Decreto Covid, confermate le misure su scuola e coprifuoco. Salta riapertura centri commerciali nel weekend
I governatori scrivono al presidente del Consiglio: incontriamoci prima di pubblicare il testo. Ma in serata arriva la firma del premier, Gelmini: check sulle misure ogni due settimane
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Il decreto legge Covid che regola le riaperture da lunedì 26 aprile è stato varato mercoledì in un Consiglio dei ministri durato appena mezz’ora ma la giornata successiva è stata molto lunga. Perché le Regioni hanno contestato le misure inserite nel provvedimento in particolare su orario del coprifuoco (confermato per le 22 ma che i “governatori” volevano esteso di un’ora) e la percentuale del ritorno in presenza a scuola. Il presidente della Conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga ha scritto una lettera al presidente del Consiglio con le istanze regionali e chiedendo un incontro prima che il provevdimento venisse varato. Richiesta ignorata: in serata è arrivato il testo firmato da Mario Draghi.
Ma la ministra agli Affari regionali, Mariastella Gelmini, ha assicurato: «Il coprifuoco non durerà fino al 31 luglio, e non vediamo l’ora di abolirlo. Ogni due settimane verrà fatto un check a tutte le misure previste dal decreto: il primo sarà a metà maggio».
Salta riapertura centri commerciali nel weekend
Non solo. Nel testo finale pubblicato in Gazzetta è saltato il riferimento alla riapertura dei centri commerciali nei fine settimana a partire dal 15 maggio. «È una scelta inaspettata e senza alcuna spiegazione», ha affermato il presidente di Federdistribuzione, Alberto Frausin.
Scuola: 70% in presenza ma con deroghe di fatto
Il punto che ha fatto più discutere è ancora quello della scuola. Il governo ha stabilito che fin da lunedì in zona gialla e arancione tutti i ragazzi delle elementari e delle medie saranno tra i banchi, mentre in quelle superiori la presenza sarà almeno al 70% e fino al 100%. In zona rossa tutti presenti fino alla terza media, mentre alle superiori l’attività in classe si svolgerà almeno al 50%.
Numeri contestati dalle Regioni. Nella trattativa con il Governo i presidenti regionali avevano indicato il 60% come tetto massimo raggiungibile per il rientro in classe degli studenti delle superiori, tenuto conto dei problemi sul fronte trasporti e del rischio che i ritorni in classe diano nuova linfa ai contagi. Massimiliano Fedriga, presidente della conferenza delle Regioni, ha parlato di una collaborazione “incrinata”: «In Consiglio dei ministri è stato cambiato un accordo siglato tra istituzioni e questo è un precedente molto grave, non credo sia mai successo».








