DeA Capital, Bankitalia esamina i fondi Alpha e Atlantic1
Sotto la lente due operazioni: l’ex Saipem e gli immobili di Via Lamaro-Via Crespi, quest’ultimi ceduti al fondo Generation del ceco Vitek. E Colliers corteggia Enpam per il fondo Ippocrate
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Cessioni di asset a prezzi ben al di sotto del valore di mercato o a personaggi sotto la lente dell’authority. Operazioni che fanno capo a due fondi immobiliari quotati: uno, Alpha, ancora listato; un altro, Atlantic 1, invece ormai chiuso. Non sono dunque soltanto le carenze relative al rispetto della normativa antiriciclaggio ad aver acceso il faro di Bankitalia sull’attività di DeA Capital Re Sgr, che hanno portato alle dimissioni dell’ex amministratore delegato Emanuele Caniggia, all’azzeramento di tutti gli organi di governance e alla nomina di un CdA, un collegio sindacale, del tutto nuovi e di un presidente di garanzia come Giancarlo Scotti.
Gli immobili di San Donato
Ad una più granulare lettura dell’esito dell’ispezione di Palazzo Koch, emerge che l’Autorità di vigilanza ha chiesto tra l’altro chiarimenti su un’operazione di cessione di immobili a terzi - già da tempo conclusa - a prezzi molto inferiori rispetto a quelli di acquisto avvenuto diversi anni prima. Immobili dismessi ma capaci, per anni, di generare flussi di cassa importanti, perché locati a una grande società. Questa operazione riguarda la cessione, nel settembre scorso, degli ultimi tre asset, ubicati a San Donato Milanese, da parte di Atlantic 1, il fondo immobiliare che era stato creato da First Atlantic Real Estate Sgr (prima delle successive fusioni con Dea Capital) nel giugno 2006 e quotato sul segmento Miv di Borsa Italiana ma definitivamente chiuso lo scorso 31 ottobre 2025.
I tre edifici cosiddetti “ex Saipem” - due destinati ad uffici e un terzo a mensa aziendale - sono stati acquistati, al termine di una gara, dalla società Mbs. Prezzo della cessione: 22 milioni di euro nonostante la società di valutazione del fondo - Praxi - avesse precedentemente dato un parere di non congruità del prezzo offerto, stimando i tre asset a un valore di mercato di oltre 89 milioni.
La vendita forzata
Nel documento di valutazione di Praxi del 9 settembre 2025, il valutatore spiegava che «il relativo importo pari a 22 milioni di euro pervenuti a seguito di una procedura competitiva finalizzata alla dismissione degli immobili, non possa essere ritenuta congrua, in quanto l’importo offerto risulta inferiore al valore di mercato e al valore di realizzo». Praxi però, nel documento, dà una spiegazione: «Il fondo Atlantic 1, proprietario degli immobili in oggetto, ha l’assoluta necessità di procedere a una vendita forzata in quanto è in liquidazione con scadenza non ulteriormente prorogabile al 31 ottobre 2025».
Il CdA di DeA Capital Re accettò dunque l’offerta vincolante e diede parere favorevole alla vendita. L’interrogativo però è il seguente: la data di scadenza del fondo era nota da tempo, la vendita dei tre edifici “ex Saipem” non poteva quindi essere organizzata in base a una tabella di marcia adeguata?








