai minori di 18 anni strumenti da punta o taglio «atti ad offendere». Nei negozi scatta l’obbligo di chiedere un documento, salvo maggiore età evidente. Ma il divieto vale anche tra privati: non è solo una questione di commercio.
Il passaggio più moderno riguarda l’e-commerce: siti e piattaforme devono adottare verifiche efficaci della maggiore età prima di chiudere la vendita. Se non lo fanno, interviene Agcom: prima diffida con 30 giorni per mettersi in regola, poi - se non si adeguano - può arrivare il blocco del sito o della piattaforma finché non rientra tutto.








