Le critiche degli ispettori colpiscono tutti: i contributi del comitato rischi e controlli e quelli del collegio sindacale sono considerati «insufficienti»; nel primo caso perché «nell’affrontare le singole operazioni prima dei dibattiti consiliari ha sempre trascurato il rischio in esame»; in relazione al collegio sindacale, la critica riguarda il fatto che «non ha svolto autonomi approfondimenti». Infine «l’attività delle funzioni antiriciclaggio e internal auditing non è risultata incisiva né sufficientemente estesa».
Un passo indietro
A questo punto c’è da fare un passo indietro. I risultati dell’ispezione (vedi anche Il Sole 24 Ore del 21 maggio scorso) hanno già prodotto l’azzeramento dei vecchi vertici con l’uscita in particolare dell’amministratore delegato Emanuele Caniggia che ricopriva quella posizione dal 2014. Via anche i componenti del Cda e del collegio sindacale. La posizione di amministratore delegato è ancora vacante. Nominato invece venerdì scorso, assieme ai nuovi componenti degli organi di governance, anche il nuovo presidente, nella figura di Giancarlo Scotti, ex amministratore delegato di Cdp Real Asset e solido curriculum nell’ambiente dell’immobiliare italiano.
Nuovi fondi e commissioni
Sotto la lente degli ispettori sono finiti soprattutto i nuovi fondi istituiti dal 2022. Con una particolare attenzione sulle commissioni di performance.
«L’operatività connessa ad alcuni dei fondi di nuova istituzione – scrivono nel report – diverrebbe un driver rilevante delle rimunerazioni variabili dell’a.d. e di una serie di dipendenti coinvolti nel processo Aml (Anti-money laundering, Ndr) al raggiungimento degli obiettivi; ci si riferisce soprattutto ai benefici connessi alle cosiddette performance fee, previste dai regolamenti di gestione dei fondi, per le quali il Cda il 14 luglio 2022 ha approvato un piano che prevede, per una serie di fondi, la retrocessione di una parte di esse ai soggetti in questione».
In pratica, al Cda gli ispettori contestano in particolare di aver «frequentemente approvato l’avvio dell’operatività di nuovi fondi anche quando le analisi di adeguata verifica sui relativi sottoscrittori non si erano ancora concluse (n. 4 dei n. 7 fondi esaminati in sede ispettiva) e comunque sempre senza conoscere il profilo di rischio assegnato agli stessi, limitandosi a delegare genericamente all’a.d. e ai suoi collaboratori la gestione del successivo iter di perfezionamento delle delibere». E hanno aggiunto che sempre il Cda «non ha esaminato con il necessario spirito critico i report delle verifiche condotte dalla Funzione antiriciclaggio e la relazione annuale».