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Decarbonizzazione industriale: tre casi italiani a confronto

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L’industria italiana manifatturiera e delle costruzioni contribuisce per il 12,7% (dati ISPRA 2024) alle emissioni nazionali di gas serra. La strada verso la neutralità climatica passa attraverso soluzioni tecnologiche diverse: dall’autoproduzione fotovoltaica all’accumulo termico, dalle batterie di riuso alle forniture certificate. Enel ha sviluppato un approccio che si adatta al contesto produttivo di ogni settore: non solo fornitura di energia, ma co-sviluppo di soluzioni tecnologiche. Tre casi recenti ne mostrano la concreta applicazione.

Decarbonizzazione industriale: tre casi italiani a confronto

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La pressione degli obiettivi: cosa chiede l’Europa all’industria

Per i dati ISPRA, le emissioni delle industrie manifatturiere e delle costruzioni italiane sono calate del 49,9% dal 1990 al 2024: un risultato rilevante, ma insufficiente. Nel 2025, secondo l’analisi annuale ENEA, le emissioni totali italiane sono rimaste stazionarie: per centrare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) al 2030, il Paese dovrebbe ridurle del 6% ogni anno.

Il quadro normativo europeo, dal pacchetto Fit for 55 alla Legge europea sul clima, fissa la neutralità climatica al 2050 e accelera la pressione sui settori ad alta intensità energetica. Il governo ha risposto con il piano Transizione 5.0 che stanzia 4,3 miliardi di euro per digitalizzazione e decarbonizzazione produttiva.

In questo scenario, la decarbonizzazione industriale non può limitarsi al cambio di fornitore energetico: richiede strategie strutturate. Enel propone alle aziende percorsi di decarbonizzazione articolati su più livelli.

Il caso Rummo: fotovoltaico per autoconsumo

Tra i progetti spicca la partnership tra Enel e Rummo, storica azienda agroalimentare campana. L’accordo prevede la realizzazione di uno dei più grandi impianti fotovoltaici per autoconsumo industriale in Europa: circa 15.000 moduli prodotti da 3Sun, la Gigafactory del Gruppo Enel a Catania, con tecnologia proprietaria HJT CORE – H®, per una potenza complessiva di 9 MWp. La produzione stimata, tra i 15 e 17 GWh annui, coprirà il 65-75% del fabbisogno energetico dello stabilimento di Benevento, con un risparmio di emissioni stimato tra 3.500 e 4.000 tonnellate di CO₂ all’anno. In attesa della piena operatività, Rummo ha già attivato nel 2026 una fornitura 100% rinnovabile per il biennio 2026-2027, con l’obiettivo di decarbonizzare completamente il sito produttivo entro cinque anni.

Accumulo termico a sabbia: la prima applicazione industriale in Italia

Il sistema MGTES (Magaldi Green Thermal Energy Store), sviluppato da Magaldi in accordo con Enel, accumula energia rinnovabile sotto forma di calore in un letto di sabbia silicea e la restituisce come vapore a media temperatura (120-400°C), riducendo l’uso del gas nei processi produttivi. È il primo caso in Italia di accumulo termico applicato su scala industriale. L’impianto, realizzato per l’azienda alimentare I.GI, fornitrice del Gruppo Ferrero, nell’area industriale di Buccino (SA), ha una capacità di 7,5 MWh, e, secondo dati Enel, copre circa il 15% del fabbisogno termico aziendale e abbatte le emissioni di 500 tonnellate di CO₂ all’anno. Il sistema contribuisce anche alla stabilità della rete, compensando l’intermittenza delle fonti rinnovabili.

Batterie di seconda vita: il progetto Pioneer a Fiumicino

Il progetto Pioneer, inaugurato a maggio 2025 all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, è il più grande impianto di accumulo in Italia alimentato da batterie second-life: 762 batterie esauste provenienti da tre grandi brand automobilistici, integrate in un unico sistema grazie a un software di ottimizzazione avanzato. Realizzato con ADR - Aeroporti di Roma e co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Innovation Fund, Pioneer è connesso all’impianto fotovoltaico già presente a fianco alla pista n° 3, formando il più grande polo di autoconsumo di questo tipo in Europa. Citando dati Enel, il risparmio stimato è di 16.000 tonnellate di CO₂ in dieci anni.

Questo tipo di progetti, come i sistemi di accumulo come MGTES e Pioneer, agiscono anche su un altro tema chiave della transizione energetica: l’intermittenza delle rinnovabili, contribuendo a compensarla e possono al contempo offrire servizi di flessibilità alla rete, contribuendo così ad assicurare la stabilità del sistema elettrico.

La decarbonizzazione industriale diventa un vantaggio competitivo

Fotovoltaico, accumulo termico, batterie second life: soluzioni diverse per contesti diversi, che convergono su un risultato comune: riduzione misurabile delle emissioni e maggiore controllo sui costi energetici. Per le imprese italiane, l’accesso a energia rinnovabile, certificabile per i report ESG e quantificabile nei bilanci di carbonio, è un elemento sempre più importante per la competitività sui mercati internazionali e l’accesso ai capitali. Il 2030 non è lontano: le imprese che costruiscono oggi soluzioni strutturate si trovano in una posizione più solida rispetto a chi ancora non vede nella transizione un’opportunità.

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